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Giovedì, 20 Gennaio 2022
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I Barretta lunedì dal sindaco. Addio o ripensamento

BRINDISI – Sono stati invitati dal sindaco Domenico Mennitti per discutere delle vicende del Football Brindisi. Ma i fratelli Francesco e Giuseppe Barretta non cambiano idea. "Chiederemo al primo cittadino di trovare una cordata per la squadra".

BRINDISI - Sono stati invitati dal sindaco Domenico Mennitti per discutere delle vicende del Football Brindisi. Ma i fratelli Francesco e Giuseppe Barretta non cambiano idea. "Abbiamo deciso di chiudere con il calcio - dice Giuseppe Barretta, vice presidente del club biancazzurro - perché dopo sei anni dobbiamo pensare alla nostra attività principale. Che non è certamente il calcio. Non possiamo mettere in crisi il lavoro di anni e anni dei nostri genitori per la squadra di calcio. Anche se, lo ammetto, lasciamo con grande dispiacere perché questa squadra è una nostra creatura, l'amiamo come si può amare un figlio".

- Quindi nessun ripensamento?

"Assolutamente no. E' arrivato il momento del passaggio del testimone. Dopo sei anni in cui in prima persona ci siamo interessati a tutte le vicende che riguardavano la società, come abbiamo già anticipato due mesi fa in conferenza stampa, siamo anche stanchi".

- Solo stanchezza?

"No, c'è anche un componente economica. Abbiamo speso tantissimi soldi. Lo avevamo già detto in conferenza stampa perché volevamo che qualcuno, per tempo, si facesse avanti. Ma sinora non si è fatto avanti nessuno. Noi, comunque, non abbiamo cambiato idea. Abbiamo portato la squadra tra i professionisti, siamo usciti imbattuti dai play off e ora passiamo la mano".

- Si parla di sponsor in arrivo, anche impegnati nel settore energetico?

"A parole si dicono tante cose, nei fatti non è cambiato nulla da due mesi fa quando abbiamo annunciato che lasciavamo il calcio. Non si è fatto avanti nessuno. Noi vogliamo cedere la società ma se non ci riusciamo valuteremo anche altre soluzioni. Di certo è che noi abbiamo chiuso con il calcio".

- Cosa chiedere al sindaco?

"Di mettere su una cordata che possa rilevare la squadra così come fece sei anni fa con noi. Magari sostenendoli con degli sponsor".

- Se questo non si verificherà?

"Noi lasciamo comunque. Non è una ipotesi. Noi andiamo via, anche a rischio di non iscrivere la squadra al campionato. In sei anni abbiamo speso tantissimo e non ce la facciamo più. Il nostro sforzo economico doveva essere alleviato annualmente dagli sponsor. Non sono mai arrivati. Abbiamo sempre fatto fronte noi. Nessuno ci ha obbligato a farlo, ma nessuno ci può obbligare a restare".

- Il sindaco in queste settimane ha prestato attenzione al calcio.

"Si, il sindaco ci ha detto pure che ci vuole nuovamente incontrare lunedì. Gli ribadiremo che siamo arrivati al capolinea. La crisi c'è anche nel settore nostro e nessuno ci può venire a chiedere di continuare a mettere mano al portafoglio".

- Che cosa è pesato di più in questi sei anni?

"La lontananza delle istituzioni. Sia il Comune, sia la Provincia. Alla Provincia sono cambiati gli attori ma per il calcio non c'è stato nessun interesse".

- In campagna elettorale il candidato presidente Ferrarese parlò di sponsorizzare come ente la squadra di calcio.

"E in effetti come si può notare la sponsorizzazione non è arrivata".

- Tracciamo un bilancio.

"Tutto bello. Sei anni vissuti intensamente, sia quando abbiamo vinto sia quando abbiamo perso. Una gara persa è una lezione di vita, impari ad essere modesto, a gestire meglio. Una esperienza importante che ci ha consentire di approdare in Seconda divisione".

- Siete partiti dall'Eccellenza, ora state in C2. L'avreste mai ritenuto possibile?

"Agli inizi sembrava tutto più facile. Poi ci siamo resi conto che non lo era affatto, che bisognava mettere assieme un organico di estrema fiducia. Nel calcio c'è tanta gente da prendere con le dovute cautele. Ti porta illude di poter vincere il campionato con pochi soldi, mentre ne spendi una barca e devi lottare per salvarti dalla retrocessione. Bisogna sempre stare molto attenti, ecco perché serve uno staff di estrema fiducia. Siamo riusciti a mettere insieme un team come lo volevamo noi, magari senza molta esperienza, ma di grande fiducia. Alla base di tanti fallimenti nel calcio ci sono spese spregiudicate, pazze, che si risolvono con annate deludenti".

- I tifosi non vogliono che lasciate. Perché?

"Perché perdono dei presidenti brindisini, che hanno tanto amore per la loro città e tanta passione per la città. Mi auguro che magari si riesca a trovare dei presidenti ancora più forti economicamente di noi che possano sopperire con la forza economica alla nostra passione e alla brindisinità".

- Quanto vi mancherà il Brindisi?

"Tanto. Questa è la parte più brutta. Domenica scorsa per me è stata una delle giornate più brutte della mia vita. Innanzi tutto perché siamo usciti, imbattuti, dai play off, e poi sapendo che era l'ultima partita a cui assistevo da presidente. Ancora oggi non mi è passato questo dolore".

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