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I "Migrantes" e la Juniores del Brindisi danno un calcio ai pregiudizi

Nel pomeriggio di sabato (13 dicembre) si è disputata la prima edizione del quadrangolare benefico di calcio "Torneo di Natale interculturale", organizzato dall'associazione Migrantes di Brindisi, presso il pre-campo. Hanno partecipato all'evento tre squadre di giovani immigrati residenti sul territorio e la rappresentativa Juniores del Città di Brindisi

BRINDISI– Nel pomeriggio di sabato (13 dicembre) si è disputata la prima edizione del quadrangolare benefico di calcio “Torneo di Natale interculturale”, organizzato dall’associazione Migrantes di Brindisi, presso il pre-campo. Hanno partecipato all’evento tre squadre di giovani immigrati residenti sul territorio e la rappresentativa Juniores del Città di Brindisi guidata dal tecnico Marco Piliego.

Elisa Pizzolante, volontaria dell’associazione Migrantes, racconta a BrindisiReport come nasce il progetto e come si è arrivati all’evento sportivo: “L’associazione Migrantes da lungo tempo, sei anni circa, partendo dall’ufficio diocesano Migrantes della parrocchia di San Vito Martire, è impegnata in attività che favoriscono l’inserimento di giovani immigrati sul territorio”. 

“Nasce fondamentalmente, e continua – prosegue Elisa Pizzolante - con la scuola di alfabetizzazione di italiano che vede tutti i giorni dal lunedì al sabato tutti i nostri volontari nell’insegnamento della lingua italiana”. “L’attività sportiva  - dichiara ancora la Pizzolante - è sempre stata all’attenzione dell’associazione, da un anno circa, poi, abbiamo messo insieme un po’ di energie per dare vita e forma a questa squadra in modo più ufficiale con l’aiuto di molti amici, e abbiamo istituzionalizzato la squadra grazie all’aiuto di due volontari, Claudio Longo e Mimmo Mangiacasale, che son riusciti a mettere insieme questa bella realtà”. La Pizzolante rimarca inoltre come questo evento rappresenti la “possibilità di far incontrare l’associazione e i nostri ragazzi con la città”. 

Al torneo hanno partecipato: Migrantes, i ragazzi del Cara di Restinco e Oasi di Mesagne, da tempo impegnata per il sociale. Quarta squadra la Elisa Pizzolane, la prima da sinistra, e mister Claudio Longo insieme a due ragazzi della Migrantes durante la premiazione-3rappresentativa Juniores del Città di Brindisi, “scelta non a caso per dimostrare  - dichiara ancora Elisa Pizzolante - come lo sport possa fare da collante e strumento efficace che permette integrazione e superamento delle barriere a Brindisi”.  

Elisa descrive una realtà davvero impegnata e impegnativa, soprattutto nel grande sforzo di avvicinare l’associazione ad una realtà, non solo locale, che da sempre è ostica verso il tema dell'immigrazione. L’associazione lavora con impegno per una seria promozione dell’attività, con l'obiettivo di sensibilizzare una dimensione che da sempre è poco sensibile al problema, anche a livello istituzionale. (Nella foto a destra: Elisa Pizzolante, la prima da sinistra, e mister Claudio Longo insieme a due ragazzi della Migrantes durante la premiazione). 

I ragazzi, con una età media di 24 anni, sono volenterosi e vogliosi di integrarsi, con storie difficili e particolari alle spalle. “Sono felicissimi di tirare un calcio ad un pallone. Il disagio – spiega ancora la Pizzolante -  comunque in città è vissuto sia in ambito lavorativo ma anche sociale perché manca l’attenzione delle istituzioni, non vi sono spazi disponibili per pregare, giocare a calcio, insomma occasioni di integrazione”.

Alla kermesse era presente anche il presidente del Coni di Brindisi, Nicola Cainazzo. “Questo evento – afferma Cainazzo - è importante per noi perché rispecchia valori fondamentali lo sport, la solidarietà, l’amicizia la legalità. La solidarietà che presuppone la fratellanza fra tutti, messa in discussione quotidianamente. Credo che attraverso lo sport possiamo rinforzare e rinsaldare questi legami che ci devono contraddistinguere. La partecipazione, stare insieme attraverso lo sport, è un’occasione importante per far sentire benvenuti questi ragazzi, che sono lontani dal loro paese e che sono qui in una terra ospitale e che vuole bene a coloro che si comportano bene”. 

Lo sport insomma dà un contributo fondamentale, ed il calcio ancora di più, proprio per la sua natura competitiva. E’ più facile solidarizzare, quando si aiuta un compagno in difficoltà. “La dimensione di gruppo  - afferma ancora Cainazzo - fa sì che vinca la squadra non il singolo perciò motivo di coesione. Possiamo dire di chiudere bene l’anno con questo evento”.

Anche l’allenatore della rappresentativa Juniores, Marco Piliego, mostra entusiasmo e grande partecipazione all’evento. “Siamo pronti – afferma Piliego - a confrontarci con realtà che favoriscono l’integrazione e il confronto sociale, conosciamo bene la situazione di questi ragazzi svantaggiati, che fanno sacrifici, e sappiamo bene almeno nello sport quanto contano i sacrifici; dal punto di vista tecnico sappiamo inoltre che sono sicuramente molto bravi essendo capeggiati dall’allenatore e amico, Claudio Longo”. 

E proprio il mister della Migrantes, Claudio Longo, racconta come i ragazzi vivono questo progetto: “Sono ragazzi con grossi problemi, ai quali di solito nemmeno si fa caso. Il momento storico è particolare e questi ragazzi quando entrano in campo dimenticano davvero tutti i problemi, e noi attraverso lo sport cerchiamo di accompagnarli e colmare quel vuoto per dare loro una parvenza di famiglia, che purtroppo hanno lasciato molto lontano. Il calcio è questo. Molti dicono sia l’oppio dei popoli. Devo dire che per questi ragazzi è davvero così”.

Claudio Longo illustra quindi una realtà che si è ben lontani dall’immaginare, ragazzi che davvero riescono a fare dello sport un motivo per superare le barriere sociali e le difficoltà quotidiane. “Quando sono nel campo  - confessa mister Longo - non esiste altro, l’incertezza del futuro sembra lontana e noi cerchiamo in questo buio di accendere una fiammifero”. 

Quindi tanto impegno da parte di tutti i volontari, tra cui lo stesso mister, che racconta una settimana tipo: “Ci alleniamo settimanalmente, una settimana ai Salesiani, che ringraziamo perché ci hanno aperto le porte, poi cerchiamo di fare delle amichevoli. Dal punto di vista tecnico sono dei ragazzi che son da lasciare così come sono, non bisogna chiuderli nelle gabbie perché già ne hanno già tante, ed il calcio è bello proprio perché è questo: ti lascia libero di sfogare il proprio istinto avvicinando, accomunando e creando solidarietà con i compagni. E il contatto con i ragazzi di Brindisi è importante per l’integrazione”. 

Insomma, ieri una nuova voce si è fatta largo a Brindisi, quella di un’associazione che vuole far conoscere le storie di questi ragazzi che sono felicissimi di raccontarsi. BrindisiReport li ha ascoltati, ed è stato un bel momento di condivisione, anche grazie all’aiuto di una volontaria che ha fatto da interprete, Margherita Laguercia. 

Un momento della premiazione-2Voglioso di raccontarsi, Love, un ragazzo di 24 anni dice di essere contento di vivere qui a Brindisi, una città in cui la gente gli sembra amichevole e socievole; il suo sogno è di mostrare quello che sa fare meglio, imparare la lingua, integrarsi e magari riuscire a giocare a calcio. Frequenta il corso base di italiano, che consiste in una serie di lezioni su come formulare le domande, soprattutto per le emergenze. 

Poi ci sono altri corsi più approfonditi, a seconda dei progressi che fanno i ragazzi. La chiesa fornisce delle aule adibite, dove si svolgono lezioni di due classi e  3 livelli: il livello A è il più alto, B l'ntermedio e C quello per analfabeti, dove si insegnano le cose basilari.
 

Rashida, un ragazzo ghanese di 26 anni, a cui abbiamo chiesto quali sono le difficoltà che incontra ogni giorno, ci risponde che sono così tante che è difficile parlarne, ma è felice di stare a Brindisi, e di vivere questa esperienza. Il calcio gli dà la possibilità di conoscere persone e socializzare. Anche se spesso la voce del razzismo si fa sentire e non vede ricambiati i sui saluti, non perde le speranze. 

Alla domanda su quali siano le sue speranze e le sue aspettative per il suo futuro in questa città, Rashida risponde: “Spero, quando avrò imparato l’italiano, di potermi far capire e di trovare un lavoro e potermi integrare in questa città. Soprattutto, di poter praticare il mio hobby, ciò che mi rende più felice: giocare a calcio”.

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