Processo New Deal, l’affondo della parte civile: “Loparco & Co, sodalizio mafioso”

OSTUNI - “Loparco & Co avevano determinato un sodalizio criminale, sino al consolidamento di un centro di potere autonomo finalizzato ad inquinare la vita democratica, politica ed economica della città, attraverso reiterate azioni intimidatorie. Un disegno criminale arginato e scompaginato grazie in primo luogo al coraggio del sindaco Domenico Tanzarella”. Questa, in sintesi, l’analisi dell’avvocato Donato Musa, illustrata stamane nell’aula Metrangolo del Tribunale di Brindisi, nel corso dell’udienza del Processo “New deal”, giunto alle battute finali. Per la Parte civile, dunque, (rappresentanta anche dagli avvocati Nunzia Semerano e Ennio Masiello), gli elementi probatori raccolti a carico degli imputati ed emersi durante il procedimento in corso, giustificano la sussistenza dell’associazione di stampo mafioso. Tesi contrastata, già in mattinata, dalla Difesa di Capone (avvocati Francesco Gentile e Laura Saponaro).

Palazzo di Giustizia

OSTUNI - “Loparco & Co avevano determinato un sodalizio criminale, sino  al consolidamento di un centro di potere autonomo finalizzato ad inquinare la vita democratica, politica ed economica della città, attraverso reiterate azioni intimidatorie. Un disegno criminale arginato e scompaginato grazie in primo luogo al coraggio del sindaco Domenico Tanzarella”. Questa, in sintesi, l’analisi dell’avvocato Donato Musa, illustrata stamane nell’aula Metrangolo del Tribunale di Brindisi, nel corso dell’udienza del Processo “New deal”, giunto alle battute finali. Per la Parte civile, dunque, (rappresentanta anche dagli avvocati Nunzia Semerano e Ennio Masiello), gli elementi probatori raccolti a carico degli imputati ed emersi durante il procedimento in corso, giustificano la sussistenza dell’associazione di stampo mafioso. Tesi contrastata, già in mattinata, dalla Difesa di Capone (avvocati Francesco Gentile e Laura Saponaro).

Il sostituto procuratore Milto De Nozza, nella requisitoria tenutasi il 26 gennaio scorso, aveva chiesto 32 anni di carcere complessivi: 12 anni per Denis Loparco (38enne), 10 anni per Alfredo Capone (52enne), 7 anni per Giovanni Basile (32enne) e 3 anni per Pierluigi Cisaria (42enne). Istanze di condanna sulle quali lo stesso Pm aveva chiesto al Giudice di valutare anche un eventuale aumento della pena. Contestualmente De Nozza aveva sollecitato l’assoluzione di Cisaria per quanto attiene il reato di associazione mafiosa (416 bis), e la riqualificazione del medesimo capo d’imputazione per Loparco, Capone e Basile, addebitando a questi ultimi l’associazione a delinquere semplice (416), ma pur sempre “aggravata” dal metodo mafioso. Metodo con il quale la Pubblica accusa ritiene siano stati minacciati politici, amministratori e imprenditori locali, vittime di attentati e svariati tentativi di estorsione.

Durante la Discussione, l’avvocato Musa è tornato più volte anche sui memoriali prodotti nei mesi scorsi da Loparco, contenenti accuse nei confronti del sindaco, del consigliere regionale Giovanni Epifani e delle altre parti lese: “Un cumulo di farneticazioni e calunnie, di cui ovviamente – ha sottolineato l’avvocato Musa - Loparco risponderà a parte. Non so quei manoscritti siano stati dettati da un regista. Ma se dovesse esistere per davvero, mi auguro (perché altrimenti sarebbe un folle autolesionista) che tale suggeritore sia estraneo alle aule Giudiziarie e al mondo della Politica”.

La parte civile, intanto, ha depositato le richieste risarcitorie. Somme simboliche, che verrebbero devolute al Comune, perché siano destinate alla realizzazione di opere pubbliche sul territorio di Ostuni. Il prossimo 23 febbraio si torna in aula. La parola passerà ai difensori di Loparco (Giovanni Zaccaria e Elvia Belmonte), Basile (Gianvito Lillo) e Cisaria (avvocati Aldo e Mario Guagliani). Quindi la sentenza del Collegio, presieduto dal Giudice Gabriele Perna.

Le manette a Loparco & co scattarono il primo aprile 2009, a seguito di una ordinanza cautelare emessa dal Gip Ettore Aprile sulla scorta di una operazione (New deal) partita dalla Dda di Lecce. Nell’arco di un anno, a partire dal 4 marzo 2008, il gruppetto, stando alle accuse, si sarebbe reso responsabile di circa 30 episodi criminosi, a danno di politici, amministratori e imprenditori del posto.

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