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"Futuro incerto per i corsi dell'Università di Bari. Si lavora più per i privati"

BRINDISI - Futuro a rischio per il polo brindisino dell’Università di Bari, a dispetto dei proclami bipartisan lanciati a mezzo stampa a favore dell'ateneo nostrano. La convenzione con Uniba scade nel gennaio 2012 e uno su tre dei corsi di laurea attivati nel capoluogo messapico ha già da quest'anno chiuso i battenti alle iscrizioni. Si tratta del corso Progettazione e gestione attività culturali, che in mancanza di qualsiasi programmazione ha rigettato le richieste dei potenziali candidati, scegliendo la strada (coatta) della chiusura del corso, fino a esaurimento degli attuali iscritti. “Un futuro che incombe anche su Economia e Informatica”, precisa Francesco Fistetti, presidente del corso in chiusura, “dato che nessuno degli enti locali ha dato un cenno, un'idea progettuale sul futuro della nostra università”.

BRINDISI - Futuro a rischio per il polo brindisino dell'Università di Bari, a dispetto dei proclami bipartisan lanciati a mezzo stampa a favore dell'ateneo nostrano. La convenzione con Uniba scade nel gennaio 2012 e uno su tre dei corsi di laurea attivati nel capoluogo messapico ha già da quest'anno chiuso i battenti alle iscrizioni. Si tratta del corso Progettazione e gestione attività culturali, che in mancanza di qualsiasi programmazione ha rigettato le richieste dei potenziali candidati, scegliendo la strada (coatta) della chiusura del corso, fino a esaurimento degli attuali iscritti. "Un futuro che incombe anche su Economia e Informatica", precisa Francesco Fistetti, presidente del corso in chiusura, "dato che nessuno degli enti locali ha dato un cenno, un'idea progettuale sul futuro della nostra università".

Il problema è innanzitutto finanziario, naturalmente. Ma il sospetto che ci sia un difetto di volontà politica è legittimo, dato che durante tutto il primo quadrimestre del 2011 e sino a maggio né il comitato scientifico, né il comitato di gestione del quale fanno parte a pieno titolo anche Provincia, Comune, e Camera di Commercio, si sono mai riuniti, nemmeno una volta. Nessuno dei tre enti, che garantiscono un finanziamento annuo complessivo di 440mila euro, ha dato risposte sul futuro prossimo che incombe. "Cosa vogliamo fare dell'università a Brindisi? Qual è l'offerta formativa per il prossimo anno?", sono questi gli interrogativi più volte sollevati da Fistetti, caduti nel vuoto. Tanto quanto l'idea salvifica, votata all'unanimità dal consiglio provinciale nell'autunno scorso, di dare vita ad una fondazione - o un consorzio, fa lo stesso - con la partecipazione oltre che degli enti locali e delle Università di Bari e del Salento, dei privati.

"L'idea alla quale l'intero consiglio provinciale ha dato il proprio assenso - sottolinea Fistetti - è rimasta, drammaticamente, lettera morta. Se ne è più volte discusso in commissione, ma i segnali sono stati tutt'altro che positivi. Qualcuno ha detto che ci conviene dare borse agli studenti piuttosto che finanziare l'università, e soprattutto c'è chi lavora per azzerare il pubblico e introdurre le università private, com'è sotto gli occhi di tutti".

Il protocollo d'intesa firmato a palazzo Nervegna fra Comune, Provincia, Camera di commercio e Università degli studi di Bari a febbraio scorso, per il consigliere provinciale di Sel non può essere spacciato per un trampolino di lancio verso il futuro della futuribile Università di Brindisi. La sigla apposta in calce al protocollo sana le falle del passato, ma dal 2012 in poi resta buio pesto. Nessuna programmazione, anzi, nessun programma, se non una vaga ambizione di restituire alla città di Brindisi un'autonomia accademica degna di questo nome, prospettiva sulla quale tutti - a parole - sembrano essere d'accordo.

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