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Assistenza anziani, igiene mentale e tagli: crisi e proteste

E’ sempre la famosa storia dell’assistenza territoriale che dovrebbe sostenere, sostituendola, quella ospedaliera. Intanto i tagli agli ospedali si fanno, ma per quanto riguarda la definizione della rete dei servizi socio-sanitari orizzontali le verifiche sono ancora in corso

E’ sempre la famosa storia dell’assistenza territoriale che dovrebbe sostenere, sostituendola, quella ospedaliera. Intanto i tagli agli ospedali si fanno, ma per quanto riguarda la definizione della rete dei servizi socio-sanitari orizzontali le verifiche sono ancora in corso, sia sull’adeguatezza delle strutture esistenti e sulla qualità del servizio, che su diritto delle persone ivi curate all’accesso a tali prestazioni.

Ci sono stati e ci sono scandali in Italia, sui servizi affidati a terzi dalla Asl, ma non si può neppure prolungare eccessivamente il tempo dei controlli e la definizione di indici e per l’erogazione dei  Lea mettendo in crisi chi assiste e, soprattutto, gli assistiti.

Accade che il sindacato Cobas riceva una lettera dalla società che gestisce la Casa per la Vita di Mesagne chiamata  il “Genio della follia”, una casa famiglia che ospita persone con disagio mentale di bassa e media intensità, e che con tale lettera la società avverta il sindacato stesso  della chiusura delle attività  dall’ 1 luglio 2016  lasciando a casa  i sei lavoratori attualmente impegnati .

“La società lamenta  grosse difficoltà economiche  dovute  a comportamenti non proprio corretti da parte della Asl”, sostiene il Cobas. “L’aspetto ancor più grave di questa situazione è che questa   scelta potrebbe essere seguita a giorni da altre Case per la Vita, disponibili a seguire l’esempio di quella di Mesagne”. Ciò costituisce secondo il Cobas “una miscela pericolosa che rischia di esplodere mettendo a repentaglio la delicata situazione di tanta gente con disagio mentale  e di tanti operatori fino ad oggi occupati”.

Pertanto è stato dichiarato lo stato di agitazione del settore delle Case per la Vita e chiesto un incontro urgente con la direzione Asl. “Intanto la società che gestisce la struttura di Mesagne ci scrive lamentando non solo il mancato adeguamento della prevista nuova retta giornaliera ma addirittura ricevendo  ancora, su decisione della Asl,  l’80% di quella vecchia”. In pratica, la società è nella impossibilità di pagare i dipendenti “e di mantenere decorosamente in piedi la stessa struttura, da ciò la decisione della stessa  di chiudere”.

“Dall’altra i responsabili della Asl del settore ci avevano assicurato che la situazione si sarebbe normalizzata nel giro di qualche mese per l’adeguamento della nuova tariffa e che la decisione di erogare solo l’80 % della vecchia tariffa era momentanea , dovuta  a dei controlli che la Asl stava realizzando per verificare la qualità delle strutture. Una sorta di misura cautelativa giusta allora, ma  i controlli sono finiti da un pezzo” .

“Il Cobas  dichiarò ai dirigenti Asl del settore che qualche eventuale mela marcia doveva  essere sbattuta fuori. Il Cobas spera quindi di incontrare nei prossimi giorni la direzione Asl allo scopo di trovare eventuali soluzioni che servano a dare  serenità agli utenti delle strutture e agli operatori”.

Serenità che continua a mancare nella Rssa Pinto Cerasino di Ostuni, che assiste una quarantina di anziani molti dei quali affetti anche da Alzheimer, ma riceve dalla Regione Puglia attraverso la Asl la copertura economica solo per 17 unità. Nei giorni scorsi, dopo cinque mesi senza stipendi, una delegazione della cooperativa Orizzonti che gestisce la Residenza socio sanitaria per anziani Pinto Cerasino aveva incontrato sindaco e assessore comunale ai Servizi sociali, al fine di ottenere un incontro tecnico con la Regione.

Obiettivo dell’incontro, ottenere una revisione della legge del 2006 che fissa gli indici a 7 su mille abitanti, mentre il trend di invecchiamento della popolazione è in costante aumento. Invece alla Rssa di Ostuni è arrivata, assieme alla liquidazione delle fatture per le rette di gennaio, febbraio e marzo 2016, anche una richiesta di note di credito per le fatture, inoltrate dalla cooperativa, per altri 22 anziani comunque assistiti nella struttura del Pinto, “in quanto privi di autorizzazioni  - scrive la Asl - così come previste dal regolamento aziendale approvato con Deliberazione DG n. 1551 del 17.08.2013”.

In pratica, la cooperativa Orizzonti deve giustificare, revocandole, quelle stesse fatture per l’assistenza prestata agli anziani “non riconosciuti” dal sistema sanitario, ai sensi del regolamento della Asl di Brindisi. Quindi tra chi aspettava un cenno di disponibilità della Regione Puglia, ad esaminare una situazione concreta di esclusione dai Livelli essenziali di assistenza di anziani comunque bisognosi, l’amarezza cresce.

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