A 91 anni, 14 ore in barella per un letto

SAN PIETRO VERNOTICO – I tagli alla sanità continuano a creare disservizi e disagi negli ospedali del Brindisino. Ieri un’anziana donna di San Pietro Vernotico, Lucia Fina di 91 anni, affetta da problemi cardiaci, è rimasta sulla barella della sala d’attesa del Pronto Soccorso, in attesa di un posto letto, per 14 ore, riparata dal freddo da una coperta portata dai familiari, senza cure igieniche e senza cibo, in compagnia di degenti con ogni genere di patologia.

Il Pronto Soccorso dell'ospedale Perrino

SAN PIETRO VERNOTICO – I tagli alla sanità continuano a creare disservizi e disagi negli ospedali del Brindisino. Ieri un’anziana donna di San Pietro Vernotico,  Lucia Fina di 91 anni, affetta da problemi cardiaci, è rimasta sulla barella della sala d’attesa del Pronto Soccorso, in attesa di un posto letto, per 14 ore, riparata dal freddo da una coperta portata dai familiari, senza cure igieniche e senza cibo, in compagnia di degenti con ogni genere di patologia.

A rischio, quindi, di contrarre infezioni o malattie virali.  Dall’una di notte alle 15. Solo nel pomeriggio, dopo un’estenuante attesa, è stata trasferita dall’ospedale del capoluogo nel reparto di geriatria dell’ospedale Melli di San Pietro Vernotico. L’anziana sanpietrana era stata trasportata al Pronto Soccorso del Perrino perché colpita da forti dolori al petto. Dopo una visita domiciliare da parte del sanitario di turno della guardia medica, richiesta dai congiunti dell’anziana, un’ambulanza del 118, contattata proprio del dottore, ha trasportato la donna al Perrino per essere sottoposta a tutti gli accertamenti del caso.

Le sue condizioni non erano gravi ma la paziente ultranovantenne necessitava di ulteriori controlli per scongiurare eventuali conseguenze peggiori. A quell’età il fisico è così fragile che qualunque tipo di complicazione può diventare fatale. Una volta giunta nella sala d’attesa (intorno all’una del mattino), però è iniziata la sua odissea. Lucia è stata depositata in una sala affollata su una barella (per lei non c’erano coperte, le hanno procurate i familiari), insieme ad altri degenti affetti da diverse patologie, anch’essi avvolti in plaid portati dai parenti.

L’avanzata età, la sua corporatura esile e la stanchezza sul suo viso non sono serviti per guadagnarle la precedenza. Non era un codice rosso e, di conseguenza, secondo le disposizioni del servizio “Triage”, poteva tranquillamente attendere il suo turno. Così è stato. Il Pronto Soccorso era strapieno di sofferenti di tutte le età e non si poteva di certo dare la precedenza a una novantenne.

Dopo più di un’ora di attesa, l’anziana è stata sottoposta a visita medica e poi a tutti gli esami del sangue necessari per diagnosticare la sua patologia. Esami che si sarebbero dovuti ripetere (per prassi) allo scadere delle 4 o 6 ore dopo il primo prelievo. Intorno alle 8 del mattino quindi. Nel reparto di cardiologia, però, non c’erano posti letto e l’anziana signora nonostante la disapprovazione dei parenti, è stata parcheggiata  nuovamente in sala d’attesa con la promessa che subito dopo il risultato degli esami del sangue sarebbe stata collocata in qualche reparto.

Non c’erano alternative. I famosi “tagli alla sanità” sono la ragione brandita da tutti i medici e infermieri che si trovano a dover gestire questo genere di situazioni. Se non ci sono posti letto si possono pestare i piedi all’infinito, la soluzione è sempre la stessa: attendere su una barella le dimissioni di qualche degente in qualche reparto di tutto il territorio brindisino.

Alle dieci del mattino dopo un’intera notte in bianco, nessuno aveva ancora dato notizie sulla sorte che attendeva la 91enne sanpietrana. Le radiografie al torace, cui era stata sottoposta poche ore prima, le avevano riscontrato un principio di broncopolmonite ma, anche in questo caso, non c’erano posti letto. Né al nosocomio brindisino, né in quelli dei paesi limitrofi. Ai parenti della 91enne è stato chiesto di aspettare ulteriormente nella sala d’attesa nella speranza che si liberasse qualche posto letto in qualche ospedale della zona. Fino alle 13, però, ancora, nulla.

Nel frattempo Lucia aveva fatto colazione con il latte fornito dal distributore automatico di caffè e cappuccini, ed era stata lavata alla meno peggio dalla figlia, in un angolo riparato della sala “Triage”. Naturalmente le sollecitazioni da parte dei figli non sono servite a nulla: per tutta la durata della sua permanenza al Pronto Soccorso (ben 14 ore) l’anziana donna su una barella da diverse ore ormai e anche affetta da un principio di broncopolmonite non ha ricevuto alcun servizio eccetto gli accertamenti descritti. Per questo livello di sanità pubblica, solo un codice.

Lucia Fina ha potuto finalmente riposare in un letto comodo e mangiare solo intorno alle 16, quando, in seguito alla dimissione di un altro degente, si è liberato un posto nel reparto di geriatria del paese dove vive. L’ennesima prova che le stime sui bisogni della sanità pubblica in questo territorio, particolarmente nella cura della fase acuta, sono davvero fuori dalla realtà. Lo hanno denunciato gli stessi medici e i sindacati, lo dimostrano vicende come quella appena descritta. Una tra tante.

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