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Giovedì, 2 Dicembre 2021
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Per i nuovi assenteisti al via iter disciplinare, per quelli di via Dalmazia altro mese di stop

CAROVIGNO - Procedimento disciplinare avviato a tempo di record per gli uni, i presunti assenteisti dell’istituto psicopedagogico Nicola Del Prete di Carovigno, sospensione per un altro mese (che si somma ai due già inflitti dal Riesame) per gli altri, i colleghi di via Dalmazia. Lo annuncia il direttore generale della Asl Rodolfo Rollo, risoluto a porre fine una volta per tutte ai magheggi dei dipendenti, che potrebbero costringere la direzione sanitaria a inaugurare uno stato di polizia all’interno di presidi ospedalieri e ambulatoriali: “Abbiamo avviato seduta stante il procedimento disciplinare a carico dei nuovi indagati e prorogato la sospensione per gli altri. Questo andazzo deve finire, e speriamo che le forze dell’ordine e la magistratura ci aiutino come stanno facendo. Perché la gente deve capire che prendere per il naso il proprio dirigente non chiude la storia”, chiosa Rollo, stanco di scandali.

CAROVIGNO - Procedimento disciplinare avviato a tempo di record per gli uni, i presunti assenteisti dell'istituto psicopedagogico Nicola Del Prete di Carovigno, sospensione per un altro mese (che si somma ai due già inflitti dal Riesame) per gli altri, i colleghi di via Dalmazia. Lo annuncia il direttore generale della Asl Rodolfo Rollo, risoluto a porre fine una volta per tutte ai magheggi dei dipendenti, che potrebbero costringere la direzione sanitaria a inaugurare uno stato di polizia all'interno di presidi ospedalieri e ambulatoriali: "Abbiamo avviato seduta stante il procedimento disciplinare a carico dei nuovi indagati e prorogato la sospensione per gli altri. Questo andazzo deve finire, e speriamo che le forze dell'ordine e la magistratura ci aiutino come stanno facendo. Perché la gente deve capire che prendere per il naso il proprio dirigente non chiude la storia", chiosa Rollo, stanco di scandali.

La reazione del direttore generale fa il paio con la richiesta, da parte del vice procuratore aggiunto Nicolangelo Ghizzardi, di sospendere dal servizio tutti i dipendenti della Asl in forza all'istituto psico-pedagogico Nicola Del Prete di Carovigno. La decisione spetta al giudice per le indagini preliminari Eva Toscani, di fronte a cui gli indagati per truffa al sistema sanitario nazionale compariranno il 15 e il 16 febbraio prossimi.

Storia gemella a quella scoperchiata il 15 novembre scorso dai carabinieri del Nas di Taranto, che portò agli arresti domiciliari 26 (su un totale di 69 indagati) fra medici, infermieri, assistenti tecnici e ausiliarie addette alle pulizie. E' fra questi che si annidano i 32 (oltre ai 24 dipendenti reclusi ai domiciliari, otto persone per le quali la procura chiese la sola sospensione dal servizio) in stand by per altri trenta giorni. L'accusa, anche in quel caso, era di assenteismo, che tradotto vale per ipotesi di truffa.

Secondo l'impianto accusatorio imbastito dalla procura, il sistema della «repubblica indipendente di via Dalmazia» era stato perfettamente clonato dai colleghi dell'istituto psico-pedagogico carovignese. Gli uomini della guardia di finanza di Ostuni al comando del capitano Antonio Martina, dal canto loro, hanno adottato il medesimo sistema di indagine dei carabinieri, sommando ai servizi tradizionali di osservazione e pedinamento, le riprese effettuate da una microtelecamera nascosta e puntata sull'orologio marcatempo, dove i dipendenti sono tenuti a marcare il badge in entrata e in uscita.

Le immagini riprese dal mese di ottobre 2009 ad aprile dell'anno successivo, costituiscono il carico pesante dell'impianto accusatorio. I filmati impressi sulla telecamera digitale immortalano i dipendenti mentre escono dalla struttura, proprio nelle ore in cui secondo il cartellino si sarebbero dovuti trovare (anzi, si trovavano) sul posto di lavoro. Con precisione svizzera, è il caso di dire, per ciascuno degli imputati sono stati segnalati orari di entrata e di uscita reali, e marcature fittizie, con evidenti discrasie fra gli uni e gli altri. In molti casi gli assenteisti, veri o presunti, si avvalevano della complicità di colleghi. In qualche caso di persone estranee alla struttura, come nell'unico episodio contestato alla dirigente psicologa Anna Termite.

E' il 20 ottobre del 2010 quando la dottoressa, dipendente del dipartimento salute mentale di Ceglie Messapica, distaccata presso l'istituto di Carovigno, fa timbrare il proprio cartellino presso l'apposito orologio marcatempo dalla cognata. La presunta complice è, sempre secondo l'accusa, la bibliotecaria del Comune di San Vito dei Normanni, Maria Natalizia D'Agnano. L'accusa, per il vice procuratore Ghizzardi, è la seguente: «In concorso tra loro, inducevano in errore l'amministrazione di appartenenza della Termite che si procurava un ingiusto vantaggio patrimoniale pari alla retribuzione indebitamente percepita per il periodo di tempo corrispondente all'abusiva assenza dal luogo di lavoro con correlativo danno della Asl».

Lo stesso vale per la D'Agnano contro il Comune. Si tratterebbe, in una parola, di truffa, ipotesi di reato ancora tutta da dimostrare. Identico capo di imputazione pende sul resto degli indagati, ripresi uno ad uno durante tutto il periodo oggetto dell'inchiesta. Il maggior numero di episodi registrati, quattro ciascuno, gravano sull'assistente sociale Rosella De Lillo, dipendente del dipartimento handicap (si chiama ancora così, ndr) e sulla terapista di riabilitazione Margherita Suma, che si sarebbero assentate in quattro episodi consecutivi, a testa. Il 13 aprile dello scorso anno, per esempio, secondo il cartellino l'assistente sociale si trova sul posto di lavoro dalle 7,27 alle 13,31. Falso, dice il magistrato inquirente, «in quanto si allontanava dal luogo di lavoro dalle 11,50 alle 12,45 senza un formale permesso del diretto superiore gerarchico e senza procedere alla marcatura d'uscita».

La differenza sostanziale rispetto al caso brindisino di via Dalmazia, sta nel fatto che a Carovigno le assenze duravano al massimo per qualche ora e non per intere giornate come nel distretto sanitario del capoluogo, dove qualche medico arrivava a timbrare in entrata per poi abbandonare il posto di lavoro a oltranza, accogliendo regolarmente i pazienti nello studio privato. Guadagnando doppio, in sostanza, a tutto danno del sistema sanitario pubblico, determinando fra l'altro l'inaccettabile effetto collaterale di una crescita abnorme delle liste d'attesa: fino a 420 giorni per un esame senologico. Le indagini, in questo caso, sono state chiuse a tempo di record, si attende di sapere adesso le decisioni del tribunale in merito alla richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pubblico ministero Adele Ferraro.

La differenza fra il primo e il secondo caso, sta dunque tutta nella quantità delle assenze, da cui la differente misura richiesta dalla procura. Se nella prima retata anti-assenteismo, in ventisei finirono ai domiciliari, nel caso di specie il vice procuratore aggiunto chiede la sola sospensione dal servizio, per un periodo la cui durata sarà determinata dal giudice per le indagini preliminari Eva Toscani, a patto che la richiesta venga accolta.

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