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Giancarlo Ansaloni intervistato sull'erba del Fanuzzi da un giovanissimo Antonio Celeste

Giancarlo Ansaloni intervistato sull'erba del Fanuzzi da un giovanissimo Antonio Celeste

Ansaloni uno dei mister più amati di sempre, con lui il Brindisi sfiorò la Serie B

Da cultore del gioco a zona, spesso spettacolare, a tutto campo, era persona di estrema semplicità, correttezza e professionalità, che sia pure a volte riservato riuscì con la sua genuinità ad entrare nel cuore dei tifosi e diventare un allenatore fra i più amati ed apprezzati di tutti i tempi

BRINDISI - Poche ore fa è de ceduto Giancarlo Ansaloni, all’età di 79 anni. Fu allenatore del Brindisi dal 1984 al 1989 ed alla sua guida la squadra brindisina ottenne la promozione dalla serie C2 alla serie C1, e successivamente nel campionato 1988-89 sfiorò la clamorosa promozione in serie B, campionato che mancava a Brindisi dagli anni 70, quando la squadra era affidata a Luis Vinicio ed alla presidenza di Franco Fanuzzi. E’ stato l’allenatore che ha potuto vantare il maggior numero di presenza sulla panchina brindisina avendo guidato la squadra per 114 partite.

Con lui Brindisi ha vissuto pagine di calcio esaltante, da cultore del gioco a zona, spesso spettacolare, a tutto campo, era persona di estrema semplicità, correttezza e professionalità, che sia pure a volte riservato riuscì con la sua genuinità ad entrare nel cuore dei tifosi e diventare un allenatore fra i più amati ed apprezzati di tutti i tempi.

Con Ansaloni la squadra giocò il miglior calcio del campionato, quello di Giorgio Tomba e dei 17 gol realizzati, di Roberto Bergamaschi, e di un giovanissimo Antonio Benarrivo, giocatore in cui credette ciecamente fino ad imporlo a società e tifosi, e ricevendo grande soddisfazione dal giocatore brindisino che raggiunse il traguardo della Nazionale italiana. E Antonio Benarrivo è sempre rimasto legato al suo allenatore e, con orgoglio Giancarlo Ansaloni ci teneva a dire che ogni volta che passava da Riccione il giocatore brindisino si fermava a salutarlo dimostrando affetto e riconoscenza ad un allenatore che aveva creduto nelle sue capacità.

In queste ore l’allenatore di Riccione viene pianto dalla Salerno e dalla Salernitana, squadra e società in cui ha lasciato il segno, riportando la squadra in serie B dopo 25 anni, fra l’entusiasmo e l’affetto del pubblico di una città che ancora oggi espone foto e manifesti di quella impresa. Giancarlo Ansaloni avrebbe certamente meritato una carriera migliore per le sue riconosciute capacità, se non fosse stato condizionato dal suo carattere rigoroso che lo portava a non chiedere alcun aiuto, evitando di affidarsi a bravi procuratori o procurarsi facile sostegno dai giornalisti, perché credeva ciecamente e semplicemente nel suo lavoro e sulla sua professionalità.

Non si poteva fare a meno di incontrare Giancarlo ogni volta che si passava dalla sua Riccione. Una tappa obbligata per rinsaldare vincoli di amicizia che si risolveva in racconti del passato ma anche delle sue imprese recenti e diceva con orgoglio che continuava a giocare a calcetto anche dopo i 70 anni con i cuoi vecchi amici di Riccione. Negli anni non è mai venuto meno il rapporto con la città di Brindisi. Le sue telefonate nei giorni di festività erano diventate un rito che non si esauriva solo ad uno scambio di auguri, ma era l’occasione per chiedermi tutte le notizie possibili sulla squadra di calcio, manifestando autentico dispiacere per le sorti attuali, e domandava un continuo aggiornamento sulla  città e sugli amici di Brindisi, su Tonino Perugino, suo collaboratore e preparatore atletico, e su Giacomo Palazzo che negli anni ha rappresentato un leale capo della tifoseria brindisina e sul “suo” Antonio Benarrivo. Ci mancherà un caro amico, le sue lunghissime telefonate, il suo straordinario affetto per la città e la squadra, ed un grande allenatore.  

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