Mucca pazza: caso sospetto in Campania, autopsia sarà eseguita al “Perrino”

BRINDISI – Saranno i medici legali brindisini a chiarire se il decesso di una anziana paziente, da alcune settimane ricoverata all'Ospedale "San Giuseppe Moscati" di Avellino, possa essere collegato alla variante umana della Creutzfeldt-Jakob: la malattia umana legata al consumo di carne di animali infetti ammalati di Bse (il cosiddetto morbo della mucca pazza). Elena Carraturo (settantatreenne, residente a Monteforte Irpino, sposata e con due figli) è deceduta nel pomeriggio di ieri, presso il nosocomio avellinese, dopo un lungo periodo di ricovero al reparto di Neurologia. La diagnosi dei sanitari campani non le aveva lasciato speranze: un caso raro, anzi rarissimo per l’Italia: encefalite spongiforme, ovvero virus della “mucca pazza”.

L'ospedale Perrino di Brindisi

BRINDISI – Saranno i medici legali brindisini a chiarire se il decesso di una anziana paziente, da alcune settimane ricoverata all'Ospedale "San Giuseppe Moscati" di Avellino, possa essere collegato alla variante umana della Creutzfeldt-Jakob: la malattia umana legata al consumo di carne di animali infetti ammalati di Bse (il cosiddetto morbo della mucca pazza). Elena Carraturo (settantatreenne, residente a Monteforte Irpino, sposata e con due figli) è deceduta nel pomeriggio di ieri, presso il nosocomio avellinese, dopo un lungo periodo di ricovero al reparto di Neurologia. La diagnosi dei sanitari campani non le aveva lasciato speranze: un caso raro, anzi rarissimo per l’Italia: encefalite spongiforme, ovvero virus della “mucca pazza”.

Le condizioni della donna si erano improvvisamente aggravate nel pomeriggio di ieri, inutili si sono rivelate cure e terapie a cui era stata sottoposta dai medici del reparto di malattie infettive dell'ospedale avellinese. L'autopsia verrà effettuata presso l'Ospedale “Perrino”, uno dei pochi centri sanitari presenti nel Mezzogiorno dove è possibile accertare post mortem i casi di Bse. Il corpo senza vita della settantatreenne è già stato trasferito questa mattina all'ospedale brindisino, per ulteriori esami, compresa un'autopsia particolare, al fine di accertare definitivamente la presenza o meno della rara malattia neurodegenerativa. I casi riscontrati di questo morbo sono sporadici, ragione per la quale una diagnosi è molto difficile da portare a termine.

Dal canto loro, le autorità sanitarie irpine e l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, diretto dal dottor Antonio Limone, chiariscono che non esiste alcun allarme contagio per i familiari e la popolazione. Secondo una possibile ipotesi, la donna potrebbe essere stata colpita da una variante del morbo, la cosiddetta encefalite da prione che ha aggredito il sistema nervoso dopo il consumo di carne infetta che potrebbe essere avvenuto anche moltissimi anni fa.

Il periodo di incubazione del morbo, infatti, è tutt'ora ignoto, ma svariate indagini inducono a sostenere che la malattia si presenta anche dopo decenni dal contagio. Le persone che ne sono colpite mostrano disturbi di tipo sensoriale, accusano forti dolori, perdita di memoria, movimenti involontari, fino a un vero e proprio stato demenziale, al mutismo e all'immobilità, fino alla morte. Ma sarà l’esame autoptico, appunto, affidato all'equipe del "Perrino", a fare definitivamente chiarezza sulle cause del decesso della sfortunata settantatreenne.

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