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L'Ipsia Ferraris al tavolo tecnico Puglia per attuare la riforma dei professionali

L’Ipsia “G. Ferraris” vola alla Regione Puglia per attuare la Riforma degli istituti Professionali. Dopo il D. Lgs. N. 61 del 13 aprile 2017, “Revisione dei percorsi dell’istruzione professionale in raccordo con i percorsi dell’istruzione e formazione professionale”,

BRINDISI - L’Ipsia “G. Ferraris” vola alla Regione Puglia per attuare la Riforma degli istituti Professionali. Dopo il D. Lgs. N. 61 del 13 aprile 2017, “Revisione dei percorsi dell’istruzione professionale in raccordo con i percorsi dell’istruzione e formazione professionale”,  l’Usr Puglia e la Regione Puglia, Dipartimento della Formazione Professionale, avviano un Tavolo Tecnico per attuare le direttive di riforma in attesa del Regolamento e delle Linee guida di prossima pubblicazione e invitano l’Ipsia “G. Ferraris” a rappresentare tutti gli istituti professionali della provincia di Brindisi.

Un riconoscimento di competenza e validità dei processi formativi che l’IPSIA “G. Ferraris” ha guadagnato sul campo, dopo l’esperienza maturata a livello nazionale col progetto “Traineeship” sulle eccellenze dei percorsi Asl e le grandi battaglie per il diritto allo studio combattute dal Dirigente scolastico Rita Ortenzia De Vito e da tutta la comunità scolastica per restituire dignità ad una scuola considerata, nell’immaginario collettivo, di serie B.

Il Ferraris, infatti, è l’unico Istituto a rappresentare il settore Professionale della provincia di Brindisi nel gruppo di lavoro regionale, fortemente voluto dal Direttore Generale dell’USR Puglia Anna CAMMALLERI,  con lo scopo di progettare e rendere operative le novità presenti nel decreto di riforma. La finalità è quella di riaffermare l’identità dell’istruzione professionale attraverso una diversa organizzazione, una maggiore articolazione dei percorsi e un’autonomia didattica più flessibile per creare, su tutto il territorio nazionale, un sistema unitario di “Scuole professionali” ricomprese in una “Rete nazionale”.

Molteplici gli strumenti di attuazione della riforma: curricoli scolastici coerenti con i settori economico-professionali e le filiere produttive a cui gli indirizzi di studio saranno collegati dai codici ATECO, per raccordare i percorsi IP con le politiche del lavoro e col sistema delle professioni; un’articolazione dei quadri orari degli indirizzi caratterizzati da un maggiore numero di ore svolte nell’area professionalizzante con diminuzione delle ore degli insegnamenti di area generale; l’aggregazione delle discipline per assi culturali; personalizzazione del piano didattico (fino a 264 ore annue nel biennio); un incremento delle ore di compresenza tra docenti disciplinari e docenti tecnico pratici (ITP) per implementare le attività laboratoriali (in media otto ore alla settimana di compresenza) e dunque un aumento di docenti in organico dell’autonomia; la dotazione di un “ufficio tecnico” con il compito di sostenere la migliore organizzazione e funzionalità dei laboratori.

Insomma, una nuova concezione organizzativa e didattica che caratterizza fortemente l’area professionalizzante per l’acquisizione di competenze qualitativamente elevate da parte degli studenti, al fine di ridurre quel gap frequentemente denunciato dalle aziende che lamentano uno scollamento tra la preparazione offerta dalle istituzioni scolastiche e le reali competenze richieste dal mercato del lavoro.

Una sfida da cogliere al volo per dare un nuovo assetto identitario al percorso dell’istruzione professionale che finalmente superi la frustrazione di sentirsi “il brutto anatroccolo” del sistema formativo nazionale e locale e rappresenti un’opportunità di crescita autentica e riconosciuta in tutta la sua dignità dal mondo aziendale, dalle associazioni di categoria e da tutta la collettività.

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