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Anche noi siamo e saremo "Charlie"

Si può ridere di tutto, perfino della morte. Anche ai funerali c’è sempre qualcuno pronto a fare una battuta, e qualcun altro pronto a raccoglierla. È nella natura umana. Che piaccia o no. Nei secoli si è riso di tutti, dei tiranni e di Dio, di capi di Stato, sindaci e assessori

Si può ridere di tutto, perfino della morte. Anche ai funerali c’è sempre qualcuno pronto a fare una battuta, e qualcun altro pronto a raccoglierla. È nella natura umana. Che piaccia o no. Nei secoli si è riso di tutti, dei tiranni e di Dio, di capi di Stato, sindaci e assessori. La satira può non piacere. Quella sui difetti fisici (che si tratti di Brunetta o dell’obesità di Spadolini) è stupida e scontata; quella sulla religione può scatenare rancori e polemiche; quella sulla politica può far perdere il lavoro (oppure farlo aumentare). Ma la satira è satira: si accetta così com’è. E ovunque essa è impedita non c’è democrazia e non c’è libertà.

Je suis Charlie 5-2Il fatto che oggi qualche demente sia arrivato ad uccidere per delle vignette, blasfeme o islamofobe che fossero, dimostra, come ha scritto Bernand Erlich in una delle vignette che pubblichiamo qui, che “il mondo è talmente grave che perfino quella dell’umorista è divenuta una professione a rischio”. La strage parigina potrebbe rivelarsi un suicidio, perché avrà come effetto la pubblicazione e la duplicazione in milioni di copie di vignette che nessuno avrebbe mai visto. E perché, come ha detto Michele Serra, è un attacco alle libertà, non solo alla libertà di satira, e dunque innescherà una risposta senza precedenti da parte dell’opinione pubblica occidentale.

Una risposta armata, forse, ma prima ancora (e cosa ben più importante) una risposta della ragione al fanatismo religioso. Ecco, se ci sono delle armi da imbracciare subito, ora, oggi e domani, sono quelle del cervello, della penna e della matite. “A tomar las armas companeros!” (“Alle armi, compagni”), ha scritto Francisco J. Olea, sopra un mitra composto da pennarelli, matite, gomma, temperamatite e squadretta.

Je suis Charlie 4-2Perché la terza guerra mondiale da vincere non è contro un popolo o una religione, ma contro il fanatismo e l’ignoranza, l’arroganza e il bigottismo. Anche quello di quei pochi che magari diranno che i “colleghi” di Charlie Hebdo se la sono cercata. “Je suis Charlie”. Tutti dobbiamo sentirci Charlie. Perché i prossimi Charlie potremmo essere noi. E c’è poco da ridere. Questo Satyricon triste è dedicato a quanti oggi hanno perso la vita per un disegno. E a quanti l’hanno persa per difendere i vignettisti e il loro diritto a disegnare.

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