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Brindisi prepara il Consalexit, mentre il popolo chiede più birra

L’aria era cupa, il 14 luglio del 2015, su Palazzo di Città. Mentre il brindisino medio era indaffarato a dibattere i grandi temi mondiali, dalla crisi greca ai danni provocati dal Battiti Live a due pezzi di parquet (cosa che avrebbe provocato un ulteriore slittamento di 8 anni del fine lavori sul lungomare), la giunta comunale si riuniva in gran segreto per varare il Consalexit

L’aria era cupa, il 14 luglio del 2015, su Palazzo di Città. Mentre il brindisino medio era indaffarato a dibattere i grandi temi mondiali, dalla crisi greca ai danni provocati dal Battiti Live a due pezzi di parquet (cosa che avrebbe provocato un ulteriore slittamento di 8 anni del fine lavori sul lungomare), la giunta comunale si riuniva in gran segreto per varare il Consalexit.

Restavano però molti dubbi sul vero significato dell’operazione: l’opposizione sperava in una cacciata a calci in culo di sindaco e assessori, la maggioranza la intendeva invece come una strategia per uscire dalla crisi di consenso e farsi trovare pronta per la prossima campagna elettorale.

Lo stesso primo cittadino però non pareva così convinto della fattibilità del Consalexit, infatti appena entrato in sala giunta esclamò: «Se devo vincere la guerra con queste facce stiamo freschi». Evidentemente non credeva molto nelle competenze dei suoi compagni di viaggio, che pure erano stati selezionati sulla base di… vabbé, lasciamo perdere. La riunione di giunta iniziò con due ore di ritardo, perché tutti aspettavano il vicesindaco, poi l’usciere Tonino Tara ricordò al sindaco che il vicesindaco non esisteva più, o quanto meno non era stato ancora nominato.

Fu in quel momento che un assessore, di cui Consales e perfino la città ignoravano nome, cognome e soprattutto curriculum, si propose come vice. Lo fece con fare mellifluo, ma la risposta di Mimmo fu lapalissiana: «Non sono ancora riuscito a capire come ho fatto a nominarti assessore, figuriamoci se ti faccio pure vice… È vero che stiamo nella merda, ma a tutto c’è un limite».

Dal cortile di Palazzo Nervegna intanto si udivano, sempre più incalzanti, le urla dei cittadini. «Sono i disoccupati? O gli ambientalisti?», chiese il sindaco. Rispose Luperti, che ormai aveva assunto una certa esperienza e riconosceva i protestanti dalle loro urla: «È un gruppo di cittadini che chiede il rimborso dei ticket non consumati del Negroamaro Wine Festival».

La Lomartire prese la situazione in mano, si affacciò alla finestra con fare suadente, allargò le braccia e gridò loro: «Tranquilli, domani sarete rimborsati, basta che non fate storie per l’aumento della Tari, giusto un ritocchino del 15%». I rivoltosi applaudirono e tornarono a casa festanti, non prima di aver preteso il selfie d’ordinanza con l’assessore. Un rivoltoso volle baciarla e promise: «Se salviamo il Brindisi e ci date una festa della birra al mese, puoi aumentarmi le tasse anche di 10.000 euro l’anno».

Consales riprese in mano la situazione: «Ordine del giorno?». Il capo di gabinetto elencò una serie di problematiche: «Macchina burocratica che non funziona, scarsità di fondi, torce che sfiammano, Cnr che parla di morti da inquinamento, cantieri che non chiudono mai, e infine le erbacce in via Anime, dove c’è la redazione di Agenda Brindisi». Tra un caffè e un aperitivo, e dopo scontri animati e qualche parola grossa, la giunta decise all’unanimità di affrontare l’emergenza più importante, e subito il personale della Multiservizi fu inviato vicino casa di Antonio Celeste a ripulire i marciapiedi.

La pulizia di via Anime non fu l’unico affidamento alla società ormai decotta. Nell’estremo tentativo di portare a termine il salvataggio della Multiservizi, Consales decise di affidare alla società partecipata i seguenti servizi: carico e scarico delle buste della spesa dei cittadini, parcheggi abusivi lungo la costa e all’ospedale Perrino (per gli abusivi veri si sarebbe trovata una soluzione), lavaggio delle auto, dog-sitting e baby-sitting (anche se in molti non capirono di cosa esattamente si trattasse).

La seduta fu dunque aggiornata, perché gli assessori erano ormai stremati. Ma uscendo dalla sala Consales notò un viso che vedeva per la prima volta: «E tu che ci fai qui?». «Come che ci faccio? Mi hai nominato assessore due mesi fa, non ricordi?», fu la risposta dell’assessore, che iniziò a pensare che la sua esperienza volgesse ormai al termine.

Consales chiese scusa: «Sai com’è, ne ho nominati talmente tanti che faccio fatica a ricordarvi tutti». Era talmente tanta la fiducia che il primo cittadino riponeva nel suo collaboratore, che lo salutò augurandogli buon lavoro: «E mi raccomando, non mi far fare figure di merda».

Mentre a Brindisi le cose andavano a gonfie vele, a Mesagne davano dimostrazione di essere ancora più avanti coi tempi, tanto che i due consiglieri comunali superstiti del Pd furono relegati direttamente nei banchi della destra (anche per aver rifiutato un selfie sottomissorio con Toni Matarrelli), e la destra assieme a quelli che occupavano i banchi della sinistra…vabbè, lasciamo stare.

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