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E adesso Happy Casa non può più contare sull'effetto sorpresa

Una squadra competitiva che sarà trattata da pari da ogni avversario. Una azzeccata campagna acquisti

BRINDISI - La media-punti è quella da Final Eight. Ma non stacchiamo i piedi da terra e non parliamo di obiettivo play off, come ammoniscono il presidente Nando Marino ed il coach Frank Vitucci. Happy Casa Brindisi, però, che gioca e vince da squadra anche a Torino, forte dei suoi otto punti già conquistati in classifica, ora si può candidare disputare un ruolo importante in questo campionato, lasciandosi dietro ansie, paure e preoccupazioni di una nuova stagione agonistica coinvolta nella lotta per non retrocedere e per salvare il suo prezioso posto di privilegio conquistato in serie A.

Otto punti in sei partite

La squadra di coach Vitucci è alla pari con le “grandi” del campionato e gli otto punti in classifica conquistati nelle prime sei partite di questo campionato, costituiscono un bilancio positivo  che va oltre ogni più ottimistica previsione, anche se questa squadra aveva già suscitato ampi consensi e  piena fiducia nei tecnici, nella tifoseria e nella società fin dalle sue prime apparizioni, ottenendo una sequela di risultati eccellenti in preseason, frutto di ottime prestazioni.

Ed anche a Torino, pur in una partita di non grande livello spettacolare, la squadra di coach Vitucci ha dimostrato le doti caratteriali, di solidità fisica e mentale che hanno prodotto i risultati positivi finora ottenuti. L’Happy casa ha avuto momenti di difficoltà che ha brillantemente superato quando ha dovuto respingere gli attacchi di Auxilium Torino portati alla difesa brindisina per rimontare fino a 9 punti di svantaggio (19-28) o per spezzare gli equilibri di risultato che molto spesso si sono riscontrati nel corso della partita, ma che hanno visto la squadra di coach Vitucci quasi sempre gestire un vantaggio, si pure limitato.

Fiat Torino-Happy casa Brindisi (6)-2

Moraschini in campo da leader

Ed a spezzare questi equilibri ci hanno pensato a turno Adrian Banks, John Brown, Jeremy Chappell e soprattutto Ricky Moraschini che ha giocato con grande autorità e determinazione, ma principalmente con molto coraggio, assumendosi responsabilità al tiro dalla distanza nei momenti di maggiore difficoltà della sua squadra.

Nella fase di gioco in cui Torino cercava di operare una rimonta per riportare il risultato in proprio favore, infatti, Moraschini ha assunto la piena leadership della squadra ed ha spento sul nascere ogni possibilità di rimonta della squadra di coach Larry Brown, infilandola con mini-break di estrema precisione nei momenti conclusivi, mettendo a segno 15 punti in 23 minuti di presenza in campo, realizzando 3/4 da 2 punti, 3/3 da 3 punti.

Il titolo di “Re dei mini-break” della partita di Torino spetta proprio a lui, a Ricky Moraschini, un “italiano vero” che in partita ha fatto l’americano. Note e conferme positive sono giunte anche dalla prestazione di John Brown, divenuto decisamente un punto di forza della squadra di coach Vitucci, che a Torino ha chiuso la partita in “doppia-doppia” con 10 punti realizzati e 12 rimbalzi catturati, anche se  non si leggerà mai nel suo score personale l’intensità difensiva, la tenacia con cui lotta in difesa e sotto le plance contro avversari di maggior peso fisico ed atletico e la misura consistente del suo apporto in termini di aiuti difensivi.

Fiat Torino-Happy casa Brindisi (4)-4

Una difesa ostica per tutti

Ed al PalaVela di Torino si è apprezzata ancora l’intensità difensiva e l’atteggiamento della squadra brindisina che ha limitato a 66 punti il bottino della formazione di coach Larry Brown, dopo aver stoppato sette giorni prima a 59 punti il secondo miglior attacco del campionato di Cantù.). Dalla lettura “numerica” finale dello “score”, tuttavia, risultano dati discordanti che coach Vitucci dovrà necessariamente valutare e correggere in palestra, valutato che i risultati postivi aiutano a lavorare con maggiore tranquillità e con migliori effetti.

Di positivo c’è che la squadra a Torino ha catturato ben 44 rimbalzi, di cui 9 in attacco e ben 35 in difesa ma poi di strano, a ben guardare, oltre a Brown, i migliori rimbalzisti di Happy Casa risultano essere Adrian Banks con 9 e Wes Clark con 6, vale a dire due “guardie” che hanno tutt’altro ruolo e compito, costretti per l’occasione a cambiare mestiere, mentre i titolari di professione hanno scritto a referto rispettivamente solo 3 rimbalzi e 2 stoppate per Tony Gaffney e la miseria di 2 rimbalzi in 10 minuti di gioco di Jakub Wojciechowski.

Ed in effetti Wojciechowski sembra non aver ancora recuperato la migliore condizione fisica e di forma, gioca lontano dal canestro e spesso appare smarrito e fuori dai giochi di squadra, mentre almeno Gaffney si limita a dare un buon contributo in chiave difensiva, laddove ci sarebbe bisogno di una sua presenza più consistente sotto i tabelloni.

Fiat Torino-Happy casa Brindisi (1)-2

E dal quadro tecnico finale della prestazione di Happy Casa a Torino esce anche un altro dato imbarazzante e che riguarda il clamoroso rapporto negativo fra le 21 palle perse e le 5 recuperate. Di certo c’è qualcosa che non quadra in questi rapporti numerici per cui coach Vitucci è chiamato a restituire i giusti equilibri di squadra, in attesa dei prossimi impegni di campionato.

Non sempre Happy Casa incontrerà formazioni avversarie prive di quattro giocatori titolari. Torino infatti era mancante degli infortunati McAdoo, Cusin, Cotton e Delfino e schierava due giocatori al debutto in prima squadra, e che da ora in poi sarà affrontata dagli avversari con maggiore considerazione e determinazione per cui dovrà raddoppiare il proprio impegno ed evitare cali di concentrazione e record di palle perse.

Il risultato di scelte di mercato oculate

C’è da riconoscere, infine, pieno merito al coach Vitucci, al direttore sportivo Simone Giofrè ed alla società per aver finalmente puntato con intelligenza e lungimiranza su  Ricky Moraschini, John Brown, Alessandro Zanelli, Erik Rush, giocatori evidentemente sprecati in campioni di LegaDue, e scovato in America il play  Wes Clark, un rookie che è già una grossa realtà, autentica rivelazione del campionato, e per aver operato tutte scelte, come quelle di Chappell e Banks, che ripagano la tifoseria per aver dovuto sopportare i vari Obinna  Oleka, Antony “cut” Barber e tutta la comitiva di americani ”rotti” o malconci che hanno svernato a Brindisi nel corso degli anni.

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