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Apre la piscina artolesi al Casale

BRINDISI – Lieto fine per la piscina per artolesi del quartiere Casale. Pronta dal 2006 e mai entrata in funzione nonostante le numerose inchieste giornalistiche contro quello che sembrava profilarsi come uno spreco di risorse pubbliche oltre che uno schiaffo agli utenti del territorio che hanno dovuto “emigrare” per anni a dispetto del fatto di avere una struttura del genere a portata di mano sotto casa.

BRINDISI - Lieto fine per la piscina per artolesi del quartiere Casale. Pronta dal 2006 e mai entrata in funzione nonostante le numerose inchieste giornalistiche contro quello che sembrava profilarsi come uno spreco di risorse pubbliche oltre che uno schiaffo agli utenti del territorio che hanno dovuto "emigrare" per anni a dispetto del fatto di avere una struttura del genere a portata di mano sotto casa.

Contro il muro di gomma delle amministrazioni pubbliche succedutesi negli anni, incapaci di aprire al pubblico la struttura, non erano nemmeno bastati i famigerati provoloni consegnati da Fabio e Mingo per conto della nota trasmissione "Striscia la notizia" a Comune ed Asl. Finalmente l'empasse si è sbloccata con la Delibera Commissariale del 26 marzo scorso con cui l'amministrazione comunale ha affidato, mediante concessione, alla società "Palaia Sport Medicine srl" di Squinzano, la gestione della piscina terapeutica di via Nicola Brandi.

"A seguito di 2 esperimenti di gara andati deserti - spiega una nota diffusa dal commissario prefettizio Bruno Pezzuto - è stata attivata, a norma del vigente codice dei contratti, procedura negoziata, sulla base del medesimo capitolato dell'evidenza pubblica, tra i soggetti che hanno manifestato interesse. Oltre alla suddetta ditta, che ha accettato integralmente le condizioni del precedente bando, era pervenuta una proposta della Fondazione San Raffaele di Roma che ha rinunciato alla trattativa non ritenendo di aderire alla clausola temporale dell'affidamento per dieci anni, ed in assenza della possibilità di recesso per il conduttore durante i primi 3 anni".

Il concessionario, oltre a dover corrispondere un canone annuo di 15.000 euro, è tenuto a gestire la struttura in ogni suo aspetto, con i relativi oneri economici a proprio carico, ed è tenuto a garantire le manutenzioni, ordinaria e straordinaria. Inoltre dovrà fornire le prestazioni a prezzi inferiori di almeno il 20% alle categorie svantaggiate di utenti. La speranza è che sia la volta buona e che la struttura, costata milioni di euro, possa finalmente decollare fornendo un servizio utile al territorio.

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