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Taf, a verbale le polveri. E spunta pure l'esposto: “Rimossi solo i resti ferrosi”

CEGLIE MESSAPICA - A un mese esatto dall’incendio che il 3 marzo scorso distrusse il deposito della Taf, imponente azienda di import-export di pneumatici di Ceglie Messapica, il rapporto dell’Arpa rassicura: la nube tossica che si è levata sulla città da via degli Emigranti, non ha prodotto contaminazioni di sorta né sui terreni né nel centro abitato. Tutto tranquillo dunque, tranne che per i residenti della zona industriale che hanno scritto al Comune sollecitando l’intervento della polizia municipale. Secondo la relazione consegnata dagli agenti al sindaco Luigi Caroli ma anche alla Procura della Repubblica, “i residui della combustione sono ancora presenti sia nel piazzale di pertinenza che nella parte di stabile interessato all’incendio”, con tutto quel che ne consegue in termini di sollevamento delle polveri sottili.

CEGLIE MESSAPICA - A un mese esatto dall?incendio che il 3 marzo scorso distrusse il deposito della Taf, imponente azienda di import-export di pneumatici di Ceglie Messapica, il rapporto dell?Arpa rassicura: la nube tossica che si è levata sulla città da via degli Emigranti, non ha prodotto contaminazioni di sorta né sui terreni né nel centro abitato. Tutto tranquillo dunque, tranne che per i residenti della zona industriale che hanno scritto al Comune sollecitando l?intervento della polizia municipale. Secondo la relazione consegnata dagli agenti al sindaco Luigi Caroli ma anche alla Procura della Repubblica, ?i residui della combustione sono ancora presenti sia nel piazzale di pertinenza che nella parte di stabile interessato all?incendio?, con tutto quel che ne consegue in termini di sollevamento delle polveri sottili.

Si tratterebbe, scrivono gli agenti Oronzo Chirico e Giannicola Monaco, di una esplicita trasgressione alla ordinanza sindacale del 25 marzo a carico di Angelo Turrisi, legale rappresentante della società, che ordinava la rimozione immediata degli pneumatici incendiati, catalogati come ?rifiuti pericolosi per la pubblica e privata incolumità?.

L?incendio. Per capire le preoccupazioni dei residenti bisogna procedere per ordine. L?inferno di fiamme che ha semidistrutto una delle più floride aziende del territorio, non solo cegliese, risale come è noto al 3 marzo scorso. Resta ancora tutta intera - tranne che per gli investigatori, forse ?, l?incognita sull?identità degli attentatori, alla ricerca dei quali i carabinieri al comando del maresciallo Sante Convertini stanno lavorando alacremente ancora oggi. Alle angosce per un paventato ritorno della criminalità organizzata all?ombra della città, e al nuvolone nero di detriti che si è levato sull?intero territorio, hanno fatto da contraltare da un canto la straordinaria capacità di reazione della famiglia Turrisi, dall?altra la preoccupazione per le conseguenze in termini ambientali dell?incendio.

Il tavolo tecnico. L?otto marzo l?amministrazione comunale convoca un tavolo tecnico presieduto dal vice-sindaco Cesare Epifani in cui vengono commissionati dei rilievi tecnici da affidare all?Arpa per verificare la qualità dell?aria, dei terreni e dell?acqua dei pozzi, a seguito della pioggia nera che per tutta la giornata dell?incendio era piovuta sia a Ceglie che nei paesi limitrofi. L?amministrazione ordina, contestualmente, la copertura dei detriti di ?materiale inerte bagnato onde evitare il sollevamento di polveri sottili?. Nel frattempo vengono resi noti i primi risultati effettuati dai tecnici dell?Arpa il giorno stesso dell?incendio: ?Nessun rischio e pericolo?, nessuna ?emergenza ambientale?, sono le conclusioni sorprendenti e lapidarie, in attesa di più puntuali riscontri.

L?ordinanza. Risale al 25 marzo scorso l?ordinanza indirizzata ad Angelo Turrisi, redatta dal responsabile dell?area Lavori pubblici e ambiente dell?ente comunale. Nel testo a firma dell?ingegnere Pasquale Suma si denuncia come, malgrado l?esplicita disposizione di coprire l?area interessata all?incendio di materiale inerte bagnato, ?a tutt?oggi, malgrado il tempo trascorso, non si è provveduto a quanto sopra descritto, per cui allo stato è necessario e urgente rimuovere i prodotti residuali della combustione costituenti rifiuti pericolosi per la pubblica e privata incolumità, mediante smaltimento degli stessi con ditte regolarmente autorizzate e con le procedure previste?. Il dirigente aggiunge che ?in caso di inosservanza dell?ordine di cui sopra, l?amministrazione comunale interverrà d?ufficio ponendo le spese a carico del destinatario?. L?ordinanza viene trasmessa all?azienda, con l?ordine di esecuzione entro e non oltre cinque giorni.

Il verbale dei vigili urbani. Allo scadere dei cinque giorni, il 31 marzo, sul posto si presentano gli agenti di polizia municipale Chirico e Monaco, che relazionano quanto segue: ?Effettuata ispezione presso l?azienda Taf pneumatici sita in via del Lavoro e in via degli Emigranti di questo comune, contestano che il signor Turrisi Angelo non ha ottemperato all?ordinanza, in quanto i residui della combustione sono ancora presenti sia nel piazzale di pertinenza che nella parte di stabile interessato all?incendio?. A sostegno delle affermazioni contenute nel verbale i due agenti allegano 18 fotografie (lo stato è quello documentato nelle immagini di questo servizio, ndr). Ancora oggi, 17 giorni dopo quella data, risultano essere stati rimossi solo i residui ferrosi della combustione, le scaffalature sulle quali erano depositati gli pneumatici. Gli pneumatici invece, quelli sono ancora lì. Se ne deduce che a contravvenire alle sue proprie disposizioni non è la Taf, ma la stessa amministrazione comunale.

L?Arpa. L?ultimo capitolo è quello riguardante l?Agenzia regionale per la protezione e la prevenzione dell?ambiente, incaricata dall?esecutivo di replicare rilievi e analisi per verificare la qualità di aria, terra e acqua. Il 4 aprile scorso sono arrivati i risultati, a firma del responsabile Vittorio Esposito, del tutto rassicuranti. Il tecnico, in ben otto rapporti di prova relativi ai prelievi effettuati in via Amati, contrada Mesola, contrada Galante, contrada Moretto, contrada San Nicola, e in tre cisterne di acqua piovana in contrada Fragnite, via Beato Angelico e ancora contrada Galante, conclude: ?Tutti i parametri esaminati risultano essere inferiori ai tenori massimi indicati? nonché ?inferiori alle concentrazione soglia contaminazione previste?. Tutto tranquillo dunque, ma c?è un ma, oggetto di un esposto (firmato) indirizzato in queste ore al Nucleo operativo ed ecologico dei carabinieri.

L?esposto. I firmatari dell?esposto denunciano, oltre alla mancata rimozione dei detriti, un fatto assolutamente palese per i cegliesi di Ceglie: tutti i prelievi dell?Arpa sono stati effettuati a distanze di almeno due-tre chilometri dalla zona dell?incendio, ossia la zona industriale della città. Quali sono i livelli di inquinamento e qual è la presenza di polveri sottili a ridosso della Taf? Stanno lavorando entro i parametri di sicurezza della salute i lavoratori dell?azienda di pneumatici e quelli delle imprese limitrofe? Interrogativi ai quali non può naturalmente rispondere l?azienda già colpita, gravemente, dalle conseguenze dell?incendio doloso, tutti demandati all?amministrazione comunale. In attesa di risposta.

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