I Barretta lasciano il calcio: "Stavolta senza ripensamenti, e senza richieste"

BRINDISI – Annuncio shock dei fratelli Barretta: a fine campionato lasciano il Football Brindisi 1912 anche se la squadra dovesse essere promossa in Prima divisione. “La nostra decisione è irrevocabile>”, hanno detto Francesco e Giuseppe Barretta, rispettivamente presidente e vice del Football Brindisi 1912. E hanno aggiunto, per meglio chiarire il concetto, che “non si tratta di un mezzo per ottenere l’intervento delle istituzioni”.

I fratelli Francesco e Giuseppe Barretta

BRINDISI – Annuncio shock dei fratelli Barretta: a fine campionato lasciano il Football Brindisi 1912 anche se la squadra dovesse essere promossa in Prima divisione. “La nostra decisione è irrevocabile>”, hanno detto Francesco e Giuseppe Barretta, rispettivamente presidente e vice del Football Brindisi 1912. E hanno aggiunto, per meglio chiarire il concetto, che “non si tratta di un mezzo per ottenere l’intervento delle istituzioni”.

La Conferenza stampa di questo pomeriggio è stata convocata per fare il punto sul campionato all’indomani della sconfitta di Barletta. “Che non pregiudica nulla – ha spiegato Francesco Barretta, perché noi siano in corsa più che mai”.

“Nei play off ci abbiamo sempre creduto e continuiamo a crederci – ha proseguito il presidente -. Perché siamo convinti che la nostra squadra ha le carte in regola per poterli vincere e accedere alla Prima divisione. Questo, sia per portare in alto la squadra di calcio, sia per portare in alto Brindisi, che è la nostra città, dove siamo nati e continueremo a vivere e dove vivranno i nostri figli”.

Ma il motivo di questo incontro con i giornalisti è anche un altro. Ed è quello più doloroso, che ha gettato nello sconcerto i tifosi. Vale a dire annunciare con due mesi di anticipo che la famiglia Barretta (i fratelli Francesco e Giuseppe, le loro cugine Rosy e Paola, e i rispettivi genitori Giovanni e Domenico) intende ritirarsi dal mondo del calcio.

“Non è una decisione presa per rabbia come accadde un paio di anni fa – spiega Giuseppe Barretta -. Questa decisione l’abbiamo maturata diverso tempo fa. Abbiamo però volutamente ritardato l’annuncio perché c’erano le elezioni e sicuramente ci sarebbe stato, come in altre occasioni, l’affannarsi dei politici a farci promesse”.

“Ma non potevamo nemmeno tardare oltre – ha proseguito -. Lo stiamo annunciando con due mesi di anticipo in modo che chi ha interesse al calcio di questa città avvii i contatti con noi per il passaggio della proprietà della società”.

“La nostra decisione – sottolinea il vice presidente – è profondamente meditata. E va ben oltre le tante delusioni accumulate in questi sei anni di gestione per le innumerevoli promesse ricevute e mai mantenute”.

Il Football Brindisi è l’unica squadra di Seconda divisione a non avere uno sponsor. “Ma non è solo questione di sponsor – si inserisce il presidente Barretta -. Se pensiamo che per avere il terreno di gioco decente al Fanuzzi abbiamo dovuto aspettare ben sei anni. Non abbiamo il campo su cui allenarci e siamo costretti ogni giorno a far spostare la squadra a quaranta chilometri da Brindisi per potersi allenare. Si parla poi tanto di fare largo ai giovani. Noi ci stiamo impegnando in questo settore ma per poter far disputare i campionati alle nostre giovanili abbiamo dovuto chiedere ospitalità al Comune di San Pancrazio Salentino”.

“Intanto devo fare una precisazione – riprende il vice presidente Giuseppe Barretta -. Quando siamo subentrati noi, a seguito delle pressioni del sindaco Mennitti che mise assieme una cordata di dieci imprenditori, la squadra era in Terza categoria per effetto del Lodo Petrucci. Per accedere all’Eccellenza noi Barretta (che nel frattempo eravamo rimasti da soli) abbiamo dovuto pagare 350mila euro alla Lega”.

“Chiarito questo, giusto per dare i meriti a chi ce l’ha, perché in fin dei conti noi qualcosa l’abbiamo vinta se dalla Terza categoria ora il Brindisi è in lotta per la C1, torno a dire che la decisione è irrevocabile. Ovviamente non regaliamo niente. Abbiamo costruito una società sana, che ha un certo valore. Non vogliamo guadagnarci, ma nemmeno regalarla”.

- E adesso che ne sarà della squadra?

“Questa nostra decisione – spiega Giuseppe Barretta - non modifica nulla. Oggi pomeriggio abbiamo parlato alla squadra chiedendo ai giocatori di utilizzare questa notizia come carburante per vincere queste ultime gare e cercare di portare il Brindisi in Prima divisione”.

-Come l’hanno presa?

“Bene perché sanno che noi continueremo nel nostro impegno, affianco alla squadra sino alla fine del campionato. Vedete. Noi se ci fossimo voluti disimpegnare a dicembre avremmo venduto i pezzi pregiati. Nessuno avrebbe potuto rimproverarci nulla data l’assenza e la sordità delle istituzioni. Ma noi a gennaio, al contrario, abbiamo rinforzato la squadra. In silenzio, senza fare pressioni. Noi non siamo persone che utilizzano questi mezzi per fare pressione e ottenere qualcosa. Saremmo rimasti volentieri in silenzio, ma sarebbe stato ingiusto mettere la gente di fronte al fatto compiuto quando il campionato finisce e arrivano le scadenze”.

- E se si va in Prima divisione?

“Non cambia niente – risponde Francesco Barretta – Anzi meglio, perché così la squadra ha più mercato e per noi sarà più facile vendere. E non cambierebbe niente nemmeno se domani arrivasse un grosso sponsor. Ci farebbe piacere per chi subentrerà. Ma noi abbiamo chiuso. In questi anni ci siamo caricati tutto il peso della squadra sulle nostre spalle. Che non è solo economico (e possiamo garantire che è enorme: la Seconda divisione costa quanto la A1 di pallacanestro o di pallavolo). La squadra l’abbiamo seguita 365 giorni l’anno. Ma noi abbiamo la nostra azienda, abbiamo le nostre famiglie. Ecco perché è arrivato il momento di dire basta. Abbiamo fatto tutto questo per la nostra città e per la passione per il calcio. Ma è giunto il momento di fermarci. Con grande dolore ma dobbiamo fermarci”.

- Dolore e amarezza.

“Sì, anche amarezza perché la città non è stata vicina a questa squadra così come avrebbe meritato. Questa non è la squadra dei Barretta, è la squadra della città. Purtroppo questo non si è capito o non lo si è voluto capire. Gli stessi tifosi… Quando va bene nelle partite al Fanuzzi incassiamo 8mila euro. In media se ne vanno 4mila per steward e spese varie. Non so se il concetto è chiaro”.

- Quindi calcio addio…

“Non è dipeso da noi. Noi siamo al capolinea. E, ripeto, non stiamo facendo questo annuncio per spingere le istituzioni a intervenire. Non siamo di quel genere. Non abbiamo mai posto condizioni per iscrivere la squadra, non abbiamo mai posto condizioni per lo stadio, per lo sponsor e altro ancora. Siamo andati avanti da soli in silenzio e in silenzio vogliamo uscire, consapevoli di avere fatto un grande regalo a questa città”.

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