Precarie, stabilizzate e ora licenziate

BRINDISI – Un assaggio degli effetti devastanti della sentenza 68/2011 della Corte Costituzionale, e delle successive norme regionali varate in applicazione della stessa, sono il licenziamento da parte della Asl di Brindisi di otto terapiste della riabilitazione altamente qualificate, che così passano dal precariato, all’illusione breve della stabilizzazione, alla perdita completa del posto di lavoro.

La sede della Asl di Brindisi

BRINDISI - Un assaggio degli effetti devastanti della sentenza 68/2011 della Corte Costituzionale, e delle successive norme regionali varate in applicazione della stessa, sono il licenziamento da parte della Asl di Brindisi di otto terapiste della riabilitazione altamente qualificate, che così passano dal precariato, all'illusione breve della stabilizzazione, alla perdita completa del posto di lavoro.

La lettera di licenziamento è dell'1 agosto, e fa riferimento alla legge regionale del 15 luglio 2011, che doveva porre riparo alla dichiarata incostituzionalità dell'articolo 16 sesto comma della legge sulla stabilizzazione dei precari nella sanità pugliese, la numero 4 del 2010. L'origine dei licenziamenti è dunque l'impugnazione della norma salva-precari da parte del governo, ma le otto fisioterapiste dei servizi Adi, Riabilitazione Oncologica, Riabilitazione Respiratoria, Lungodegenza riabilitativa chiedono alla stessa Regione Puglia "dove sono le misure che erano state garantite per consentire alle vittime dell' art.16 comma 3 e dell'art. 20 della Legge Regionale n.4 2010 almeno di restare precari ma lavorare".

E' questo il paradosso più grande: ora non c'è più neppure il posto di lavoro a tempo determinato. Infatti, le lavoratrici che hanno ricevuta la lettera l'1 agosto e che non avevano neppure concluso i 36 mesi del contratto originario sono state mandate a casa, e alcune di loro "hanno ricevuto in questi giorni una lettera del direttore del personale in cui si specifica che nel periodo che intercorre dal 9 marzo 2011 data della sentenza della Corte Costituzionale , alla data del licenziamento non verrà calcolato il Tfr e quindi di conseguenza tredicesima ferie, eccetera. Quindi alla beffa anche l'inganno le fisioterapiste che hanno lavorato ma per la Asl non hanno prodotto diritti ma solo doveri. Forse fra qualche giorno reclameranno la restituzione degli stipendi".

Gli effetti diretti sul servizio sono stati pesanti. "Gli ambulatori di Riabilitazione pneumologica e Riabilitazione Oncologica sono rimasti chiusi tutta l'estate e i pazienti rimandati indietro, con le agende a tutt'oggi chiuse. Vane le rassicurazioni ai parenti di questi pazienti che a luglio hanno reclamato il servizio ed ai quali erano stati assicurati i Lea (livelli essenziali di assistenza, obbligatori per legge, ndr) per il periodo estivo: a tutt'oggi i servizi sono chiusi", denunciano le lavoratrici licenziate.

Ma un altro aspetto sconcertante della vicenda riguarda le professionalità acquisite dalle fisioterapiste e ciò che la stessa Asl aveva ottenuto grazie a ciò: "Quel che è peggio è che le fisioterapiste che si occupavano di pazienti con insufficienza respiratoria e patologie oncologiche avevano acquisito competenze specifiche e si erano formate con corsi di formazione altamente specializzati - dicono le persone interessate - contribuendo alla certificazione di qualità che la Asl vanta nel servizio pneumologico: quest'ultima è stata ottenuta con alta specializzazione delle fisioterapiste licenziate non di quelle che verranno. Infatti questo personale verrà sostituito frettolosamente a settembre con colleghe che non hanno queste competenze e che non potranno essere formate in pochi giorni, a discapito del servizio reso a pazienti con condizioni patologiche specifiche".

La Regione deve affrontare alla ripresa di settembre questa delicata partita, perché non è certo solo questa la conseguenza del contenzioso con il governo nazionale in tema di occupazione e di servizi nella sanità pugliese.

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