Venerdì, 22 Ottobre 2021
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La Brindisi che non conosci: quella della Preistoria e dei primi nuclei umani

La storia più remota di Brindisi, quella risalente al periodo preistorico e protostorico, e i risultati degli scavi archeologici che in particolare dagli anni Sessanta in poi hanno interessato la nostra area, sono stati racchiusi in una bella pubblicazione presentata sabato 27 dicembre alle 18.15 presso il Museo Mapri di Brindisi

BRINDISI - La storia più remota di Brindisi, quella risalente al periodo preistorico e protostorico, e i risultati degli scavi archeologici che in particolare dagli anni Sessanta in poi hanno interessato la nostra area, sono stati racchiusi in una bella pubblicazione presentata sabato 27 dicembre alle 18.15 presso il Museo Mapri di Brindisi, in occasione delle giornate di apertura straordinaria dei musei, gli Open Days. A promuovere l’iniziativa è stato il Gruppo Archeologico Brindisino (associazione che da tempo si occupa di divulgazione e valorizzazione della storia dei monumenti storici del territorio).

Plastico del porto di Brindisi in epoca pleistocenica-001-2La pubblicazione a tiratura limitata edita da Pubblidea e distribuita in omaggio ai partecipanti, è stata curata da Daniele Vitale e Antonella Romano del Gruppo Archeologico e racchiude oltre alla storia della genesi di Brindisi, i disegni del dottor Antonio Mingolla e una ricostruzione digitale del porto di Brindisi in epoca protostorica eseguita da Eugenio Corsa. La pubblicazione è stata realizzata grazie al Museo provinciale e rappresenta un estratto di un’altra pubblicazione precedente di Vitale intitolata “Guida alla Puglia preistorica- dai dinosauri all’età dei Metalli” (Nella foto, il porto di Brindisi nel Pleistocene).

Ad arricchire il libro vi sono le introduzioni della direttrice del Museo Mapri, Emilia Mannozzi, del paletnologo Donato Coppola (ospite della serata culturale), del presidente della sezione di Brindisi della Società di Storia Patria per la Puglia, Giacomo Carito e di Antonella Romano, vice direttore del Gruppo Archeologico Brindisino. Dopo la presentazione del libro i partecipanti hanno potuto fare una breve visita guidata tra le sale del Museo provinciale, dalla sezione preistorica (i cui reperti sono stati descritti dal professor Coppola) alla sala dell’epigrafia e della statuaria, con la guida di Daniele Vitale. I bambini presenti tra il pubblico hanno potuto svolgere attività di laboratorio riproducendo una Venere paleolitica in creta.

Crani dell'Homo Erectus, Homo Neandertalensis e Homo Sapiens-001-2Daniele Vitale ha ricordato in apertura di serata, l’importanza della Puglia dal punto di vista preistorico, ricordando i ritrovamenti rinvenuti nella Cava Pirro Nord sul Gargano, nella Grotta del Cavallo (Basso Salento), in quella di Lamalunga (nei pressi di Altamura), proseguendo con la Grotta Paglicci sul Gargano, la Grotta dei Cervi a Porto Badisco e terminando con la Grotta di Santa Maria d’Agnano (Ostuni). Il direttore del Gruppo Archeologico Brindisino dopo un breve excursus su come si sia formata la Terra (nel corso del quale ha ricordato come anche in Puglia vi siano stati i dinosauri) ha quindi ripercorso la storia della Brindisi preistorica e protostorica, spiegando come si sia formata la tipica forma “a testa di cervo” del nostro porto.

“In seguito a piogge diluviali avvenute nel Pleistocene - spiega Vitale - l’acqua incominciava a scendere dall’alto, dalle Murge all’Adriatico, scavando una serie di canali. Ecco perché il porto di Brindisi ha questa strana forma a testa di cervo”. “E così”-prosegue Vitale- “lentamente, questi canali hanno creato dei solchi. Questi solchi hanno creato il Canale Patri, il Cillarese, Fiume Grande e Fiume Piccolo. Lentamente si è abbassato il livello ed è rimasto ben poco”. Vitale ha quindi ricordato un altro canale, la Mena, colmato nei secoli scorsi e che passava dove adesso c’è Corso Garibaldi e i vari sconvolgimenti geologici che permisero a Brindisi di diventare il territorio ideale per gli insediamenti umani.

Il pubblico della presentazione-001-2Tra questi tre in particolare: l’insediamento di Giancola, vicino Torre Testa, risalente a circa dodicimila anni fa (Paleolitico superiore), gli scogli di Apani e l’insediamento di Punta delle Terrare (nei pressi di Costa Morena). “Si parla sempre dell’Homo sapiens - spiega ancora Vitale -  per incontrare il Neanderthal bisogna spostarsi nella parte più alta”. Sull’insediamento di Giancola, afferma poi che “non si tratta di un insediamento vero e proprio, ma di una serie di frequentazioni da parte di uomini che non conoscevano l’agricoltura. Erano cacciatori, raccoglitori e si muovevano lungo i margini di questo canale alla ricerca di animali da cacciare. Potevano rifornirsi di acqua dolce e utilizzare i ripari naturali del canale. Raccoglievano molluschi nel vicino mare. In seguito all’esondazione questi uomini furono costretti a spostarsi nella parte più alta, dove adesso c’è la ‘casa rossa’”.

Sugli scogli di Apani, invece, afferma: “Noi li conosciamo come isolotti ma un tempo erano collegati alla terra ferma. Poi sconvolgimenti geologici li hanno separati e hanno lasciato questi scogli.” Si scopre così che in età del Bronzo medio quindi vi erano delle capanne e dagli scavi sono stati rinvenuti vari frammenti di vasellame. L’area fu abbandonata in seguito ad un incendio.

Da sinistra Danny Vitale e Donato Coppola-001-2Dell’insediamento di Punta delle Terrare (situato nel porto medio di Brindisi nei pressi della cosiddetta “casa dei fantasmi” e risalente all’età del Bronzo) Vitale ha ricordato lo stato di abbandono in cui versa la stessa villa sotto la quale negli anni Settanta fu scoperta l’area archeologica di Punta delle Terrare, chiamata così perché furono rinvenuti dei cocci, dei frammenti di ceramica prodotta in zona e di provenienza micenea, che testimonia contatti commerciali con quelle popolazioni (Nella foto, Daniele Vitale e Donato Coppola).

Al termine del suo percorso nella preistoria brindisina, Vitale ha lanciato un’idea che meriterebbe di essere realizzata, quella di restaurare la cosiddetta “casa dei fantasmi” (villa Skirmut-Monticelli) per adibirla a museo di Punta delle Terrare, recuperando tutto il materiale custodito nei diversi depositi e creando così un luogo nel quale i turisti, in attesa di imbarcarsi a Costa Morena, possano conoscere la storia di Brindisi.

Un particolare degli scavi sull'isolotto di ApaniIl professor Donato Coppola (che nel 1991, nella grotta di Santa Maria di Agnano a pochi chilometri da Ostuni rinvenne lo scheletro di una giovane donna vissuta ventottomila anni fa e che in grembo aveva un bambino, caso unico di resti di gestante del Paleolitico), ha invece portato i suoi ricordi professionali legati alla nostra città (negli anni Ottanta a Brindisi Coppola organizzò la sezione preistorica del museo provinciale, successivamente ridimensionata) e ad alcuni noti studiosi come l’archeologo Eugenio Rubini o Quirico Punzi o al soprintendente alle antichità della Puglia negli anni Sessanta, Felice Gino Lo Porto. Il paletnologo ha evidenziato come queste nostre zone non siano aree marginali della preistoria italiana, “ma sono aree importanti che meritano di essere indagate ed esplorate” (nella foto, scavi sugli scogli di Apani). 

Un video di un minuto e mezzo con i bambini che hanno partecipato alle attività promosse dal Gruppo Archeologico Brindisino e relative alla preistoria tenutesi presso il museo provinciale, ha concluso la presentazione di sabato, seguita poi dalla visita guidata. Lo sguardo entusiasta dei bambini ripresi mentre svolgevano attività di laboratorio ha parlato sicuramente più di tutto. La divulgazione storica deve indubbiamente iniziare dai più piccoli affinché si sviluppi la consapevolezza dell’importanza della tutela di quelle che sono le testimonianze più remote della nostra storia.

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