Polo universitario, e ora gli studenti temono i tagli della Gelmini. L'idea di un Dams

RINDISI - Le conseguenze della riforma universitaria si fanno già sentire, eccome. Aleggia già nell'aria la minaccia della chiusura dei corsi presenti a Brindisi al momento, causando notti insonni agli studenti che tanto avevano accarezzato il sogno di vivere in una città universitaria, di non doversi più trasferire in altre città d'Italia per studiare e laurearsi e di poter contribuire allo sviluppo culturale ed economico del proprio territorio. Già proprio così. Pare che molti ignorino o non riescano a comprendere fino in fondo lo stretto legame che unisce l'università, la cultura e l'economia. O sarà forse che nonostante gli sforzi e le iniziative risulta difficile opporsi al ministero che entro giugno deciderà se emanare un decreto legge che chiuderà le sedi dei corsi decentrati.

La sede dei corsi di Uniba all'ex Ipai

BRINDISI - Le conseguenze della riforma universitaria si fanno già sentire, eccome. Aleggia già nell'aria la minaccia della chiusura dei corsi presenti a Brindisi al momento, causando notti insonni agli studenti che tanto avevano accarezzato il sogno di vivere in una città universitaria, di non doversi più trasferire in altre città d'Italia per studiare e laurearsi e di poter contribuire allo sviluppo culturale ed economico del proprio territorio. Già proprio così. Pare che molti ignorino o non riescano a comprendere fino in fondo lo stretto legame che unisce l'università, la cultura e l'economia. O sarà forse che nonostante gli sforzi e le iniziative risulta difficile opporsi al ministero che entro giugno deciderà se emanare un decreto legge che chiuderà le sedi dei corsi decentrati.

Ma di cosa stiamo parlando? Non è così scontato pensare che tutti siano a conoscenza della presenza di un polo universitario Brindisino. Ancora oggi c'è chi sgrana gli occhi stupito venendo a conoscenza della notizia, mentre chi vagamente ha sentito dire qualcosa sull'argomento, non ha idea del luogo fisico dove questa università si trovi. Sarebbe meglio parlare al plurale comunque, perché l'offerta formativa brindisina si divide in 4 corsi di laurea afferenti all'università di Bari e 2 corsi afferenti all'università di Lecce.

Nel primo caso parliamo del corso di laurea triennale in "Economia Aziendale" più le due specialistiche in "Economia e Management delle Organizzazioni. Marittime e Logistica" e in "Amministrazione e consulenza aziendale"; del corso di laurea triennale in "Progettazione e gestione delle attività culturali" e del corso di laurea triennale in "Informatica"; tutti situati nella sede di Via Primo Longobardo 23 al rione Casale e del corso di laurea in Infermieristica (a numero chiuso) presente nella sede del vecchio ospedale A. Di Summa. Nel secondo caso si parla invece dei corsi di laurea triennale in "Ingegneria Industriale" più la specialistica in "Ingegneria aerospaziale" e del corso di laurea triennale in "Scienze sociali, politiche e del territorio", entrambi presenti alla Cittadella della ricerca.

Cosa bisogna fare per cercare di tenere in vita l'università brindisina? L'abbiamo chiesto al presidente della corso di laurea in "Progettazione e gestione dell'attività culturale", Francesco Fistetti. "Sarebbe auspicabile una fondazione in cui riunire gli Atenei di Bari e di Lecce, che sarà denominata Fondazione Università di Brindisi, sulla scia di altre esperienze in Italia come la Fondazione Università di Mantova, nella cui offerta formativa confluiscono il Politecnico di Milano, l'Università di Pavia e l'Università di Brescia. In questo modo non solo si eviterebbe una concorrenza inutile e nociva, ma si eviterebbe la chiusura dei corsi presenti a Brindisi e anzi si potenzierebbe l'offerta e la qualità sia dei corsi che dei servizi".

In particolare si pensa di potenziare il corso di laurea in "Progettazione e gestione dell'attività culturale" grazie all'ausilio dell'università de Lecce che dovrebbe così collaborare con l'Ateneo barese creando un corso "interuniversitario" costituito (nella migliore delle ipotesi) da un corso triennale più una specialistica. Continua infatti Fistetti :"Il rettore dell'Ateneo leccese, Domenico Laforgia, ha dichiarato che egli vorrebbe istituire a Lecce un Dams, ma è impossibilitato per ragioni finanziarie. Allora, quale migliore occasione perché la Provincia e il Comune di Brindisi, che si è candidato ad essere riconosciuto come città europea della cultura, prendano l'iniziativa?".

"Non è difficile immaginare gli sviluppi positivi che potrebbero derivare da una simile iniziativa, tanto più che nella nostra regione abbiamo l'Apulia Film Commission e il Teatro Pubblico Pugliese, entrambi molto attivi, per non parlare del rinato teatro Verdi di Brindisi che potrebbe diventare il centro propulsore di tutto un complesso di attività ramificate dei Comuni", sostiene Fistetti. Ma non è solo il polo culturale che deve essere sfruttato al meglio: "Anche il sistema industriale esistente - dal Distretto dell'aerospazio alla chimica - con cui vanno attivati e potenziati i collegamenti con il corso di Ingegneria già esistente (facente capo a Lecce) e con Farmacia da istituire (Bari)". In pochi sanno infatti che il corso di laurea specialistica in Ingegneria aerospaziale è assieme a quello capofila dell'Università di Napoli, uno dei due in tutto il Mezzogiorno.

Certamente non stiamo parlando di una situazione tutta rose e fiori. Tutt'altro. Non solo perché al momento le iscrizioni ad entrambe le specialistiche della facoltà di economia e alla facoltà di infermieristica sono chiuse (e dunque sono si funzionanti,ma solo per chi si è già iscritto), ma anche perché purtroppo mancano ancora molti dei servizi accessori che rendono l'università realmente attiva e funzionante: servizi abitativi (casa dello studente), servizio mensa, un servizio trasporti pensato per lo spostamento degli universitari, una sede Adisu l'istituzione di un Cus ecc. Tra le novità positive c'è la convenzione con in nuovo teatro Verdi (stage e seminari) e l'allestimento di una nuovissima biblioteca, progetti a cui parteciperanno gli studenti stessi sotto forma di stage che daranno diritto anche a crediti formativi.

Alla Cittadella della ricerca la situazione è migliore, innanzitutto anche se più distante è facilmente raggiungibile poiché arriva un autobus ogni 15-20 minuti (anche se non sono ancora attivi speciali abbonamenti convenzionati per gli studenti), inoltre all'interno del complesso di edifici che costituiscono l'Università, è presente un bar e una palestra, una segreteria Edisu., e a breve sarà anche aperta una mensa per studenti, ricercatori, docenti e personale amministrativo da oltre mille pasti su tre turni, gestita dalla Pellegrini Spa.

Concludendo, tra note positive e note negative l'università a Brindisi esiste, è frequentata da molti studenti della provincia e non, e sta cercando di affermarsi come realtà stabile. Le difficoltà non sono poche e sicuramente la continuità dell'intervento del Comune e della Provincia è più che necessaria, ma ci sono davvero moltissime persone che ci vogliono credere e ci credono. Gli studenti che nonostante i disagi si iscrivono e pubblicizzano con il passaparola i corsi. Non ultimi i docenti che in molti casi offrono agli studenti il loro sapere e la loro esperienza a costo zero, e senza neanche rimborso spese per gli spostamenti. Chi più di loro ci dimostra cosa vuol dire credere nell'importanza della cultura (e dell'università) nel nostro territorio?! Non ci resta che continuare a sperare, lottare, e perché no, incrociare le dita.

*Studentessa polo universitario di Brindisi

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