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La curva deserta a partita ancora in corso

La curva deserta a partita ancora in corso

Brutta, senz'anima e senza risposte

BRINDISI - Brutta e senz’anima l’Enel Brindisi è riuscita nell’impresa quasi impossibile di giocare contro Reggio Emilia la sua peggiore partita casalinga del campionato, la più mortificante e scoraggiante della straordinaria collezione di sei sconfitte consecutive.

BRINDISI - Brutta e senz'anima l'Enel Brindisi è riuscita nell'impresa quasi impossibile di giocare contro Reggio Emilia la sua peggiore partita casalinga del campionato, la più mortificante e scoraggiante della straordinaria collezione di sei sconfitte consecutive (ben sette nelle ultime otto partite). La sconfitta (69-84), subita da Reggio Emilia, squadra che fino a due mesi or sono era ritenuta concorrente dell'Enel Brindisi per un posto nei play off, segna il punto di massima crisi che denota chiari sintomi di irreversibilità per quanto appare senza sbocchi immediati.

Sono sei settimane che la squadra si mostra svuotata di energie fisiche e mentali, incapace di trovare stimoli e motivazioni tali da portarsi fuori dall'incalzante scadimento di forma e dal tunnel di risultati negativi che ne hanno compromesso l'immagine di squadra rivelazione del campionato, ricca di grandi individualità, forte di una difesa che ha fatto fronte con successo alle più prestigiose squadre del campionato ed in grado di compiere imprese straordinarie, come vincere sul campo di Sassari, battere MontePaschi Siena e Cantù, entrare a testa alta nel gruppo delle otto migliori formazioni del campionato e disputare le final eight di Milano.

E, ancora di più e meglio, mettere al sicuro la permanenza in serie A con largo anticipo rispetto ai programmi della società. Di quella squadra, di Gibson e Reynolds, di Robinson e Viggiano, di Simmons e Ndoja e gli altri, si sono perse le tracce da due mesi di crisi latente e di pesanti sconfitte subite da squadre tutte alla portata dell'Enel Brindisi, senza che coach Bucchi e la società siano riusciti ad intervenire per prendere le opportune decisioni. Da allora ogni sconfitta è stata giustificata senza alcuna assunzione di responsabilità da parte del coach Bucchi e dello staff tecnico, come fosse episodica, staccata da una crisi che invece era visibilmente più complicata,così come i risultati e sopratutto le prestazioni dei singoli e di squadra indicavano già con estrema chiarezza.

Sconfitte che dovevano essere analizzate con più realtà e correttezza per cercare le giuste ragioni tecniche e per trovare immediate soluzioni,sono state invece sottovalutate e spiegate con linguaggio metaforico in lingua?. "bersanese": "non a caso Sassari è la capolista del campionato". Ma non a caso Brindisi aveva espugnato Sassari e non a caso Sassari aveva giocato a Brindisi senza due fra i suoi migliori giocatori e , sempre non a caso, la partita era stata letteralmente regalata alla squadra di coach Sacchetti grazie ad inverosimili scelte di coach Bucchi. E che "?sono ragazzi", come se le altre formazioni scendono in campo con una formazione di pensionati, ed ancora che "è come dopo aver superato un esame all'università che ci si rilassa" (ma chi ha mai fatto l'università "giocando" e da "professionista" con un lauto ingaggio!)

"Abbiamo ottenuto troppo presto la permanenza in seria A", oppure che "?non bisogna essere tristi" dimenticando che non c'è proprio niente da ridere! Questa crisi non è maturata sabato scorso contro Reggio Emilia, ma parte da lontano e desta molto stupore come mai esperti addetti ai lavori, con un prestigioso passato, hanno permesso di giungere a questo punto del campionato con Gibson, il giocatore-simbolo della ex squadra rivelazione, che in due partite, Avellino e Reggio Emilia, ha tirato da tre con un incredibile 1/16, con Reynolds in piena confusione mentale alla ricerca di una identità perduta con la squadra, con Robinson, una volta infallibile protagonista sotto i tabelloni, in progressivo scadimento di forma e con un gruppo irriconoscibile.

Fischiare i giocatori e lasciare il PalaPentassuglia molti minuti prima della fine della partita è il naturale sfogo del pubblico deluso che vive con amarezza il momento critico della squadra,senza valutare che contro Avellino e Reggio Emilia i giocatori hanno dato proprio tutto quel che avevano da dare, cioè quel poco o niente che è loro rimasto da una precaria condizione fisica, atletica e mentale di cui non sono responsabili e che li ha portati "svuotati" alla meta, costretti a rimediare figuracce da cui vergognarsi e chiedere scusa ai propri sostenitori.

Coach Bucchi ed il suo staff tecnico devono analizzare attentamente i motivi di questa crisi,gli errori da loro commessi, la continua confusione di ruoli ed il moltiplicarsi di quintetti atipici schierati che spesso hanno mandato in confusione gli stessi giocatori, e spiegare (ma questa volta senza metafore!), cosa succede nella squadra, se la mancanza di lucidità dei giocatori è dovuta ad una preparazione atletica sbagliata e qualsiasi altra causa che possa servire ad un chiarimento costruttivo, senza che sia una caccia al colpevole, esclusivamente per consentire all'Enel Brindisi di finire il campionato in modo dignitoso, perché sia giustamente ricordato per la conquista della permanenza in seria A o non per il finale inglorioso.

 

 

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