“Amas’ Dragon boat”: quando lo sport è integrazione e divertimento

Non solo donne che hanno vinto il tumore al seno: la squadra dell’istruttrice Buongiorno è composta da grandi e piccoli che vogliono vincere e divertirsi

BRINDISI- Se dalla banchina di viale Regina Margherita vi è capitato di vedere nel porto interno un’imbarcazione con una testa di drago a prua e la coda a poppa, e a bordo donne e uomini, un timoniere e una tamburina che urla a squarciagola, avete assistito all’allenamento di Dragon boat della squadra “Amas”: chi tiene il ritmo a suon di tamburo e incita i pagaiatori è Lucia Buongiorno, istruttrice anche di canottaggio, che ha riunito atleti e atlete di tutte le età, tra cui donne che hanno avuto il tumore al seno.

Video interviste, provate il Dragon Boat

“Ama è il nome delle pescatrici giapponesi che letteralmente tradotto significa “donne del mare – ci spiega l’istruttrice Buongiorno che indossa maglia della squadra e fascia per capelli fucsia personalizzate – anche se tra noi abbiamo anche uomini – sottolinea.

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Il progetto è stato lanciato un paio di mesi fa con l’iniziativa “RemiAmo la vita in Dragon boat” in collaborazione con l’Andos per raccontare che si può rinascere dopo il tumore al seno attraverso la condivisione, anche se non sempre è facile.

“Ci sono una quarantina di donne e uomini che pagaiano insieme perché il nostro principio è l’integrazione e vogliamo integrare chi non ha vissuto la problematica con chi ha combattuto” spiega l’istruttrice Buongiorno.

Così due volte a settimana ragazzi e ragazze dai 27 ai 65 anni si danno appuntamento al molo dei Cantieri Balsamo con l’obiettivo di divertirsi, dopo aver fatto riscaldamento: remano insieme, sudano insieme e uniscono il loro respiro sull’acqua, mentre il Dragon boat scorre silenzioso in superficie.

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Lungo 12,40 metri, largo 1,20 e dal peso pari a 280 chilli, la barca orientale sfila nel Seno di ponente a suon di pagaiate e a ritmo di tamburo che si confonde col battito del cuore di ognuno.

“Chi ci può fermare? – urla l’istruttrice Buongiorno – “Nessuno” risponde in coro la squadra, mentre pagaiano davanti al Monumento al marinaio. Già, perché chi ha combattuto il tumore, non lo batte più nessuno.

Come il capitano della squadra Amas, la signora Angela di 62 anni che nel 2004 ha vinto contro il cancro al seno, mostrando come autostima, dolore e passione riescono a far pagaiare anche chi credeva di non poter avere più forza. Anche sportiva. Invece la chemio, il bisturi e la radio non hanno cancellato alcun sussulto di vitalità.

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“E’ bellissimo questo sport, invito tutti quanti, uomini, donne e bambini perché si sta all’aria aperta, si sta in mare. Si prova un’emozione forte con la squadra. Da provare” ci dice commossa la signora Angela che regala un’iniezione di fiducia a chi la vede pagaiare.

“Siamo tutti numero uno in questa squadra: integrazione, natura e divertimento” conclude l’istruttrice Buongiorno al termine dell’allenamento, con quel poco di voce che le rimane.

Ma la squadra deve allenarsi con intensità per arrivare preparata alle competizioni del prossimo anno, con l’obiettivo anche di vincere.

Che lo sport sia di grande aiuto per prevenire e affrontare meglio il tumore al seno si sa. Ma c’è una disciplina che è una vera e propria terapia riabilitativa per le donne operate: è il canottaggio sul dragon boat, una barca di origine cinese che a Brindisi, grazie a Lucia Buongiorno, ha deciso di unire tante e diverse esperienze di vita “perché insieme si può”.

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