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Domenica, 16 Gennaio 2022
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Georgevich l'ottimista: «Anche a Brindisi possiamo fare buone cose»

Deve davvero avere una passione fortissima per questo sport e per il mare, se anche in un pomeriggio freddo e col vento forte Livio Georgevich è come al solito nei locali del Circolo della Vela, tra i pochi uffici illuminati del porto turistico Marina di Brindisi, una struttura bellissima, che poteva essere un cuore pulsante della città ma non lo è mai diventato. Tranne che nei giorni del salone della nautica e in poche altre occasioni. È con Georgevich che iniziamo questo ciclo di interviste ad imprenditori e personaggi della società civile brindisina, a caccia di spunti, idee e riflessioni per un domani migliore. Alla ricerca di un filo d'ottimismo che in tempi come questi serve davvero tanto. E Georgevich è un ottimista per natura.

Deve davvero avere una passione fortissima per questo sport e per il mare, se anche in un pomeriggio freddo e col vento forte Livio Georgevich è come al solito nei locali del Circolo della Vela, tra i pochi uffici illuminati del porto turistico Marina di Brindisi, una struttura bellissima, che poteva essere un cuore pulsante della città ma non lo è mai diventato. Tranne che nei giorni del salone della nautica e in poche altre occasioni. È con Georgevich che iniziamo questo ciclo di interviste ad imprenditori e personaggi della società civile brindisina, a caccia di spunti, idee e riflessioni per un domani migliore. Alla ricerca di un filo d'ottimismo che in tempi come questi serve davvero tanto. E Georgevich è un ottimista per natura.

«È vero, lo sono sempre stato, anche nei momenti peggiori. Ma anche da qui, dal Circolo, ci accorgiamo di attraversare un brutto momento. Lo vediamo dalla gente che viene dall'estero per partecipare ai nostri eventi sportivi: quest'anno abbiamo avuto un calo di presenze. Nello stadio del vento abbiamo quattro eventi internazionali l'anno e nel 2012 abbiamo fatto fatica a riempirli tutti, perché i velisti che vi partecipavano hanno perso gli sponsor e non si possono più permettere di viaggiare. Ridimensioneremo un attimo il programma».

Ha mai pensato: se facessimo la regata a Bari o a Lecce avremmo meno problemi e più successo?
«Francamente non mi sono mai posto il problema. E non so se a Bari avremmo avuto la stessa eco. Di certo il buon Emiliano la regata ce la invidia».
Il Circolo della Vela è la dimostrazione che anche a Brindisi qualcosa di diverso si può costruire.
«In effetti oggi possiamo dirci orgogliosi. Se guardo indietro, a 28 anni fa, ricordo la prima edizione della Brindisi-Corfù, nata da un'idea dell'allora presidente della Lega Navale Italiana, Enzo Tosti: c'erano solo sette barche. Oggi quello che facciamo è noto in tutta Italia. Abbiamo portato a Brindisi un campionato del mondo e ci vengono riconosciute ottime capacità organizzative».
Il 2012 è stato un anno nero, ma non per la Brindisi-Corfù.
«In effetti ci attendevamo un calo di iscrizioni, e invece siamo andati in contro-tendenza: abbiamo battuto tutti i record».
Come ve lo spiegate?
«Accade perché il tipo di regata richiama la partecipazione degli armatori "normali", quelli con la loro barca e i "loro" equipaggi, che poi sono fatti essenzialmente dagli amici. Tutto sommato si tratta di una scampagnata, in un bel periodo e in due posti belli. Continueremo ad organizzare regate non per i pochi eletti ma per un range di regatanti molto più "familiari". È quel target di gente che ama andar per mare, ma lo deve poter fare senza grosse spese ed esasperazioni. Se avessimo voluto fare la "grande regata" ci saremmo rivolti solo a quei trenta-quaranta armatori italiani che hanno già le loro manifestazioni di riferimento. Pensi che già oggi abbiamo richieste dall'estero per il 2013, cosa mai accaduta prima».

Insomma, è uno dei pochi che può dire di aver avuto un buon 2012.

«È vero: il mio, il nostro 2012 è stato più che positivo. Anche la scuola vela ha avuto uno sviluppo notevole. Abbiamo iniziato due anni fa un progetto triennale e abbiamo già raggiunto risultati soddisfacenti, pur trattandosi di vela, uno sport "ingrato" per Brindisi, città dominata dal basket e a seguire dal calcio. Ma del resto la vela si svolge lontano dagli occhi della gente, quindi la fa solo chi ama il mare».

E forse è ancora vista come uno sport elitario. Non è così?
«Purtroppo sì, perché si pensa al fatto di dover possedere la barca. Ma la scuola vela si può fare con le nostre barche, quindi è uno sport per tutti, e anche i prezzi sono accessibili a tutti: si spende meno che in palestra. E questo è stato possibile grazie ai due sponsor, Enel e Banca popolare pugliese».
Al vostro fianco avete sempre avuto anche le istituzioni locali, cosa che in molti vi invidiano. Come avete fatto?
«È accaduto perché la Brindisi-Corfù è sentita come regata della città, non un evento promosso da un singolo».
A proposito di città, come la vede?
«Mi rendo conto che vivendola ogni giorno non si notano tante cose. La settimana scorsa è venuto qui mio figlio, che vive a Lugano da 25 anni, e mi ha chiesto il perché dei tanti negozi chiusi. È il segno di una situazione drammatica a cui noi magari ci siamo assuefatti. Nel suo insieme Brindisi è una città vivibile. Lo dico io che sono venuto da fuori e l'ho adottata. Certo non è il massimo per i giovani, ma è vivibile per la gente da una certa età in poi. Per i più giovani non c'è lavoro. E anche l'offerta culturale è scarsa».
Meglio andar via?
«Ma se si va via qui nulla cambia. Dire ai ragazzi "andate fuori e trovate la vostra strada" è più facile, ma non è giusto. Dovremmo pensare a come creare vocazioni per loro. È sbagliato cercarle nell'industria: abbiamo il turismo, la gastronomia, lo sport. È lì che dobbiamo puntare».

Il solito ottimista. Forse anche sognatore...

«Guardi, quando sono venuto a Brindisi, nel 1972, mio padre aveva una impresa piccola, che poi è cresciuta. Io feci uno stabilimento nuovo e all'inizio, per costruire le cabine elettriche, importavamo l'85% del materiale. Quando ho lasciato l'azienda, l'importazione era scesa al 25%. Quell'azienda esiste ancora e lavora molto. È la dimostrazione che anche qui si possono costruire cose buone. Come il Circolo della vela. Ma bisogna avere le idee e le persone giuste. E ricordarsi che Brindisi ha una risorsa non ancora sfruttata».
Quale?
«Il mare. Brindisi non ha mai avuto un vero rapporto col mare, perché la sua ricchezza è sempre stata la terra. Dunque non c'era la necessità di guardare al mare. Oggi cominciamo a renderci conto di cosa non abbiamo sfruttato. Io sono certo di una cosa: il nuovo lungomare rappresenterà una svolta importante per la città. E il fatto che a giugno 2013 è lì che si svolgeranno lo Snim, il Negramaro wine festival e la Brindisi-Corfù, potrà servire a creare qualcosa di veramente importante. Su cui però bisognerà continuare a lavorare negli anni a venire. Perché i fuochi di paglia lasciano il tempo che trovano».

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Fabio Mollica 20 dicembre 2012 08:15
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