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Il Brindisi rinuncia anche alla Promozione. Adesso il calcio va rifondato

Cala definitivamente il sipario sulla Ssd Città di Brindisi. La società non si è iscritta al campionato di Promozione. Nessuna richiesta è pervenuta in Federazione, entro il termine tassativo delle ore 13 di oggi (5 settembre). "Le motivazioni - si legge in un comunicato del sodalizio di via Benedetto Brin - saranno rese pubbliche nei prossimi giorno"

BRINDISI – Cala definitivamente il sipario sulla Ssd Città di Brindisi. La società non si è iscritta al campionato di Promozione. Nessuna richiesta è pervenuta in Federazione, entro il termine tassativo delle ore 13 di oggi (5 settembre). “Le motivazioni – si legge in un comunicato del sodalizio di via Benedetto Brin – saranno rese pubbliche nei prossimi giorno”. 

“Si rende noto, inoltre – si legge ancora nella nota del sodalizio biancazzurro - che tutte le somme raccolte per l'iscrizione al campionato nazionale di Serie D verranno restituite sia all'Associazione Per Brindisi che a tutti quei tifosi i quali, appassionati di calcio, sostenendo la causa ‘salviamo il Brindisi calcio”, hanno voluto contribuire alla realizzazione di questo sogno ormai svanito. Si confida in ogni caso che il calcio possa non morire in questa città e che il futuro possa riservare ancora soddisfazioni ai tanti appassionati biancazzurri”.  

Con un fardello di 300mila euro di debiti lasciato in eredità dalla gestione Flora, del resto, era impossibile sostenere un torneo di Promozione. La breve e ingloriosa storia della Ssd Calcio Città di Brindisi, nata nell’estate del 2011 sulle ceneri del Football Brindisi 1912 grazie all’impegno profuso dalle forze politiche di centrodestra e centrosinistra, si chiude dopo quattro anni. Ma non è detto, come si legge nel comunicato, che questa vicenda segni anche la chiusura “con un triste epilogo del calcio biancazzurro”. 

Adesso si può e si deve cercare di ripartire da zero attraverso la costituzione di un nuovo sodalizio, anche se sarà pressoché inevitabile almeno un anno di stop. L’associazione polisportiva PerBrindisi, con un seguito di oltre 500 soci, potrebbe recitare un ruolo da protagonista nella rifondazione del calcio biancazzurro. 

Bisogna ripartire su nuove basi. Bisogna farla finita con il sistema che ha imperato negli ultimi anni. Occorre una società di persone per bene, in grado di restare del tutto autonome e indipendenti rispetto alle indebite ingerenze di una parte della tifoseria organizzata. I tifosi facciano i tifosi. Supportino la squadra dagli spalti. La contestino (in maniera civile) quando ci sarà da farlo. Ma non dovranno più avere accesso agli spogliatoi, al campo da calcio e alla sede sociale. Non dovranno più avere il potere di condizionare il destino del calcio brindisino. Non dovranno più mettere becco nelle questioni riguardanti la gestione societaria. Non dovranno più permettersi di affrontare con calciatori e tesserati delle faccende che sono di esclusiva competenza dei dirigenti.

Va rotto il sistema omertoso che ha contribuito in maniera decisiva alla capitolazione del Città di Brindisi. Non ci si dovrà più voltare dall’altra parte, facendo finta di nulla, quando ci si imbatterà in situazioni poco cristalline. 

Certo, non sarà semplice rialzarsi dopo questa batosta. Non sarà semplice trovare nuovi investitori. Ma bisogna provarci. E se i regolamenti federali non consentiranno di affiliare alla federazione una nuova società entro la stagione agonistica 2015/2016, non bisogna dimenticare che a Brindisi c’è già una squadra che milita nei campionati federali: il Real Paradiso. In attesa di riportare in vita la maglia con la V, forse sarebbe il caso di tendere una mano a questa importante realtà del calcio locale, ai nastri di partenza del torneo di Prima Categoria, che fra l'altro con il suo settore giovanile riveste anche una preziosissima funzione sociale. 

I margini per ripartire, insomma, ci sono. Non è affatto detto che la fine del Città di Brindisi segni anche la fine del calcio brindisino. 

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