L'Enel preoccupa, serve un altro Ndoja

BRINDISI - Il calendario invita ancora a sognare ma la squadra ti sveglia sul più bello confermando i limiti di sempre. Se l’Enel Brindisi soffre in casa contro un Piacenza di semplice consistenza tecnica come può concretamene aspirare a conquistare il primo posto in classifica finale pur dovendo giocare ancora tre partite in casa e due sole in trasferta? Intanto le partite in casa contro Verona, Forlì e Bologna, formazioni che hanno ancora da chiedere al campionato il “pass” per i play off, o che cercano disperatamente di salvarsi, non garantiscono sei punti in più in classifica perché ogni partita sarà una battaglia terribile, giocata senza esclusione di colpi e dal pronostico aperto, a prescindere dal potenziale tecnico in incontri in cui spesso prevale la forza agonistica, il carattere e la condizione atletica, così come è stato ampiamente dimostrato dal Piacenza.

Ndoja in contropiede (ph V.Massagli)

BRINDISI - Il calendario invita ancora a sognare ma la squadra ti sveglia sul più bello confermando i  limiti di sempre. Se l’Enel Brindisi soffre in casa contro un Piacenza di semplice consistenza tecnica  come può concretamene aspirare a conquistare il primo posto in classifica finale pur dovendo giocare ancora tre partite in casa e due sole in trasferta? Intanto le partite in casa contro Verona, Forlì e Bologna, formazioni che hanno ancora da chiedere al campionato il “pass” per i play off, o che cercano disperatamente di salvarsi, non garantiscono sei punti in più in classifica perché ogni partita sarà una battaglia terribile, giocata senza esclusione di colpi e dal pronostico aperto, a prescindere dal potenziale tecnico in incontri in cui spesso prevale la forza agonistica, il carattere e la condizione atletica, così come è stato ampiamente dimostrato dal Piacenza.

L’Enel Brindisi che a pochi secondi dalla fine regala con Hunter una palla preziosa in modo banale, che  soffre e concede al Piacenza l’ultimo tiro dall’arco sul filo di sirena, che se realizzato avrebbe portato la squadra di Bucchi ai supplementari, è l’ emblema di una squadra mai completamente affidabile e che non offre sufficienti garanzie per disputare con successo questo incandescente finale di campionato. Così la squadra contro Piacenza ha giocato la peggiore partita casalinga  della stagione riuscendo comunque a mettere a segno una vittoria importante per la classifica  mostrando però le consuete carenze. Troppo scadente la percentuale di tiro dal campo, tanta approssimazione negli schemi di gioco, un numero incredibile di palle perse ed alcune preziose opportunità che la squadra non riesce a cogliere.

Anche contro Piacenza, infatti, l’Enel Brindisi non è riuscita a sfruttare adeguatamente il dominio incontrastato sotto i tabelloni in attacco e sopratutto in difesa, da dove in rare occasioni, ad un rimbalzo la squadra riesce a far scattare il contropiede secondo le più elementari regole del basket, che sono poi quelle che fanno gioco spettacolo e punti, pur disponendo di giocatori veloci e di pivot rapidi  e dinamici anche se di notevole stazza atletica. Il calo di tensione, conseguenza della sconfitta di Reggio Emilia, le incerte condizioni fisiche e di forma di Renfroe, l’incostanza di rendimento di Hunter, pregevole nel riportare la squadra in partita nel momento più delicato dell’incontro ma disastroso nel finale, il tiro al bersaglio mancato da Formenti e Maestrello che concorrono pesantemente ad un media nel tiro dal campo di poco superiore al 40 per cento con  61 tentativi consumati, completano il desolante quadro della prestazione casalinga più deludente della stagione.

E’ evidente che alla squadra manca l’apporto determinante del capitano Klaudio Ndoja che sta frenando in modo determinante la corsa  al primo posto della classifica. Dopo aver visto i risultati delle ultime partite ed il rendimento incostante delle altre formazioni concorrenti al primo posto in classifica viene spontaneo chiedersi quale sarebbe stato il risultato di Pistoia e Reggio Emilia se la squadra brindisina, pur con i suoi limiti, avesse potuto disporre  in campo anche di Ndoja. L’assenza del giocatore sta pesando senza alcun dubbio sul rendimento complessivo della squadra costretta a rinunciare ad un tassello - chiave dello schieramento base che coach Bucchi avrebbe voluto costruire ed utilizzare per tutto il campionato. Si ripresenta  il caso - Monroe,il cui infortunio prolungatosi per mesi lo scorso campionato, costò la rinuncia all’utilizzo del giocatore e che alla fine pregiudicò la permanenza in serie A, guadagnata dopo lunghissimi anni di attesa, di sacrifici da parte della società e dei tifosi.

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Ora la società ha dato mandato ai tecnici di porre rimedio con l’urgenza che il caso richiede. Si dice che il mercato sia difficile ma, come nella trascorsa esperienza negativa del caso - Monroe, non si capisce bene come mai le altre società riescano a trovare i giocatori giusti in tempi rapidi e gli addetti ai lavori brindisini trovino invece difficoltà insuperabili. Perdere altro tempo ancora potrebbe significare compromettere le residue speranze di promozione.

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