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Naufraghi, giornalisti intelligenti e politici ancora più intelligenti

I naufraghi erano stremati: dopo tre giorni in preda alla disperazione, timorosi di essere giunti al capolinea, erano finalmente approdati nel porto di Brindisi e già sognavano l'abbraccio con i congiunti, un pasto caldo e un letto. E invece no, sarebbe andata diversamente, perché quando il destino si accanisce lo fa in grande

I naufraghi erano stremati: dopo tre giorni in preda alla disperazione, timorosi di essere giunti al capolinea, erano finalmente approdati nel porto di Brindisi e già sognavano l’abbraccio con i congiunti, un pasto caldo e un letto. E invece no, sarebbe andata diversamente, perché quando il destino si accanisce lo fa in grande.

«Ma come, già volete andarvene? Nemmeno un selfie di gruppo sulla banchina?», chiese Barbara D’Urso, catapultata in città per sparare le ultime lacrime finte dell’anno. Ma il problema, come presto avrebbero scoperto i sopravvissuti, non era la D’Urso.

«Dovete avere ancora un po’ di pazienza: la polizia vi deve identificare, poi sarete interrogati dai pm di Brindisi, poi da quelli di Lecce, e infine da quelli di Bari. Mi raccomando, tra un interrogatorio e l’altro vi saremmo grati se riusciste a trovare il tempo per le interviste con le tv. Sono tutte collegate in diretta, e quando vi capita più un’occasione del genere!»

Qualche naufrago pensò di essere a “Scherzi a parte”, qualcun altro aveva saputo che l’Italia era un Paese strambo, ma non avrebbe mai pensato che fosse addirittura ridicolo. I più forti accettarono di sottomettersi al fuoco di fila delle domande intelligenti dei cronisti in casi tragici. In alcuni casi fu peggio che dover sopravvivere alle fiamme sul traghetto.

«Come sta?», fu la prima domanda di TeleNews. «Lei che ne pensa: dopo tre giorni al freddo, le fiamme che ci bruciavano il culo e la gente che ci moriva accanto, come pensa che stiamo? Di certo non pensavamo a cosa organizzare per il cenone». «Ha temuto di morire?», aggiunse il grande inviato di SkipNews24. «No, pensavamo si trattasse di un gioco in cui il pubblico da casa avrebbe dovuto votare il più coraggioso».

Irruppe Katya Granditetteepocatesta, la regina di “Le puttanate in diretta”, programma da record di ascolti della televisione-verità, quella che andava in onda in fascia protetta, dalle 15 alle 19, orario in cui era preferibile tenere lontano i bambini dalle minchiate sparate in tv. Katya finì si mettersi il rossetto strinse le zizze e chiese: «Siete pronti anche a voi a scrivere su Facebook che il vostro 2014 è stato un anno magnifico? E chi volete ringraziare per aver contribuito a renderlo tale?»

Per una volta lo schieramento di forze dell’ordine fece la cosa giusta, picchiando una donna che meritava di essere picchiata. Il reporter del GattoQuotidiano cercò di buttarla in politica: «Pensate che Renzi si debba dimettere?». Il naufrago lo guardò, gli diede una pacca sulle spalle e sussurrò: «Mi sa che qui non siamo solo noi a stare male…».

Nel frattempo Brindisi era sotto la bufera: nevicava dopo 15 anni, c’erano le inchieste giudiziarie e mancava il lavoro, ma per fortuna i panettoni farciti uscivano ancora bene e l’Enel Basket faceva dimenticare tutti i problemi del mondo. Pino Lavolpe, un consigliere in perenne ricerca di visibilità, propose al sindaco di chiudere le scuole causa neve. Consales, che malgrado le nottate trascorse a giocare a “sette e mezzo” e le indigestioni di tiratufuli aveva conservato una goccia di lucidità, rispose da grande statista: «Guarda che le scuole sono già chiuse per le feste».

Lavolpe, che già sognava l’incarico di assessore (che per inciso in questa città non si nega a nessuno) pensò tra sé e sé: «Ahhh, ecco perché i miei figli stanno sempre tra le palle in questi giorni». Lo scambio di battute fu interrotto dall’arrivo di Pronto Soccorso, il capo della Protezione civile: «Sindaco, le 100 tonnellate di sale sono pronte». «Basteranno?». «Per spazzare le strade non lo so, ma per far venire il giudizio a qualche amministratore forse sì», rispose trafelato, senza lasciare intendere se scherzasse o dicesse sul serio.

Nel frattempo gli Amici della Conca pregavano in silenzio. Qualcuno anche in lacrime. La tormenta metteva a rischio il tuffo di Capodanno, 12 mesi di allenamenti, 180 giorni di nuotate autunnali-invernali in acque semifredde. Ed ora tutto era a rischio. «Chi cazzo glielo dice ora a mia moglie, che per tutto l’anno non l’ho portata all’Ipercoop con la scusa che dovevo preparami al tuffo di Capodanno?», dichiarò disperato Ronzino Accoffa, che era stato designato come il primo tuffatore del 2015, diciamo quello più a rischio d’infarto, che fa da cavia umana per gli altri.

«Facciamolo in piscina», propose Gianni Lesto, il boss degli Amici della Conca. «Anche perché siamo diventati tutti più vecchi. Va bene la solidarietà, ma io non me la sento più di rischiare la pelle per poi sentirmi chiedere dal cronista di Studio200 o di BrindisiCheport se l’acqua era fredda. Certo che l’acqua è fredda! Come diavolo deve essere l’1 di gennaio?».  Ci fu un  applauso liberatorio, perché si sa, i giornalisti sono peggio dei politici, per non parlare di quelli che pretendono di scrivere di satira senza far ridere. La mozione fu approvata all’unanimità, a patto che ai tuffatori fosse consentito di non indossare la cuffia.

E fu così che il 2015 giunse anche a Brindisi. Perché proprio non poteva evitarlo

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