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Happy Casa alla seconda sconfitta: ora tocca un bagno di umiltà

Dopo i ko contro Pesaro e Cremona vari ingranaggi da sistemare per coach Vitucci, a partire dalla difesa

BRINDISI - Due sconfitte consecutive, la prima in casa contro Pesaro e la seconda al PalaRadi con Cremona, impongono alla squadra un momento di responsabile riflessione. Happy Casa Brindisi ha perso l’umiltà che l’ha fatta grande fino alla vittoria di Milano, contro l’Olimpia, dopo aver conquistato meritatamente elogi incondizionati per la qualità di gioco e per i risultati, guadagnandosi sul campo il ruolo di capolista del campionato, con un salto impensabile rispetto agli obbiettivi iniziali della società e dello staff tecnico. Un campionato di grandi soddisfazioni, l’accesso alle Final Eight ed un posto nei play off, tutto secondo le migliori aspettative, va bene, ma da capolista con alle spalle prestigiose successi sui campi di Bologna, Sassari, Milano Brescia con il record di 10 vittorie consecutive, era decisamente imprevedibile un ruolo straordinario che ora sembra pesare più del previsto sul piano mentale.

Bagno di umiltà

La classifica, pur dopo la sconfitta di Cremona, non cambia le più ottimistiche aspettative della squadra, della società e della tifoseria, perché la formazione di coach Vitucci ha saldamente in pugno il mantenimento del prestigioso secondo posto in classifica, fino al termine delle due giornate che mancano per la chiusura del girone di andata (Trento in casa e Varese in trasferta), e l’accesso dalla porta principale alla griglia delle Final Eight in programma dall’11 al 14 febbraio al Mediolanum Forum di Assago di Milano. Sono questi i punti cardine di positività sui cui coach Vitucci ed il suo staff devono lavorare per pretendere dalla squadra un gran bagno di umiltà, da tradurre in campo con la maggiore determinazione e concentrazione, doti che hanno portato Happy Casa Brindisi ad essere protagonista principale nel girone di andata che sta per concludersi.

C’era una volta la difesa

Prendere 92 punti in casa da Pesaro e 96 da Cremona sono segnali che richiedono un immediato intervento per stabilizzare la difesa, finora la vera forza della squadra, prima di Milano. Perché Happy Casa non diventi squadra “slava strisce”, che sbanda e perde in casa contro Pesaro, reduce da due scontiste con Treviso e Fortitudo, e Cremona addirittura in negativo da tre giornate con Treviso, Fortitudo e Sassari, è indispensabile recuperare la migliore difesa, come lo stesso coach Vitucci ha ammesso subito dopo la partita contro la squadra di coach Paolo Galbiati. Rare chiusure difensive e inadeguata pressione sugli attacchi hanno determinato le due sconfitte “over 90” e aperto spazi enormi per novelli giganti da “tripla” come Carlos Delfino (6/7 da 3 punti) da Pesaro, e Daulton Hommes (4 triple consecutive e 5/11 finale), Fabio Mian (3/5), giocatori ed attacchi che fino a poco tempo fa avrebbero avuto vita difficile contro la vera difesa di Happy Casa.

L’illusione del contro break 

Coach Galbiati ha colto di sorpresa Happy Casa Brindisi schierando una difesa a zona ed è riuscito a piazzare un break iniziale che coach Vitucci ha subito bloccato chiamando un time out dopo 2 minuti di gioco su 10 -2. E’ partito un contro break di 17 a 0 che ha è sembrato confermare che Happy Casa era tornata al naturale, certamente la squadra vista in campo fino a qualche tempo fa, quella con la rabbia in corpo e la voglia di vincere che non avrebbe mai mollato.

Perkins, Happy Casa Brindisi-4-3

Ed invece, nonostante la straordinaria prestazione di Nick Perkins, Darius Thompson e James Bell, dopo aver conseguito il vantaggio di 81-86 a 5’51” dalla fine, la tripla realizzata da Harrison ed il fallo tecnico successivo, la squadra si è smarrita, ha perso la giusta lucidità ed ha fatto trascorre i minuti successivi realizzando dolo 8 punti, fra palle perse e giocate fuori contesto.

Che D’Angelo Harrison non diventi un “caso”

Lui ha da subito conquistato da subito la leadership di Happy Casa, l’affetto e la simpatia della tifoseria, ma il suo straordinario talento ha limiti caratteriali che lo portano a commettere falli e passare molto tempo della partita in panchina, privando la squadra del suo apporto determinante. Ormai sono un classico i primi due falli quasi immediati in ogni partita che costringono coach Vitucci a richiamarlo in panchina. A Cremona Harrison ha commesso un terzo fallo offensivo molto banale, a centrocampo, su Cournooh, con la squadra in vantaggio (32-39) ma ben più determinante è stato il fallo tecnico procuratosi a 5’ e 51” dal termine, dopo aver realizzato una tripla che aveva portato la squadra su 81-86. 

D'Angelo Harrison-2

Harrison si sarebbe rivolto verso il pubblico che lo aveva irritato, con uno sguardo ed un atteggiamento minaccioso, che gli arbitri hanno ritenuto di dover sanzionare come fallo tecnico, con una eccessiva interpretazione personale del regolamento, stravolgendo il finale di partita. Non era stato difficile prevedere fin dallo scorso settembre che gli arbitri avrebbero preso le misure nei confronti di D’Angelo Harrison. Così scrivemmo infatti lo scorso 25 settembre: “Spetta a coach Vitucci, tuttavia, convincere Harrison di essere meno polemico e irritante nei confronti degli arbitri che fin dalla competizione di Olbia hanno manifestato grande severità e determinazione nel punire ogni forma di protesta”. “E’ indispensabile che Harrison, candidato ad essere il giocatore-simbolo della squadra non debba finire in panchina per somma di falli, anche tecnici”. 

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