Sport

Calcio scommesse: la PerBrindisi parte civile. "Flora dovrà risarcire i tifosi"

L'associazione PerBrindisi si costituirà parte civile nel procedimento giudiziario che vede coinvolti Antonio Flora e altri tesserati del Città di Brindisi nell'ambito dell'inchiesta Dirty soccer e chiederà il risarcimento del danno da passione sportiva rovinata, a seguito dei presunti illeciti sportivi emersi nel corso delle indagini condotte dalla Dda di Catanzaro

BRINDISI – L’associazione PerBrindisi si costituirà parte civile nel procedimento giudiziario che vede coinvolti Antonio Flora e altri tesserati del Città di Brindisi  nell'ambito dell'inchiesta Dirty soccer e chiederà il risarcimento del danno da passione sportiva rovinata, a seguito dei presunti illeciti sportivi (ammessi dallo stesso Antonio Flora e dall’attuale proprietario, Vito Morisco) emersi nel corso delle indagini condotte dalla Dda di Catanzaro. I soci fondatori dell’associazione polisportiva onlus si sono rivolti all’avvocato Giacinto Epifani per far valere i diritti dei propri consociati.

LA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE - I dettagli dell’azione legale sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa svoltasi nel pomeriggio presso lo studio legale dello stesso Epifani, affiancato dai colleghi Luigi Massimiliano Aquaro e Massimo Zecca. Il presidente della polisportiva, Sandro Toffi, supportato da altri tre componenti del direttivo (Marco Esposito, Michele Toscano e Consiglia Lacorte) ne ha approfittato per fare il punto della situazione sull’andamento delle sottoscrizioni (allo stato quasi 500 tifosi hanno sottoscritto circa 1000 quote, per una somma complessiva vicina ai 10mila euro) e sulle azioni da intraprendere per evitare la morte del calcio brindisino. 

Il mandato per la costituzione di parte civile è stato conferito con delibera assembleare dello scorso 13 giugno. L’avvocato Epifani non è nuovo a iniziative del genere. Di recente ha infatti rappresentato circa 60 tifosi del Lecce che si sono costituiti parte civile nel processo riguardante il tentativo di combine della partita Bari-Lecce del maggio del 2011. E ottenne un risultato storico, perché per la prima volta un tribunale riconobbe la sussistenza del danno da passione sportiva rovinata, riconoscendo un risarcimento da 400 euro a testa. 

Adesso si tenta di battere la  stessa strada con l’associazione PerBrindisi. L’atto di nomina del legale della parte offesa è stato già depositato presso la procura di Catanzaro. “Qualsivoglia risarcimento si ottenga – si legge in una nota della PerBrindisi - sarà devoluto all’Associazione e utilizzato a favore della società che andrà a gestire la squadra del calcio”. 

POSSIBILI SCENARI - Già, ma chi gestirà il calcio brindisino? Su questo fronte si sono profilati vari scenari. La prima opzione (probabilmente anche la più impraticabile) è quella di rilevare l’attuale società, salvando il titolo sportivo e iscrivendola al prossimo campionato di Serie D (con la più che concreta possibilità di una retrocessione in Eccellenza per illecito sportivo). L’associazione non chiude del tutto le porte a questa ipotesi. “Alla luce dei fatti che si sono succeduti, e considerato  che nessuno è subentrato, la nostra Associazione – si legge nella nota della polisportiva - ha  continuato la raccolta di sottoscrizioni  per vedere se, col fondo che si andava costituendo, si paventava la possibilità di costituire un sodalizio  capace salvare il titolo e gestire in prima persona la squadra di calcio rappresentativa della città. La cosa appare praticamente impossibile, considerato l'esiguo numero delle sottoscrizioni, circa 1000 euro, pari a poco più di 10mila euro euro con i quali, ad oggi, si può fare molto poco a meno che,  tutti coloro che vogliono fortemente la salvezza del titolo esistente, non si autotassino, come  hanno fatto i membri fondatori di questa Associazione,  investendo nella propria passione 1000 euro a testa; allora forse faremmo ancora in tempo a fare fatti, e non solo parole”. Nel corso della conferenza stampa, i soci hanno inoltre chiesto alla società di rendere noto l’ammontare complessivo del passivo, invitandola a farsene carico.

IL PIANO B - “Se non ci dovesse essere nulla da fare per salvare questa società – spiega Toffi – scatterebbe il piano B”.  Questo consisterebbe nella costituzione di un nuovo sodalizio, da iscrivere nelle categorie minori (impossibile l'affiliazione al torneo di Eccellenza). In tale conteso, l’amministrazione comunale potrebbe dare il proprio contributo nella ricerca di sponsor e investitori. La questione è stata affrontata durante un incontro fra i soci e il sindaco Mimmo Consales (smentito fino alla giornata di sabato da uno dei membri del direttivo, contattato telefonicamente dalla redazione), svoltosi venerdì scorso (19 giugno) a palazzo Nervegna. “Il sindaco – spiega Toffi – ha spiegato che nessun imprenditore vuole avere nulla a che fare con l’attuale società”. In caso di ripartenza da zero, invece, le cose potrebbero cambiare. 

Fra le numerosi voci (alcune delle quali fantasiose) circolate in questi giorni, ve n’era una riguardante una sorta di intesa segreta raggiunta con la società del Real Paradiso Brindisi, militante in Prima Categoria. Ma Toffi smentisce seccamente. “Non abbiamo mai avuto nessun contatto con la dirigenza del Real Paradiso. È una pista che non esiste”. 

Solo il 10 luglio, ad ogni modo, quando scadrà il termine per l’iscrizione in Serie D, si capirà con certezza se il titolo sportivo che fu della Brindisi Sport, del Brindisi Calcio e del Football Brindisi sopravvivrà al terremoto giudiziario, o se al contrario bisognerà partire da zero. 

Di certo non tutta la tifoseria è schierata dalla parte della PerBrindisi. I commenti pubblicati sul social network Facebook sono il termometro del forte scetticismo nutrito da una parte dei supporter nei confronti dell’operato della polisportiva. “Avevamo messo in preventivo – afferma Toffi – che ci sarebbero state delle resistenze. Ma siamo convinti che la maggioranza silenziosa dei tifosi è dalla nostra parte, a fronte di una minoranza che nutre legittimi dubbi”. 

Il direttivo non nasconde però una forte delusione per l’esiguo numero di tifosi che hanno aderito alla sottoscrizione, se si considera che l’obiettivo iniziale era quello di “una raccolta  fondi attraverso una forma di simil azionariato popolare, mettendo in campo 50mila quote da 10 euro cadauna”. Ma una volta partiti, non ci si può tirare indietro.  La PerBrindisi va avanti con fiducia e convinzione verso l’obiettivo: quello di tenere in vita la maglia con la V.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Calcio scommesse: la PerBrindisi parte civile. "Flora dovrà risarcire i tifosi"

BrindisiReport è in caricamento