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Negozi truffa, altro colpo a Capobianco & Co: scatta un nuovo sequestro

SAN MARZANO (TARANTO) – Era intestato ad un ottantenne che sembra sia all’oscuro di ogni vicenda. Un prestanome tra i tanti utilizzati – secondo gli investigatori – per mettere al sicuro quello che sembra essere un vero e proprio “tesoro”: i negozi riconducibili a Giancarlo Capobianco, 46anni, arrestato il 28 dicembre scorso per associazione mafiosa (nell’ambito dell’operazione Last Minute, scaturita dalle dichiarazioni del pentito Ercole Penna). I carabinieri di Francavilla Fontana hanno apposto nuovi sigilli ad un capannone di circa 100 metri quadri a San Marzano, in provincia di Taranto. All'interno del negozio era stoccata merce, per un valore di circa 100 mila euro, che il “network della truffa”, con lo stesso sistema con cui aveva provveduto a gabbare fornitori da tutt’Italia aveva fatto arrivare per poi non pagare.

SAN MARZANO (TARANTO) - Era intestato ad un ottantenne che sembra sia all'oscuro di ogni vicenda. Un prestanome tra i tanti utilizzati - secondo gli investigatori - per mettere al sicuro quello che sembra essere un vero e proprio "tesoro": i negozi riconducibili a Giancarlo Capobianco, 46anni, arrestato il 28 dicembre scorso per associazione mafiosa (nell'ambito dell'operazione Last Minute, scaturita dalle dichiarazioni del pentito Ercole Penna). I carabinieri di Francavilla Fontana hanno apposto nuovi sigilli ad un capannone di circa 100 metri quadri a San Marzano, in provincia di Taranto. All'interno del negozio era stoccata merce, per un valore di circa 100 mila euro, che il "network della truffa", con lo stesso sistema con cui aveva provveduto a gabbare fornitori da tutt'Italia aveva fatto arrivare per poi non pagare.

Il capannone, che farebbe parte della catena di negozi "Outlet Casa", "Casa Più" e "Io casa" riconducibili a Capobianco è situato al centro della città, in via Chiantaro, all'interno i militari della stazione di Francavilla Fontana, guidati dal tenente Simone Clemente, hanno trovato bibite, detersivi e perfino un muletto. Nei giorni scorsi, era stato individuato un altro capannone alla zona industriale della Città degli Imperiali in cui erano stoccati articoli per la casa per un valore di circa 30 mila euro. Il sito, tuttavia, non apparteneva a nessuno delle dieci persone finora indagate per associazione a delinquere finalizzata alle truffe che ha condotto al sequestro di beni per oltre 25 milioni di euro su disposizione del procuratore capo Marco Di Napoli e del pubblico ministero Raffaele Casto.

Il provvedimento, è stato successivamente convalidato dal giudice delle indagini preliminari Valerio Fracassi. L'affare-casalinghi ruoterebbe attorno ad un meccanismo semplice ma efficace partito con l'apertura proprio di due esercizi a Francavilla Fontana. Una volta fidelizzati grossisti di tutta l'Italia ed incassata la fiducia dei fornitori all'ingrosso, Capobianco e Company erano passati alla seconda parte del piano, acquistando merce per mezzo di assegni post-datati. Prima che i titoli venissero portati all'incasso, le società emittenti chiudevano e i negozi abbassavano le serrande per scomparire nel nulla.

Oltre a Capobianco risultano indagati per questa vicenda l'imprenditore 43enne francavillese Vincenzo Di Castri (titolare della Ce.Re.Ca. srl, società che aveva rilevato vari supermercati sequestrati); Antonio Bellanova 32 anni di Brindisi; Cosimo Saracino (38 anni), Patrizia Cionfoli (35 anni), Vitalba Ciracì (33 anni), Cataldo Nardelli (33 anni), Antonio Rossi (32 anni titolare della Rossi distribuzione srl, società a cui era intestato una ltro deposito sequestrato alla zona industriale di Francavilla con dentro merce per 250 mila euro), tutti di Francavilla Fontana; Grazia Pesce (39 anni) di San Michele Salentino; Leonardo Ludovico (27 anni di Taranto).

Oltre una ventina tra negozi e capannoni sequestrati dai carabinieri della compagnia e dalla stazione di Francavilla Fontana - guidate rispettivamente dal capitano Fabio Guglielmone e Simone Clemente - nelle province di Brindisi, Taranto e Bari, che nel più stretto riserbo stanno facendo terra bruciata attorno ai beni del presunto boss della Scu "Zio Carlone" Capobianco il quale, secondo il pentito Ercole Penna sarebbe legato al clan dei mesagnesi Antonio Vitale e Massimo Pasimeni.

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