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Giovedì, 27 Gennaio 2022
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Auguri a Bobo Aprile. Ora smettila di rompere le scatole con 'sto megafono...

Bobo Aprile ha appena spento le candeline. Non soffiando, ma gridando: «Anche le torte con la panna sono un simbolo del capitalismo!». Rendiamo omaggio a questa figura leggendaria e quasi mitologica, raccontando alcuni suoi momenti di vita. Epica.

Roberto Bobo Aprile, è un personaggio strano. Qualcuno sostiene che in realtà non esista, qualcun altro pensa che sia un avatar. Sul suo profilo facebook c?è scritto che è nato nel 1955, ma le candeline che ha spento due giorni fa riportavano il numero 71. Peraltro le ha spente alla sua maniera: non ha soffiato, ma ha gridato "anche le torte con la panna sono un simbolo del capitalismo?. Una sola cosa è certa, di Bobo: con il suo megafono, ha rotto le palle ad almeno tre generazioni di brindisini. Ecco perché oggi Satyricon rende omaggio alla sua leggendaria figura.

1945. La guerra era appena finita, e Bobo Aprile decise di scendere in piazza per difendere i soldati rimasti senza lavoro. «Non è giusto lasciarli in mezzo alla strada. Mandiamo i nostri ragazzi a Cuba, a sostenere la lotta di Fidel Castro per la tutela delle olive nere del Machu Pichu».

1960. Bobo fu il primo a difendere i diritti dei lavoratori della Fiat e un giorno, mentre Gianni Agnelli gli passava davanti, gridò al megafono: «Non è giusto costringere questi poveri uomini a produrre ogni giorno queste auto di merda!». La storia della Fiat dimostrò che in effetti Bobo non aveva tutti i torti...

1973. Iniziavano ad emergere i primi segnali di ambientalismo, ma Bobo all?epoca non era ancora convinto dell?originalità del fenomeno, così con un paio di amici macellai andò a protestare contro un picchetto del neonato gruppo nazifascista denominato ?Amanti delle insalate?. Imbracciò il megafono, fece l?occhiolino ai suoi due discepoli e disse: «Che palle sti pomodorini, e fatevelo un cazzo di kebab». Anche i macellai lo guardarono un po? straniti: all?epoca infatti il kebab non era ancora sbarcato in Italia, ma Bobo lo aveva già conosciuto durante le sue guerre di liberazione dei turchi dagli israeliani, nel secondo secolo dopo Cristo.

1984. Erano gli anni peggiori della nostra vita. Imperversavano i paninari e i Duran Duran, era dunque evidente che il mondo stesse per crollare a pezzi. Bobo tentò di salvarlo, istituendo a Brindisi, nell?allora centro sociale di via Santa Chiara, il ?Festival della Musica Vera?. Erano previsti concerti dei Doors e dei Pynk Floyd, ma la polizia fece irruzione prima ancora che la musica partisse. Secondo Bobo & Friends c?erano già almeno 100mila persone. Per la questura invece c?erano solo 1200 canne già pronte per essere fumate. E una dozzina di musicassette pirata.

1993. Era il 30 aprile, Tangentopoli era giunta all?apice, il sistema politico-corrotto italiano cadeva a pezzi, e Bobo Aprile andò a Roma, davanti all?hotel Raphael, nella speranza di tirare la monetina che avrebbe centrato Craxi. In realtà avrebbe voluto lanciargli il megafono, ma era troppo prezioso per lui. Finita la manifestazione, andò davanti al ministero dell?Agricoltura per dare man forte ad un gruppo di contadini che chiedevano aiuto al governo. Bobo gridò: «È colpa dei politici, mandiamoli a zappare!». Un agricoltore sorrise e lo ringraziò: «Apprezziamo il tuo ardore, ma se ce li mandano nei campi, siamo davvero rovinati».

2013. Ormai prossimo alla pensione, gli ultrà dell?Enel Basket Brindisi, nella speranza di imparare qualche nuovo canto e risvegliare le mummie del parterre, si rivolsero a Bobo per una lezione. Lui si presentò al PalaPentassuglia felicissimo. Era il suo grande giorno. Finalmente la città gli riconosceva il tributo che tanti anni di lotte meritavano. Prese il megafono, guardò il pubblico (che appariva un tantino preoccupato) e pensò: «Ora vi faccio vedere di cosa è capace Bobo Aprile». Poi prese fiato, e gridò con tutta la voce che aveva in gola: «Chi non salta Ferrarese è, è... Chi non salta Ferrarese è, è».

 

P.S.: Bobo, auguri di cuore, seppure ?postumi?. Ora, per favore, smettila di rompere le palle con questo megafono. Ci siamo permessi di rubare due foto dal profilo facebook di Bobo, speriamo che non venga a protestare sotto la nostra redazione.

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