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L'equivoco Gibson danneggia la squadra

BRINDISI - La pesante sconfitta casalinga subita domenica scorsa dall’Enel Brindisi contro Umana Venezia ha spiegato senza mezzi termini che il test “Gibson - play” è fallito e che il periodo degli esperimenti è finito. Ne prendano coscienza coach Bucchi, la società, Jonathan Gibson ed il suo manager. Non si può mettere a rischio la permanenza dell’Enel Brindisi nel massimo campionato di serie A, che è un patrimonio della società, della tifoseria e dell’intera città, per consentire ad un giocatore, chiunque esso sia, di utilizzare la squadra per raggiungere il sogno Nba, un obiettivo personale.

BRINDISI - La pesante sconfitta casalinga subita domenica scorsa dall'Enel Brindisi contro Umana Venezia ha spiegato senza mezzi termini che il test "Gibson - play" è fallito e che il periodo degli esperimenti è finito. Ne prendano coscienza coach Bucchi, la società, Jonathan Gibson ed il suo manager. Non si può mettere a rischio la permanenza dell'Enel Brindisi nel massimo campionato di serie A, che è un patrimonio della società, della tifoseria e dell'intera città, per consentire ad un giocatore, chiunque esso sia, di utilizzare la squadra per raggiungere il sogno Nba, un obiettivo personale.

E allora società e coach pongano immediatamente rimedio prima che la evidente crisi di identità che assilla Gibson coinvolga in modo irreversibile tutta la squadra, come è successo contro Venezia, compromettendone il percorso in campionato, per evitare di ricadere negli stessi errori del passato (si ricordi che costò la retrocessione l'aver tollerato per lunghi mesi l'infortunio-farsa di Monroe). Dopo la fase di preparazione ed a cinque giornate dall'inizio del campionato "Gibson - play" continua a perdere palle, vaga per il campo alla ricerca dell'identità perduta e lui stesso non sa più quali sono il suo ruolo ed i suoi compiti specifici e da probabile realizzatore protagonista nella sua naturale funzione di "guardia" è diventato da play-maker il leader delle palle perse.

Ostinarsi ad impiegare Gibson nel ruolo di play, inoltre, si rischia di compromettere l'avvenire dello stesso giocatore perché a conclusione dell'esperimento non sarà più un play da Nba né una "guardia" da grande squadra. Se poi Gibson vuole continuare a studiare da play lo faccia pure, si iscriva ad un "college", si scelga un personal-coach, si riconoscano le sue ambizioni di giocare in Nba ma ?. "not in my back yard" ("ma non nel mio giardino"), non a Brindisi, cioè, e con la nostra squadra.

Ma Gibson non è il solo problema. Non si fa il bene della squadra se si cerca di far passare la pesante sconfitta contro Venezia con la statura tecnica della squadra di coach Mazzon, perché altrimenti non si spiegherebbe come mai l'Enel Brindisi ha sfiorato la vittoria contro Varese e Cantù, due autentiche corazzate del campionato. Questa volta coach Bucchi ha notevoli responsabilità nella gestione dei cambi e nell'impostazione tattica della squadra. Coach Andrea Manzon ha messo il limite di velocità e chiuso ogni possibilità di far scattare il contropiede del Brindisi operando difese zona-uomo che hanno messo in grosse difficoltà i giocatori brindisini, senza che coach Bucchi riuscisse a porre giusti rimedi.

In particolare resta incomprensibile la sosta di 11 minuti in panchina di Antywane Robinson, giusto Il giocatore che era apparso il più ispirato in zona tiro e che aveva riportato la squadra in partita con una sequenza di 8 punti consecutivi realizzati nella fase più critica dell'incontro, completando la sua presenza in campo con 16 punti mesi a segno (8/14),6 rimbalzi difensivi catturati ed un buon 17 di valutazione. C'è da capire se Scottie Reynolds si fa coinvolgere nella crisi d'identità di Gibson, come contro Venezia, e quali rimedi adottare, se Viggiano è veramente il giocatore visto in campo in questa prima fase di campionato, perché Formenti che, finora aveva goduto di buon minutaggio, è rimasto in panchina tutta la partita, e di importanza determinante sapere poi se e quanta fiducia coach Bucchi ripone in Cedric Simmons e Jerai Grant.

Il primo ha giocato solo 14 minuti realizzando però 8 punti(2/3 e 4/4 nei liberi), catturando due rimbalzi e rifilando 3 stoppate agli avversari, ottenendo un meritevole 14 di valutazione, mentre Grant è rimasto in campo per 13 anonimi minuti. In questo modo è evidente che coach Bucchi non potrà pretendere dalla squadra la continuità di rendimento e la stessa intensità di gioco per l'intera partita se poi gli americani, che già si conoscono poco, giocano insieme solo scampoli di gara. I giochi di squadra, l'affiatamento fra i singoli ed i reparti e sicuramente anche la tenuta fisica e mentale fino al maledetto "quarto/quarto" si acquisiscono solo in partite ufficiali di campionato. La classifica non può più attendere e coach Bucchi e la società sono chiamati a prendere decisioni immediate per non compromettere fin da ora il campionato.

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