Le aziende vogliono più ingegneri aerospaziali di quanti l'università ne possa offrire

BRINDISI – C’è un meccanismo da sincronizzare, nel rapporto tra formazione secondaria, università e imprese aerospaziali in quella che sta diventando progressivamente la “carbon valley” della Puglia, dove approdano le commesse dei grandi protagonisti mondiali per aerei sempre più leggeri ed ecologici, dove tutto ruota attorno alle fusoliere in materiali compositi. Le aziende chiedono più ingegneri, l’università non riesce a tenere dietro alla domanda: la laurea magistrale in Ingegneria aerospaziale di UniSalento non è ancora frequentata come sarebbe auspicabile, date queste dinamiche di mercato che presto, prestissimo chiederanno altri specialisti, ma dovranno – almeno per il momento – cercarli altrove.

Il professore Gennaro Scarselli

BRINDISI - C'è un meccanismo da sincronizzare, nel rapporto tra formazione secondaria, università e imprese aerospaziali in quella che sta diventando progressivamente la "carbon valley" della Puglia, dove approdano le commesse dei grandi protagonisti mondiali per aerei sempre più leggeri ed ecologici, dove tutto ruota attorno alle fusoliere in materiali compositi. Le aziende chiedono più ingegneri, l'università non riesce a tenere dietro alla domanda: la laurea magistrale in Ingegneria aerospaziale di UniSalento non è ancora frequentata come sarebbe auspicabile, date queste dinamiche di mercato che presto, prestissimo chiederanno altri specialisti, ma dovranno - almeno per il momento - cercarli altrove.

"Gli otto o nove giovani che si sono laureati con la conclusione dei primi corsi - dice Gennaro Scarselli, professore di Costruzioni aerospaziali - hanno trovato tutti occupazione a tempo indeterminato sia al Sud che al Nord, nell'industria, nella ricerca e nelle consulenze. Molti hanno avuto l'imbarazzo della scelta tra offerte diverse. Ma noi non siamo ancora in grado di soddisfare la domanda di nuovi ingegneri aerospaziali che viene dalle società che operano in questo territorio".

Vi è un evidente problema di programmazione della formazione universitaria da parte degli istituti scolastici secondari. Il Distretto aerospaziale pugliese ha fatto della rimozione di questo cortocircuito uno dei proprio impegni prioritari: c'è una rete di Itis, Professionali e Nautici in rete, c'è l'Istituto tecnico superiore istituito lo scorso anno proprio per l'aeronautica, presso l'Itis di Francavilla Fontana. Ci sono gli educational organizzati dalla facoltà di Ingegneria industriale con le scuole superiori brindisine. Ma non basta, perché il network ancora non gira come dovrebbe. Perché bisogna progettare un percorso di studi che dopo la triennale in ingegneria industriale, meccanica o gestionale si agganci anche alla biennale specialistica: la richiesta è per ingegneri aerospaziali, ingegneri meccanici sarebbe un ripiego, per le aziende.

"Abbiamo ricevuto da una grande società italiana che opera in questo territorio richiesta di dieci nuovi ingegneri aerospaziali da inserire in un programma di formazione - conferma indirettamente Scarselli - , ma noi non li abbiamo. Non riuscendo ad evadere questa richiesta, abbiamo proposto di cominciare con i laureandi. In pratica, prima ancora di dare la tesi, sono di fatto prenotati". Tutto ciò dovrebbe costituire il migliore degli spot per affollare la specialistica di aerospaziale in Cittadella della Ricerca a Brindisi, il luogo che maggiormente si avvicina ad un campus anglosassone nella regione: aule comode, centri di ricerca, servizi che vanno dalla foresteria ad una nuova mensa realizzata dalla Pellegrini, ma soprattutto la certezza di andare subito a lavorare appena deposto il tocco.

Invece? "Invece in una situazione di crisi occupazionale generalizzata per i giovani, ecco un bel paradosso. Perché Ingegneria aerospaziale non è ambita dai giovani pugliesi? Eppure il mondo del lavoro letteralmente ci mangia", racconta Andrea Maci, triennale in Meccanica a Lecce e magistrale in Aerospaziale a Brindisi - Cittadella appena nell'aprile 2010. Da allora un'esperienza lavorativa in Promec, azienda salentina che produce ultraleggeri in composito, poi l'arrivo a Sipal, una società di ingegneria che opera per Alenia Grottaglie. "Alcuni miei colleghi - conferma Maci - si sono trovati in una situazione in cui dover scegliere tra due grandi aziende, permettendosi di valutare l'offerta migliore".

Il nodo perciò è chiaro: la laurea specialistica biennale in Ingegneria aerospaziale deve essere maggiormente pubblicizzata nel territorio, nelle scuole, nelle triennali. E' la fase due - ma avrebbe dovuto avere uno sviluppo contestuale - di un processo in cui il contatto tra le aziende e l'università per la richiesta di ingegneri è diventato una forma stabile di rapporto. Bisogna superare il gap che vede attualmente un numero di laureati in ingegneria non superiore a 12-15 l'anno per meccanica o industriale, e 8-9 per aerospaziale.

Ci sono situazioni di riferimento abbastanza note, come quella che la maggioranza degli ingegneri nei due stabilimenti Alenia Aeronautica di Grottaglie e Foggia non sono pugliesi. Il mercato, peraltro, ha importanti prospettive. "Dopo la laurea non sono stato un giorno senza lavorare", semplifica Andrea Maci. Il pressing comincia già da tesisti. E sarà sempre maggiore, malgrado le imprese abbiano ripreso a rivolgersi anche fuori dalla regione. Basterebbe pensare alle nuove commesse legate a contratti decennali o ventennali con grandi player mondiali, o al fatto che Alenia Aeronautica, oltre agli ordini che riguardano la versione 8 del Boeing 787 Dreamliner, si prepara anche per la versione 9. Oppure ai nuovi investimenti delle piccole e medie imprese legati ai contratti di programma o ai Pia con la Regione Puglia.

C'è però un paradosso dei paradossi in agguato: la possibilità che la scure cieca della riforma universitaria di Mariastella Gelmini possa abbattersi sull'unica fabbrica di ingegneri aerospaziali che questo territorio possiede, l'unico altro polo al Sud dopo la facoltà di Napoli, che è iscritta nella storia dell'ingegneria aerospaziale italiana. Una scure che valuta le convenienze solo considerando il numero degli iscritti. Bisogna impedirlo.

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