"Per una scuola che insegni democrazia"

BRINDISI – Gli studenti d’Italia scendono in piazza il 12 ottobre 2012 “contro la privatizzazione dei saperi”. Da Milano a Palermo, da Bologna a Brindisi, da Roma a Napoli, tornano a calcare le piazze e città italiane in occasione della Mobilitazione Nazionale Studentesca indetta dall’Unione degli Studenti. Denunciano una scuola su cui non si investe, priva di innovazioni sulla didattica ancora frontale e nozionistica, ancora fatiscente dal punto di vista strutturale. A Brindisi il corteo studentesco partirà alle ore 9 da via Togliatti nei pressi del Tribunale e convergerà in piazza Vittoria dove si terrà un’assemblea pubblica.

Martina Carpani con lo slogan della Mobilitazione Nazionale degli Studenti

BRINDISI - Gli studenti d'Italia scendono in piazza il 12 ottobre 2012 "contro la privatizzazione dei saperi". Da Milano a Palermo, da Bologna a Brindisi, da Roma a Napoli, tornano a calcare le piazze e città italiane in occasione della Mobilitazione Nazionale Studentesca indetta dall'Unione degli Studenti. Denunciano una scuola su cui non si investe, priva di innovazioni sulla didattica ancora frontale e nozionistica, ancora fatiscente dal punto di vista strutturale. A Brindisi il corteo studentesco partirà alle ore 9 da via Togliatti nei pressi del Tribunale e convergerà in piazza Vittoria dove si terrà un'assemblea pubblica.

Gli studenti italiani si fanno ancora sentire. Dicono no alla privatizzazione dei saperi. Vogliono riprendere in mano le redini del loro futuro. Non vogliono abbandonare alla società privatista di oggi, il futuro. "I luoghi della formazione - scrivono dell'Uds - sono tornati classisti ed escludenti per famiglie non solo meno abbienti, ma addirittura di reddito medio è impedita dunque la crescita di numerose risorse per il cambiamento del paese". Abbiamo chiesto a Martina Carpani, coordinatrice provinciale dell'Unione degli Studenti, perché hanno deciso di scendere in piazza:

Voi studenti scendete nelle piazze d'Italia. Cosa volete manifestare?

"In particolare ci opponiamo al pdl Aprea 2, giunto al Senato, chiamato così perchè riprende il pdl Aprea del 2008, stessa ricetta: abrogazione diritto di assemblea e rappresentanza che sarà esercitato secondo i vincoli dei singoli regolamenti di istituto, ingresso dei privati nella scuola che parteciperebbero anche alla commissione di autovalutazione che sceglie sulla didattica, utilizzo dei criteri "Invalsi" come base delle scelte didattiche. Manifestiamo anche contro la nuova tranche di tagli alla scuola prevista dal decreto Gelmini che il governo non ha bloccato, contro l'aumento delle tasse universitarie ed una idea di scuola ormai vecchia quasi cento anni. Non si investe su nuovi modelli di didattica e valutazione che possano mettere lo studente al centro del processo di apprendimento, senza che sia considerato semplice recettore di nozioni".

Volete difendere il diritto allo studio. Vi sentite messi ad un angolo dal potere politico italiano di oggi? "Per nulla, proprio perchè nessuno rappresenta più gli interessi degli studenti prendiamo sulle nostre spalle la responsabilità di gridare ancora più forte. Il problema del diritto allo studio crea oggi una scuola ed una università sempre più classista a cui è impedito l'accesso non solo ai meno abbienti, ma anche alle classi medie. Questo perchè all'aumento delle tasse corrisponde un taglio netto sulle risorse destinate alle borse di studio - oltre il 90% operato dalla Gelmini -. Tutti noi oggi siamo nelle condizioni di non essere certi di cosa scegliere e di non essere liberi nelle scelte per questo motivo. Siamo tornati in un epoca in cui gli studenti vivono contando solo sulla loro famiglia di origine, recuperando un vecchio motto "l'operaio non può più avere il figlio dottore". In Puglia chi ci ha tradito è anche il Governo Vendola che ancora non ha finanziato la legge regionale sul diritto allo studio, ottenuta con le proteste del 2010". Cosa, secondo voi, ha distrutto la scuola e quindi il futuro? "Sicuramente il mercato ed i forti poteri economici che ora invadono anche i luoghi della formazione e che hanno reso anche questa una merce. Si è perso il valore della formazione come processo di crescita collettiva che serve alla crescita ed al bene della società tutta. Come si potrà, ci chiediamo, non solo uscire dalla crisi, ma anche ricercare nuovi sistemi che non ne provochino una ogni 30 anni, se non con la formazione? Dalla formazione parte il processo di cambiamento necessario a questa società". Come fare per riprendere in mano le redini della società che ha calpestato la scuola di oggi e allo stesso tempo i vostri sogni?

"Eliminare la disillusione tipica degli adulti e dei giovani di oggi e riappropriarci dei luoghi partecipativi. A partire dalle scuole richiederne di nuovi, vivere con altro spirito la cittadinanza provando a costruire insieme ed a cercare soluzioni così come noi abbiamo fatto per il progetto di "Altrariforma della scuola". Occorre insegnare democrazia e partecipazione fin dalle scuole e poi promuoverla fuori, ma occorre soprattutto prendere coscienza del forte gap che esiste tra il benessere dei cittadini e la rappresentanza politica, tra le piazze ed i palazzi, e promuovere un nuovo modello democratico più partecipativo che sappia rifondare l'idea stessa di "politica" . E' necessario continuare come società civile a discutere dei temi e manifestare le nostre opinioni, solo così riprenderemo in mano dal basso la società".

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