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Il ticket miete un'altra vittima: l'Assi rinuncia alla Serie C. "E' un'ecatombe"

Dopo oltre un trentennio di onorata attività, anche l'Assi Manzoni Brindisi, glorioso sodalizio pallavolistico che ha militato a lungo fra la B1 e la B2, è sul punto di alzare bandiera bianca

Foto d'archivio dell'Assi Manzoni

BRINDISI – Dopo oltre un trentennio di onorata attività, anche l’Assi Manzoni Brindisi, glorioso sodalizio pallavolistico che ha militato a lungo fra la B1 e la B2, è sul punto di alzare bandiera bianca. Spaventati dall’aumento del 250 per cento del ticket per l’utilizzo degli impianti sportivi comunali, i dirigenti della società sono sul punto di vendere il titolo sportivo del campionato di Serie C a Oria.

“Ci siamo fatti due conti – dichiara il presidente dell’Assi, Carlo Sciarra – e siamo giunti alla conclusione che non ce l’avremmo mai fatta a sostenere i costi della stagione sportiva 2016/2017, fra settore giovanile e prima squadra, nel caso in cui gli aumenti delle tariffe apportati dal commissario prefettizzio dovessero restare invariati”.

Le cifre sono eloquenti. La stagione 2015/2016 è costata all’Assi 2mila 755 euro fra allenamenti e partite delle rappresentative giovanili e Carlo Sciarra, architettodelle squadra di Serie C. Le proiezioni in vista della prossima stagione prevedono una spesa complessiva pari a 10mila 100 euro, in virtù del vertiginoso aumento del ticket. Basti pensare che per le partite e gli allenamenti del settore giovanile si passerà rispettivamente da 266 euro a 973 euro e da 792 euro a 2898 euro annui di spesa. I costi degli allenamenti della Serie C passarebbero da 1344 euro a 4900 euro, mentre quelli delle partite della stessa categoria schizzerebbero da 363 euro a 1328 euro (a destra, Carlo Sciarra). 

Ne consegue quindi che non potendo far fronte a simili costi, i dirigenti dell’Assi dovranno rinunciare all’attività della prima squadra, tenendo in vita solo le giovani leve delle squadre femminili, fino all’under 18. “Queste tariffe del ticket – spiega Sciarra – ci mettono in serie difficoltà. Si spera che cambi qualcosa. Se non si ritorna ai parametri dello scorso anno, saremo costretti ad abbandonare non solo la prima squadra, ma forse anche l’attività giovanile. Stiamo valutando infatti se vi sono i margini per spostarci nei comuni della provincia. Ci spiace farlo, ma forse ci toccherà migrare”.

Decine di atlete da anni militano fra le file dell’Assi, il cui vivaio negli ultimi tre decenni ha sfornato numerose giocatrici professioniste. La filosofia societeria è da sempre quella di mantenere costi di iscrizione bassi, per dare a tutti la possibilità di fare sport. “Sicuramente abbiamo dei costi per i genitori e per le famiglie – spiega Sciarra – molto bassi. Il nostro obiettibvo è quello di agevolare chi non può permettersi di accedere ad altre discipline artistiche e sportive più costose. Noi interpretiamo la palestra come un posto di socializzazione”.

Introdotto nell’estate del 2011, il ticket sugli impianti sportivi di proprietà del comune da 5 anni pende come una spada di Damocle sui sodalizi di differenti discipline dalla vocazione prettamente giovanile. Le modifiche apportate dal commissario prefettizio potrebbero assestare un colpo letale a gran parte di queste società. Basti pensare che l’amministrazione comunale ha dovuto prorogare fino al 31 agosto il termine per la presentazione delle richieste di utilizzo delle fasce orarie presso palestre e impianti comunali nella stagione sportiva 2016/2017, poiché entro il termine originario del 31 luglio, da quanto appreso, erano arrivate solo 15 istanze.

Temendo uno scenario di questo tipo, il presidente del Comitato olimpico provinciale, Nicola Cainazzo, lo scorso maggio diramò una nota in cui denunciava che se avesse prevalso la logica "ragioneristica" del ticket, lo sport sarebbe stato messo in ginocchio "malgrado la passione e il volontariato di tanti dirigenti e tecnici che contribuiscono, quotidianamente, a migliorare la qualità della vita di questo territorio”. Lo scorso 11 luglio, il presidente della Pallavolo 80, società che di recente si è fusa con la Progetto San Vito Volley e parteciperà al campionato di B2 con il nome di “Brindisi-San Vito Volley”, Massimiliano Oggiano, chiese alla sindaca Angela Carluccio un incontro con tutte le realtà locali, per affrontare appunto la questione ticket. Tale riciesta, però, finora è rimasta inascoltata.

Massimiliano Oggiano-3-2“Se dovessero restare così le cose – dichiara Oggiano (a sinistra) – saremmo obbligati a prendere decisioni drastiche. Noi sappiamo che l’amministrazione comunale ha ereditato questo problema dalla gestione commissariale, ma così come si stanno attenzionando altri settori, quello dello sport non può essere derubricato. Perché potrebbe verificarsi un effetto domino che se innescato creerà notevoli scompensi al mondo sportivo. E’ evidente infatti che i costi verranno indirettamente scaricati sulle famiglie, con le società costrette a raddoppiare i canoni mensili. Sarà come una tassa per le famiglie, insomma, per chi avrà il coraggio di continuare a fare attività sportiva. L'ecatombe è già in atto”. Detto questo, Oggiano chiarisce che il matrimonio con la Progetto volley San Vito esula dalla questione ticket. “Avremmo fatto l’accordo con San Vito – assicura Oggiano – indipendentemente dall’aumento delle tariffe”.

La pallavolo, ad ogni modo, è già una delle discipline più colpite dal salasso ticket. Oltre alla rinuncia dell’Assi, infatti, anche la Futurvolley, la scorsa stagione militante in Serie D, pare sia sul punto di abbandonare i campionati federali. E poi c'è il caso del Casale Volley, che l’anno scorso dovette rinunciare alla Serie D (sia maschile che femminile), tenendo in vita solo le attività giovanili, fino all’under 16. A Brindisi, in pratica, dopo i 16 anni si è troppo vecchi per fare sport. E tutto ciò avviene nel silenzio assordante delle federazioni, i cui dirigenti, almeno fino ad oggi, non hanno mai fatto nulla di concreto per cambiare la situazione. 

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