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Ferrarese confonde il Marino dimissionario e rivela a Satyricon la nostalgia per il basket

Non ce la fa. È più forte di lui. Se non la spara grossa almeno una volta al mese, non sta bene. Massimo Ferrarese ci attendeva ieri nella nuova sede romana in cui “lavora”. È situata tra il Vaticano e Palazzo Chigi, giusto per essere pari ai suoi simili. Era giulivo e sorridente, e non appena ha appreso la notizia delle dimissioni di Marino è diventato ancora più sorridente e giulivo

Non ce la fa. È più forte di lui. Se non la spara grossa almeno una volta al mese, non sta bene. Massimo Ferrarese ci attendeva ieri nella nuova sede romana in cui “lavora”. È situata tra il Vaticano e Palazzo Chigi, giusto per essere pari ai suoi simili. Era giulivo e sorridente, e non appena ha appreso la notizia delle dimissioni di Marino è diventato ancora più sorridente e giulivo. «Quest’anno ha fatto una squadra di merda, altro che obiettivo play-off. Se si salvano gli va di lusso. Ma siccome ha fiutato l’aria pesante, si è dimesso subito, prima che i tifosi inizino a fischiare». Lo interrompiamo subito.

Presidente, guardi che il Marino che si è dimesso non è il Nando del basket, ma l’Ignazio di Roma. Il sorriso si smorza, pensa un nanosecondo, poi replica: «Va bene, tanto i Marino sono tutti uguali. Scrivo subito un post su Facebook, scusatemi un attimo» (si siede alla scrivania in legno pregiato già appartenuta a Giuseppe Mazzini, prende la preziosa Montblanc che gli ex amici-soci della New Basket gli avevano comprato dai cinesi di “Casa Felice” in occasione delle sue dimissioni (accompagnata dal biglietto augurale con le parole “era ora!”) e scrive in brutta il messaggio papale che poi digiterà in bella attraverso lo smartphone Vartu in oro e diamanti che i suoi ex assessori alla Provincia gli avevano regalato in occasione delle sue dimissioni, comprandolo dal nigeriano che sosta su Corso Umberto (e accompagnandolo dal biglietto augurale “potevi farlo prima!”). E compone.

«La resistenza con cui il sindaco di Roma ha cercato di rimanere aggrappato alla propria poltrona, nonostante il precipizio di scandali in cui era scivolato, è l'emblema di come spesso chi riveste incarichi istituzionali così importanti non sia disposto a lasciarli anche quando è chiaro che è arrivato il momento di farsi da parte». Lo rilegge e poi esclama, con quel pizzico di modestia che da sempre lo contraddistingue: «Ho scritto una cosa meravigliosa. Non è vero?».

Stia in guardia: se pubblica questa cosa la distruggeranno, le chiederanno le dimissioni anche di Consales (ma è come parlare al vento: ha già pubblicato il post prima ancora di ascoltare la nostra risposta). Dica la verità, vorrebbe che Consales facesse come Marino?

«Io certe cose non le dico, le penso soltanto. E quel che penso io è sempre cosa buona e giusta».

Torniamo a Marino, quello nostro, Nando. Ha visto, ha fatto fuori anche i suoi amici di Studio 100.

«Su certe cose preferirei non esprimermi. Dico solo quel che penso: è stata una vigliaccata. Non si interrompe così una storia d’amore durata tanti anni. Pensi che in certi giorni io passavo più tempo davanti alle telecamere dell’emittente tarantina che accanto a mia moglie».

Ce ne eravamo accorti. Deve ringraziare Studio 100…

Per cosa?

Per aver allungato il suo matrimonio: è notorio che meno si sta con le mogli e meno si litiga. Cosa ci dice invece della sua nuova attività da manager?

Mah, cosa vuole che le dica: vengo a Roma, vedo gente, faccio cose…

L’Espresso l’ha però inserita nel cerchio magico dei raccomandati che hanno ottenuto da RenzAlfano una poltrona ben remunerata. Proprio lei che ha sempre parlato di meritocrazia.

Infatti questa poltrona è stata la giusta ricompensa per essere entrato in un partitino senza futuro. Me la sono meritata.

Emiliano a Bari ha già la prima grana in giunta e un assessore dimissionario. Che ne pensa?

Se avesse fatto l’accordo con me come vicepresidente o come presidente di Aeroporti di Puglia, avrei pensato di lui tutto il bene possibile. Ma siccome non lo ha fatto, ne penso tutto il male possibile.

La sua coerenza a volte è disarmante. Dica la verità, le manca il PalaPentassuglia?

Un po’ sì, ma ho trovato un modo per battere la nostalgia.

Davvero? Come?

La domenica vediamo le partite in tv, metto il divano vicinissimo al maxischermo da 800 pollici, così sembra di stare in prima fila al palazzetto. Accanto ho sempre mio figlio, mia moglie e Al Bano. Ho invitato Consales, ma mi trova sempre qualche scusa. Magari domenica inviterò anche gli ex telecronisti di Studio 100, e mi farò intervistare durante l’intervallo, così tutto sembrerà tremendamente realistico. Ora però, scusate, devo andare: ho un impegno molto importante…

Quale sarebbe?

A quest’ora mangio sempre un cono di caldarroste. Tra l’altro oggi a Roma le danno a prezzi ribassati: 5 euro a castagna.

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