Domenica, 19 Settembre 2021
Basket

Dalla capitale del basket argentino alla New Basket Brindisi: arriva Redivo

Tante le star sportive che provengono dal suo luogo di nascita: Bahia Blanca, città di circa 300mila abitanti situata a 650 chilometri da Buenos Aires ai margini della Patagonia

BRINDISI – Lautaro Martinez, Rodrigo Palacio, German Pezzella - nel football - Bruno Cerella, “Pepe” Sanchez,  Alejandro Montecchia, Manu Ginobili nella pallacanestro. Cosa hanno in comune questi giocatori e grandi protagonisti dello sport argentino? Il luogo di nascita: Bahia Blanca, città di circa 300mila abitanti situata a 650 km da Buenos Aires ai margini della Patagonia. Un luogo considerato la capitale del basket in Argentina, città di nascita della new entry biancoazzurra: Lucio Redivo. 

Calcio e basket, una scelta che ha condizionato da sempre la sua vita formata da una tradizione calcistica di famiglia e una propensione innata a tirare a canestro sin dall’età di 4 anni, quando ha  iniziato a portare il pallone di pallacanestro in casa. Da quel momento il fratello e i cugini hanno abbandonato il football per dedicarsi al basket.  

Lucio non smette di più di correre, tirare e programmare la sua vita con la palla a spicchi. Gioca  fino a 16 anni al Club Atlético Pacifico a tre isolati da casa, dal 2012 al 2017 indossa la canotta del  Weber Estudiantes Bahia Blanca. “Non ho mai pensato di giocare in Europa, men che meno di  giocare in Nazionale. Ho sempre fissato obiettivi brevi cercando di soddisfarli, e quando non ce l’ho fatta, non mi sono mai buttato giù. Cercavo sempre di allenarmi di più e migliorare. Mi è stata  data l'opportunità, ho faticato molto e mi sono privato di molte cose. Non sono andato a nessun  compleanno dei miei amici perché il giorno dopo avrei dovuto giocare, non me ne pento sono sacrifici che andavano fatti”. 

Estati completamente dedicate all’allenamento individuale in palestra, insieme al nonno materno: "Mi ha insegnato a tirare dalla distanza, ha cambiato il mio tiro con una parabola diversa, ho imparato molto con lui. E pensare che non ha mai giocato a basket, ha sempre giocato a calcio”. L'altezza: 183 centimetri di pura esplosività e talento, ma non è stato così semplice convivere con un’etichetta di inadeguato a grandi palcoscenici. A 13 anni, convocato per la prima volta nelle selezioni giovanili, il suo mentore Nestor ‘Breast’ Martinelli si espose in prima persona indicando Lucio come un futuro giocatore da Nazionale. “Ricordo ancora come se fosse oggi quel momento. Eravamo a cena con tutti i compagni e staff e Breast lo disse più volte. Si misero a ridere, gli  diedero del pazzo e mi sentii male, quasi in colpa per averlo esposto a una figuraccia del genere”.  

L’anno successivo venne escluso dalla Under14 e fu ancora Martinelli a recitare un ruolo chiave:  “Mi venne a dire che avrei giocato in prima squadra, sempre più convinto. Mi ha dato tanta fiducia, mi ha fatto credere in me stesso, mi ha dato un obiettivo da raggiungere”.

Una mentalità che lo ha formato e gli ha permesso di raggiungere in carriera un palmares di tutto rispetto: medaglia d’argento alla Fiba Americup nel 2017, medaglia d’oro ai giochi panamericani nel 2019 e il secondo posto con la nazionale argentina agli ultimi Mondiali di Cina 2019. 

“Aver ottenuto due medaglie in due mesi e mezzo è qualcosa che non accade ogni giorno e rimane  per sempre. Non ci siamo resi bene conto in quel momento ma a posteriori è stato incredibile pensare di aver reso felici e fieri tutti i nostri connazionali. Ci è mancata solamente una vittoria per salire sul tetto del mondo ma la Spagna in quel momento aveva qualcosa in più rispetto a noi”. 

Nell’estate del 2017 lascia l’Argentina per iniziare la sua esperienza in Europa. Due anni in Spagna, una stagione in Messico, e l’anno scorso l’approdo in Italia a Monferrato. Un biglietto di visita importante per lo scorer bahiense prossimo ad aggregarsi al gruppo a disposizione di coach Frank  Vitucci per questo inizio di stagione.

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