Ospedale, Giovani Pd: "No ai tagli"

OSTUNI - Sul tema dei tagli alla Sanità e sul ridimensionamento del nosocomio cittadino, tornano a far sentire la loro voce i Giovani Pd. E stavolta lo fanno attraverso una lettera aperta indirizzata a Sergio Blasi (Segretario regionale Pd Puglia), al vice presidente della Giunta regionale Loredana Capone e agli assessori regionali Elena Gentile (Welfare), Guglielmo Minervini (Trasporti), Michele Pelillo (Bilancio), Fabiano Amati (Opere pubbliche), Ida Maria Dentamaro (Sud e Federalismo). “Auspichiamo - si legge tra le righe - un incontro con voi per poter costruire un tavolo di confronto nel merito, perché riteniamo il Pd soprattutto il Partito del dialogo e della concertazione, in un'ottica di comprensione delle evidenti necessità della popolazione".

L'ospedale di Ostuni

OSTUNI - Sul tema dei tagli alla Sanità e sul ridimensionamento del nosocomio cittadino, tornano a far sentire la loro voce i Giovani Pd. E stavolta lo fanno attraverso una lettera aperta indirizzata a Sergio Blasi (Segretario regionale Pd Puglia), al vice presidente della Giunta regionale Loredana Capone e agli assessori regionali Elena Gentile (Welfare), Guglielmo Minervini (Trasporti), Michele Pelillo (Bilancio), Fabiano Amati (Opere pubbliche), Ida Maria Dentamaro (Sud e Federalismo). "Auspichiamo - si legge tra le righe - un incontro con voi per poter costruire un tavolo di confronto nel merito, perché riteniamo il Pd soprattutto il Partito del dialogo e della concertazione, in un'ottica di comprensione delle evidenti necessità della popolazione".

"Chiediamo di annullare la delibera sul piano di rientro/bis da voi approvata, per dare voce alle istanze di una comunità locale che, pensando ai propri figli, ai propri giovani, alle esigenze dei singoli, chiede di tornare al progetto iniziale, che vedeva l'ospedale di Ostuni come centro di una vera attività di rilancio dell'edilizia ospedaliera e dei servizi essenziali sanitari alla persona". Questye le richieste, dunque. A seguire il testo integrale del documento a firma dei giovani Pd: Giuseppe Tagliente, Antonio Suma, Giuseppe Giannotti, Fabio Giorgino, Giuseppe Moro, Luca Dell'atti, Donato Polignino, Bartolomeo Punzi E Girolamo Lavecchia.

Ciò che ci accingiamo a raccontarvi non è la storia di un alto e fortificato campanile eretto sulle colline ostunesi difeso strenuamente dagli abitanti e dalla classe dirigente locale in una logica di mera conservazione dello status quo. Non vogliamo raccontarvi la storia di una città in rivolta per una causa fine a se stessa. Vogliamo condividere con voi, in questo momento di preoccupazione e disagio, le ragioni di una comunità che, oggi più che mai, tenta in qualsiasi modo di interloquire con i propri rappresentanti istituzionali.

Sentiamo il bisogno di mostrare i principi, le necessità, i motivi che animano una battaglia che diventa quotidianamente più dura e sentita per tutti gli uomini, tutte le donne e tutti i giovani che credono che la salute sia un diritto fondamentale posto a tutela di ogni essere umano. L'articolo 32 della nostra meravigliosa Costituzione sancisce il dovere, da parte delle istituzioni, di garantire la salute come fondamentale diritto dell'individuo ed interesse della collettività.

Pur essendo un diritto finanziariamente condizionato, a causa dei costi ingenti del comparto sanità ai fini dell'erogazione dei servizi essenziali delle prestazioni sanitarie, connesse alla cura e alla prevenzione delle patologie, nonché all'assistenza medica generale e specialistica, la salute resta un diritto fondamentale, da garantire, tutelare e difendere. Le strutture ospedaliere, i reparti e le branche mediche e chirurgiche, le strutture distrettuali ed ambulatoriali sono parte integrante di un sistema-salute, mezzo operativo per la tutela della persona. Ostuni è il comune del nord brindisino nel quale la regione e la Asl hanno investito ingenti risorse, convinti dell'importanza della sua posizione a livello logistico e strutturale.

Tutto è partito dalla ristrutturazione del primo plesso dell'ex sanatorio "Tanzarella", sito nei pressi della ss16 che collega Ostuni a Fasano. Le intenzioni della Asl/Br e della rispettiva Direzione Generale erano quelle di costituire un polo ambulatoriale distaccato dalla struttura ospedaliera centrale, che potesse essere sede di attività medico-ambulatoriale intramoenia. Dopo quasi due anni dall'ultimazione dei lavori, in quella sede non vi è l'ombra degli ambulatori. Questi sono lasciati vuoti ed incustoditi, nonostante i quasi 800 mila euro spesi per la ristrutturazione complessiva. In contemporanea, nell'area dell'Ospedale Civile della città, erano bloccati i lavori per la costruzione di una nuova ala, a causa di complesse vicende burocratiche rispetto alle quali non vogliamo addentrarci, onde evitare di amplificare ulteriormente polemiche e scontri.

Anche per la nuova ala della struttura ospedaliera sono stati investiti circa 6 milioni di euro, senza però portare a risultati concreti e visibili, se non nei limiti della visibilità della struttura cantierizzata, ma non ancora ultimata. Con il nuovo piano di rientro/bis approvato negli ultimi giorni, e lo spostamento del reparto materno-infantile della struttura ostunese a Francavilla Fontana, è come se si avesse deciso di ignorare quelli che sono stati i passi di una strategia dello sviluppo di un centro ospedaliero che è possibile ampliare, rendere più funzionale ed efficiente con un investimento di risorse pari ad una somma assolutamente minore rispetto a quella prospettata per l'ipotetica realizzazione di un nuovo ospedale del nord brindisino, idea tutt'altro che definita nei progetti, nei costi, e nei tempi di realizzazione.

A questo si deve aggiungere l'ulteriore taglio del numero dei posti letto che rende il nosocomio a rischio chiusura nell'anno a venire, quando le autorità regionali saranno molto probabilmente costrette a prendere in seria considerazione la possibilità di chiudere definitivamente le strutture sanitarie con meno di 120 posti letto. A fronte di questa situazione difficile, l'ascolto ed il coinvolgimento delle comunità locali, la partecipazione attiva dei cittadini alle scelte strategiche non può che tramutarsi in realtà e buona pratica.

Dinanzi a scelte strategiche come queste, dalle quali possono dipendere il rispetto e la tutela dei diritti individuali, non si può omettere un confronto con chi è protagonista in questo settore, sia in qualità di operatore, che di utente o sia esso rappresentante istituzionale. Si tratta di questioni delicate che interessano anche le future generazioni di operatori ed utenti che un giorno dovranno confrontarsi con questa realtà. Negli ultimi anni abbiamo assistito alla concretizzazione degli effetti del blocco del turn over, che ha penalizzato giovani laureati in discipline sanitarie e messo in ginocchio l'organizzazione e la distribuzione del personale in molti centri ospedalieri.

Non vogliamo che ancora una volta a pagare sia la gente comune, perché, a prescindere dalle considerazioni tecniche, viviamo un momento storico in cui la pressione fiscale gravante sulla collettività supera le soglie dell'umana sopportazione, in cui l'ingente quantità di soldi versati nelle casse pubbliche obbliga le istituzioni a dare delle risposte serie in termini di servizi. Non si può affermare che immaginare l'ospedale ostunese come un centro ospedaliero di livello intermedio sia stato un sogno voluto da pochi, perché non è così, ed anche tutti i consiglieri regionali del Pd ne erano consapevoli, a prescindere dalle posizioni che negli ultimi tempi si sono differenziate.

Guardiamo a monte, al progetto iniziale, quello che vedeva Ostuni come centro di una struttura ospedaliera da ampliare e rinnovare, servente della comunità nord brindisina, completo e funzionale nella conformazione dei reparti e nel numero di posti letto disponibili. Non si tratta di logica campanilistica, ma di economia, efficienza ed efficacia di cui qualsiasi azione amministrativa deve essere caratterizzata. Parliamo di recupero e rilancio dell'esistente, in un'ottica di superamento delle cieche logiche campanilistiche, consapevoli della logistica e della funzionalità di un plesso, come quello ostunese, fondamentale per tutta la collettività.

La zona nord della provincia di Brindisi, da Fasano e Cisternino, passando per Ostuni e Carovigno, gode di un flusso turistico ingente durante l'anno, in particolar modo nei periodi estivi. Immaginare di privare quest'area di un ospedale completo e funzionale significherebbe riconoscere di essere lontani dalla realtà. Disconoscere la rilevanza, per tutto quanto scritto finora, del nosocomio ostunese in una logica di salvaguardia degli investimenti già effettuati e di sfruttamento intelligente e celere delle strutture esistenti, vorrebbe dire quasi ignorare i sacrifici che tutti i cittadini sostengono per concorrere alla spesa pubblica.

Auspichiamo, quindi, a fronte di queste semplici considerazioni, un incontro con voi per poter costruire un tavolo di confronto nel merito, perché riteniamo il Pd soprattutto il Partito del dialogo e della concertazione, in un'ottica di comprensione delle evidenti necessità della popolazione. Chiediamo di annullare la delibera sul piano di rientro/bis da voi approvata, per dare voce alle istanze di una comunità locale che, pensando ai propri figli, ai propri giovani, alle esigenze dei singoli, chiede di tornare al progetto iniziale, che vedeva l'ospedale di Ostuni come centro di una vera attività di rilancio dell'edilizia ospedaliera e dei servizi essenziali sanitari alla persona.

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