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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
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Riordino sanitario, Fiore incontra i sindaci: "Chiudono gli ospedali di Ceglie e Cisternino"

BRINDISI – Ogni decisione sembra a questo punto irremovibile: con il piano di riordino sanitario, scompariranno gli ospedali di Ceglie e Cisternino, ed altri “tagli” sono previsti nelle strutture di tutta la provincia di Brindisi.

BRINDISI - Ogni decisione sembra a questo punto irremovibile: con il piano di riordino sanitario, scompariranno gli ospedali di Ceglie e Cisternino, ed altri "tagli" sono previsti nelle strutture di tutta la provincia di Brindisi.

A comunicarlo questa mattina nella conferenza dei sindaci svoltasi questa mattina presso la biblioteca provinciale di Brindisi è stato l'assessore regionale alla Sanità Tommaso Fiore. I primi cittadini hanno preso atto delle novità in arrivo, e in regime di ridimensionamenti a farne prima le spese saranno proprio gli ospedali di Cisternino e Ceglie (quest'ultimo diventerà una Residenza Sanitaria Assistenziale). "Capisco le proteste, anche se in parte le trovo eccessive, considerato che stiamo parlando di comuni piccoli", ha detto l'assessore, commentando il fatto che all'esterno della biblioteca ci fossero diversi cittadini cegliesi che protestavano con tanto di striscioni per la chiusura dell'ospedale cittadino. "In ogni caso - ha proseguito Fiore -, ci siamo accorti che esistono nell'intera provincia spese considerate eccessive in ambito sanitario. Faccio un esempio: esiste una convenzione con una ditta esterna che si occupa di assistenza domiciliare integrata, e che svolge lo stesso servizio presso la provincia di Treviso, che ha più o meno lo stesso numero degli abitanti della provincia di Brindisi. Ebbene, da indagini fatte ci siamo accorti che a Treviso la ditta svolge 1300 prestazioni annuali di Adi, mentre a Brindisi ve ne sono 4400. Mi sembrano francamente troppe, e dal paragone è evidente la sproporzione".

Se il sindaco di Cisternino Luigi Convertini parla di "decisione ingiustificata, perchè in nome di una politica del risparmio tutta da valutare, vengono aperte nuove lungodegenze, e se ne chiudono altre, come la nostra, che esiste da anni", ancora più polemica è la posizione del sindaco di Ceglie Messapica Luigi Caroli, che parla di ripetuti attacchi nei confronti della città che rappresenta: "Prima con la dieta mediterranea, ora con l'ospedale", commenta. "Non so, sembra quasi che Ceglie sia scomoda a qualcuno, e non ne capisco i motivi. Sarà perchè abbiamo registrato un eccezionale afflusso di turisti con l'estate cegliese a danno di altri? Non lo so. Ma assisto a decisioni incomprensibili, come quella della chiusura della nostra struttura ospedaliera. E non ho ancora capito nemmeno i criteri, visto che si parla di penalizzare i centri piccoli, ma allora non si spiega l'attuale posizione, con tutto il rispetto, dell'ospedale di San Pietro Vernotico. Il messaggio è: chi batte più forte i pugni vince? Io però sono stanco, siamo ormai abbandonati dalla Regione, dalla Provincia e dall'Apt, questa mattina ero l'unico sindaco giunto a Brindisi con l'auto personale. Ma bisogna piantarla con il considerare Ceglie un'enclave".

Più tranquillo è invece il primo cittadino di Ostuni Domenico Tanzarella, che giudicando molto positivo il confronto tra assessore e sindaci - nell'incontro organizzato dall'Anci - non vede problemi di ridimensionamento per l'ospedale della sua città. "Anzi - afferma -, qualora non dovesse essere realizzato un unico ospedale per Ostuni, Fasano e Cisternino, il nostro continuerebbe ad essere un punto di riferimento per il nord brindisino".

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