Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Sport Carovigno

La partita degli Allievi finisce in rissa. Botte in campo e urla sugli spalti

Brutta pagina di calcio allo stadio comunale di Carovigno, al termine della partita fra la formazione locale dell'Olimpia e il "Memory Squinzano", valevole per la 18esima giornata del campionato regionale Allievi. Subito dopo il fischio finale, è scoppiato un parapiglia fra giocatori e dirigenti delle due squadre. Nello spazio fra le due panchine, sono volati calci e spintoni

CAROVIGNO – Brutta pagina di calcio allo stadio comunale di Carovigno, al termine della partita fra la formazione locale dell’Olimpia e il “Memory Squinzano”, valevole per la 18esima giornata del campionato regionale Allievi. Subito dopo il fischio finale, è scoppiato un parapiglia fra giocatori e dirigenti delle due squadre.  Nello spazio fra le due panchine, sono volati calci e spintoni. L’arbitro, il leccese Cosimo Mariano, è stato scortato negli spogliatoi da un dirigente del Carovigno, perché le cose rischiavano di mettersi male per lui. 

Ma perché si è arrivati alla zuffa (una delle tante, purtroppo, alle quali si assiste nei tornei giovanili)? Entrambe le formazioni sono in lotta per la salvezza. Il Carovigno si porta in vantaggio durante il primo tempo. Nell’arco dei 90 minuti, tutto fila liscio. La situazione precipita improvvisamente durante il recupero. L’arbitro assegna quattro minuti di recupero. Ma la partita, a causa di ulteriori perdite di tempo, si trascina fino al 96esimo inoltrato. Nell’ultima azione della partita, i salentini pareggiano i conti con un tiro dalla distanza. A quel punto, è il caos.

Le varie fasi della rissa sono state riprese da un genitore di Squinzano che ha seguito il match dalla tribuna (Video). Come documentato dal video a corredo dell’articolo,  si forma un’ammucchiata a ridosso della recinzione metallica. Alcuni genitori, dagli spalti, contribuiscono ad esacerbare gli animi, con le loro invettive. Qualche dirigente tenta di riportare la calma. L’arbitro resta defilato. Durante il rientro degli spogliatoi, questi viene avvicinato da un tesserato del Carovigno. Il presidente – allenatore della compagine brindisina, Vincenzo Tagliente, si interpone fra i due per evitare spiacevoli conseguenze. 

Anche negli spogliatori pare che il clima sia incandescente. “Ci siamo chiusi negli spogliatoi – dichiara Stefano Spagnolo, dirigente dello Squinzano, nonché genitore di un calciatore salentino – e abbiamo atteso l’arrivo di una pattuglia dei carabinieri, preceduta dai vigili urbani, per lasciare lo stadio. Non ci siamo neanche fatti la doccia”. 

Spagnolo afferma che suo figlio ha ricevuto uno sputo da parte di un dirigente avversario, nella concitazione della rissa. Un suo compagno di squadra, invece, avrebbe riportato una lieve ferita al labbro. “Nella mia carriera da calciatore – spiega Spagnolo – ne ho viste tante, ma non ho mai assistito a episodi così sconcertanti, che suscitano sgomento. Così si danno esempi sbagliati a questi ragazzi. Che si vinca o che si perda, bisogna accettare il responso del campo. Siamo usciti male moralmente. Sono stati tre quarti d’ora davvero brutti”. 

Al presidente del Carovigno, Vincenzo Tagliente, non risulta che uno dei suoi dirigenti abbia indirizzato uno sputo verso un avversario. “Durante la partita non è successo nulla. A fine gara – ammette Tagliente – ci siamo arrabbiati con l’arbitro, perché ci ha fatto giocare per altri 2 minuti, oltre i 4 minuti di recupero assegnati. Poi un giocatore squalificato dello Squinzano ha scavalcato la recinzione ed è entrato in campo. A quel punto, in effetti, c’è stato un parapiglia. Io ho allontanato un dirigente che si stava avvicinando al direttore di gara e l’ho accompagnato negli spogliatoi attraverso un accesso secondario”. 

A detta di Tagliente, poi, negli spogliatoi non è accaduto nulla di eclatante. “Ho sfogato la rabbia – ammette il Tagliente – sbattendo i pugni sulla porta dei nostri spogliatoi. Ma non abbiamo mai voluto fare del male né gli avversari né all’arbitro”. 

Al di là delle versioni dei fatti fornite dalle due società, ad ogni modo, restano quelle immagini riprese dalla tribuna. Non è la prima volta che adolescenti di 15-16 anni si scontrano fisicamente su un terreno di gioco. Scene analoghe sono praticamente all’ordine del giorno nei campionati giovanili, a ogni latitudine. Ma la colpa non è dei ragazzi. Le responsabilità sono di quei genitori, di quegli allenatori e di quei dirigenti che non sanno neanche dove alberghi la cultura sportiva. Perché il risultato viene prima di ogni cosa, anche quando a scendere in campo sono degli adolescenti. Tornando ai fatti di Carovigno, c’è da aspettarsi, a questo punto, che la scure del giudice sportivo si abbatta su entrambi i club. Le sue decisioni verranno rese note giovedì prossimo.  

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