Violenza ginecologica: donne a confronto

BRINDISI - Mettere al mondo un bambino non sempre è impresa naturale e tranquilla come dovrebbe essere. Un parto, a volte, può trasformarsi in un vero e proprio incubo. Ecco, arrivato il momento di parlare di violenza ostetrica e ginecologica.

Una locandina del documentario 'Freedom for birth'

BRINDISI - Mettere al mondo un bambino non sempre è impresa naturale e tranquilla come dovrebbe essere. Un parto, a volte, può trasformarsi in un vero e proprio incubo. Ecco, arrivato il momento di parlare di violenza ostetrica e ginecologica. Si tratta di un fenomeno molto diffuso, ma preso poco in considerazione perché spesso sconosciuto: si riflette di rado su ciò che accade negli ospedali quando una donna è in procinto di partorire.

Se un tempo la nascita apparteneva a un contesto intimo e femminile, oggi, si assiste facilmente ad una totale espropriazione del parto e della gravidanza in un contesto asettico e medicalizzato. Sostanzialmente e paradossalmente, la nascita da miracolo della vita si è trasformata in un'incognita di morte, da controllare e monitorare, un prodotto da inserire in un protocollo. Spogliata della sua funzione di detentrice del mistero della nascita e della sua aurea di potenza vivificatrice, la donna è diventata soggetto passivo da gestire: la paura prende il sopravvento sull'amore e l'evento prezioso si trasforma, pertanto, in un trauma.

La violenza ostetrica e ginecologica molto pericolosa per la salute della mamma e del bambino, lo è ancora di più perché oggi non è riconosciuta: non avendo gli strumenti di comprensione relativi al parto, spesso, la società è complice inconsapevole nella violazione del corpo e della psiche della donna e di suo figlio.

Un argomento molto delicato e importante che ha bisogno di essere approfondito affinché la nascita torni ad essere un evento speciale e non un incubo. Per questo, quale migliore occasione è l'incontro di lunedì prossimo, 23 dicembre, alle 18, promosso dal collettivo femminista "Maistarezitte" che si svolgerà nella sede di via dei Gracchi, 41 durante la quale verrà proiettato il documentario "Freedom for birth" di Toni Harman e Alex Wakeford. Un breve film incentrato sul caso dell'ostetrica ungherese Agnes Geréb accusata e condannata alla detenzione per aver assistito delle donne che avevano scelto di partorire nella propria casa .

Una di queste donne, Anna Ternovszky, ha portato la vicenda all'attenzione della Corte Europea dei Diritti Umani, vincendo una battaglia che permette a tutte le madri, oggi, in tutta Europa, di scegliere come partorire: un passo fondamentale nella storia del diritto e della libertà femminile. "Freedom for birth" rappresenta un punto di partenza per raccontare la verità circa la nascita e la violazione dei diritti della donna durante il parto. Parteciperanno all'iniziativa Claudia Mencaroni, attivista contro la violenza ostetrica e ginecologica e Alessandra Battisti, avvocato del Foro di Roma, impegnata nella tutela dei diritti umani delle donne in gravidanza, parto e maternità.

Quante donne possono dire di aver voluto il parto che volevano? Questo il quesito della discussione. Dati alla mano, oggi è possibile constatare che in Italia circa il 40% delle donne partorisce con un intervento chirurgico, nella maggior parte dei casi, senza una reale necessità. I numeri sono allarmanti anche a proposito di episiotomie (incisione chirurgica del perineo, lateralmente alla vagina per allargare il canale del parto, ndr), manovre ostetriche e ginecologiche proibite i molti paesi d'Europa e praticate, invece, senza indicazioni.

"Le prassi ospedaliere pericolose, invasive per madre e bambino, perpetrate di routine e considerate la norma, spesso non lo sono - spiega Claudia Mencaroni -. Dopo la mia esperienza personale, dopo aver vissuto il parto come un incubo, ho deciso di approfondire questo argomento e ho scoperto che quello che accade negli ospedali non sempre è normale. Il parto cesareo, ormai molto diffuso, se è fatto senza indicazioni terapeutiche, rappresenta una forma di violenza così come lo è l'induzione del parto con ossitocina per velocizzare la nascita del bambino".

"Non convinciamoci di quello che accade, di quello che sentiamo: non si muore a causa di un evento della vita naturale, fisiologico. Se una donna in gravidanza è curata, è sostenuta adeguatamente e in un certo modo, può partorire tranquillamente. Ecco perché - conclude la Mencaroni - è importante combattere una vera e propria battaglia su questo fronte, sono inganni che si sviluppano quotidianamente. Io voglio anche essere ingenua e pensare che oggi tale fenomeno lo conoscono solo in pochi, ma proprio in virtù di ciò credo fortemente sia necessaria un'azione tempestiva di promozione e di sensibilizzazione".

 

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