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Allarme sanità: con il Piano di rientro, a Brindisi un centinaio di medici in meno

BRINDISI – Il grido d'allarme del presidente dell'Ordine dei Medici di Brindisi è preciso e circostanziato: con il Piano di rientro sanitario così come sarà approvato, Brindisi rischia di ritrovarsi con un centinaio di medici ospedalieri in meno, da qui sino alla fine del 2012.

BRINDISI - Il grido d'allarme del presidente dell'Ordine dei Medici di Brindisi è preciso e circostanziato: con il Piano di rientro sanitario così come sarà approvato, Brindisi rischia di ritrovarsi con un centinaio di medici ospedalieri in meno, da qui sino alla fine del 2012.

A spiegarlo chiaramente è Emanuele Vinci, che oltre a presiedere l'Ordine provinciale è anche direttore sanitario dell'Asl: "La situazione è molto grave, e dipende dal blocco del turn-over imposto dal Piano di rientro". In sostanza, se il turn-over permetteva che ogni unità che andava in pensione potesse essere sostituita subito con un'altra, ora i posti rimarranno vuoti. Si parla, per chiarezza, non di medici di base ma di dipendenti del servizio sanitario pubblico.

"Impossibile fare una stima precisa - afferma Vinci - ma calcolando la media registrata ogni anno, si può dedurre che da qui fino al 31 dicembre 2012 dovrebbero andare in pensione non meno di 80 unità". Si potrebbe arrivare anche a un centinaio di medici: da qui, si percepisce chiaramente la difficoltà del contesto che verrebbe a crearsi in termini di risorse umane e di possibilità di rispondere alle esigenze dell'utenza.

"E' prevista anche - aggiunge il direttore sanitario - la chiusura di duemila posti letto in tutta la Puglia, il che significa che se fino a qualche tempo fa era possibile ospitare alcuni pazienti nei centri più piccoli, questo diverrà sempre più raro, e saranno i grandi ospedali ad accogliere un maggior numero di persone. Ebbene, non solo non ci viene data la disponibilità, così come sarebbe stato opportuno, di nuove unità ma addirittura ci vengono tolte. Non ci riusciamo nemmeno a mantenere intatto l'esistente".

Preoccupazioni, queste, che saranno girate alla Regione venerdì pomeriggio, nel corso di un incontro promosso con tutti i presidenti provinciali dell'Ordine pugliesi e con i rappresentanti dei sindacati dei medici. La richiesta, va da sé, sarà quella di un tavolo di contrattazione, "perchè - spiega Vinci - il sistema sanitario locale non può assolutamente reggere il blocco assoluto". Si tratta, d'altra parte, di un problema che tocca l'intero panorama regionale: la quota stimata di unità pensionabili nei prossimi due anni è di 600 persone circa in tutta la Puglia, e con il blocco del turn-over non ci sarà certamente spazio per altrettanti nuovi ingressi. Ma se il problema è assai sentito in tutta la Puglia, nella provincia di Brindisi rischia di assumere effetti devastanti, anche perchè a differenza, per esempio, di città come Bari e Lecce, nelle quali è possibile fare riferimento a diverse cliniche private, nel capoluogo brindisino ve ne è una sola. Con il risultato inevitabile che, in fatto di assistenza sanitaria, tanta gente continuerà a rivolgersi al settore pubblico. Che, a queste condizioni, rischierebbe di non riuscire più a gestire le tante richieste. Venerdì l'incontro, pur nella consapevolezza che la spesa sanitaria sia stata fortemente ridimensionata per decisioni del governo centrale, e non prese a Bari. Ugualmente, comunque, le parti in causa punteranno al tavolo di concertazione.

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