L’addio a Pier Paolo Faggiano: “Un uomo taciturno, alla ricerca della verità”

CEGLIE MESSAPICA - L’ultimo saluto al giornalista Pier Paolo Faggiano: in tanti si sono stretti, nel pomeriggio di oggi, attorno a familiari e parenti. Un corteo silenzioso, sino alla Chiesa matrice, dove si sono svolti i funerali: “Un uomo taciturno e sincero, alla ricerca della verità”.

Pier Paolo Faggiano, sul luogo di un incidente stradale, per un servizio

CEGLIE MESSAPICA - L’ultimo saluto al giornalista Pier Paolo Faggiano: in tanti si sono stretti, nel pomeriggio di oggi, attorno a familiari e parenti. Un corteo silenzioso, sino alla Chiesa matrice, dove si sono svolti i funerali: “Un uomo taciturno e sincero, alla ricerca della verità”.

Così il parroco, don Gianni Caliandro, ha ricordato la figura del corrispondente da Ceglie Messapica de La Gazzetta del Mezzogiorno, suicidatosi martedì sera, impiccandosi a un albero nel giardino della sua abitazione, in cui viveva con la madre e un fratello.  Faggiano, poco prima di lasciarsi sopraffare dalla depressione, avrebbe lasciato una lettera in cui avrebbe  spiegato le motivazioni del gesto legate alle precarie condizioni lavorative. Il Consiglio comunale di Ceglie sempre nel pomeriggio di oggi, in apertura dei lavori dell'assemblea, ha osservato un minuto di silenzio, in memoria del giornalista.

Al dolore della comunità locale, si aggiunge quello del sindacato. Oggi si registra anche una presa di posizione dell’Ordine nazionale dei Giornalisti. La nota: “Ieri un collega ha deciso di togliersi la vita perché non riusciva a sopportare la  mortificazione di una precarietà che gli rubava i sogni e attentava alla sua passione per la verità da offrire ai cittadini. C’è sempre stato un dibattito sulla opportunità di dare la notizia dei suicidi, soprattutto quando le vittime sono giovani o giovanissimi e, per questo motivo, l’Ordine nazionale dei giornalisti non aveva fatto alcun commento pubblico. Ma è intollerabile che la risposta sostanziale della maggioranza parlamentare sia un incontro informale per recuperare la legge sulle intercettazioni perfino nella sua prima versione: un bavaglio maleodorante che si cerca di giustificare approfittando della pubblicazione di alcuni fiumi di intercettazioni telefoniche che fanno emergere scenari raccapriccianti tra affaristi e politici".

"Una risposta sana a quella tragedia sarebbe stata una immediata messa all’ordine del giorno, in sede legislativa, della proposta sull’equo compenso del lavoro giornalistico, finalizzata a sanzionare con la privazione dei contributi pubblici quegli editori che trattano i giornalisti come schiavi, approfittando di complicità analoghe a quelle dei “caporali” che sfruttano gli immigrati nelle campagne del Sud e nel mondo dell’edilizia. C’erano stati, a favore di questa proposta, un impegno pubblico del ministro della gioventù, Giorgia Meloni (maggio 2010) e uno davanti alle telecamere del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi (dicembre 2010). Da allora il silenzio. I colleghi continuano ad essere sfruttati da quei negrieri dei tempi moderni che ci sono tra gli editori che compensano i giornalisti con retribuzioni di pochi spiccioli di euro (anche 0,50 centesimi ad articolo, tasse comprese). E il Parlamento si occupa di altro, mentre la maggioranza pianifica non di colpire gli eccessi, ma di privare i cittadini del diritto alla verità. Il Presidente del Senato della Repubblica, Renato Schifani, quello della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini ritengono di poter fare qualcosa?”

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