L'oro del taekwondo a Mesagne, Italia

MESAGNE – Un urlo infinito si riversa nell’aria dalle finestre aperte per il caldo estivo. Un urlo liberatorio dopo lunghi minuti di passione vera scuote Mesagne, la città natale di Carlo Molfetta, il carabiniere che porta all’Italia l’ottavo oro di queste Olimpiadi di Londra 2012, ed il primo nella storia del taekwondo nazionale. Ma è stata dura, durissima. Oggi Molfetta ha scalato una montagna vera, fatta di due avversari, nei quarti e nelle semifinali, fatta di uomini di oltre due metri di altezza, il cinese Liu Xiaobo prima, poi nel pomeriggio un altro gigante, Modibo Keita, atleta del Mali di 203 centimetri per 105 chili. E in cima ha trovato Anthony Obame, africano del Gabon, che ha sconfitto solo per verdetto dei giudici, che hanno dichiarato la superiorità tecnica del capitano della nazionale italiana.

Molfetta imita Bolt

MESAGNE – Un urlo infinito si riversa nell’aria dalle finestre aperte per il caldo estivo. Un urlo liberatorio dopo lunghi minuti di passione vera scuote Mesagne, la città natale di Carlo Molfetta, il carabiniere che porta all’Italia l’ottavo oro di queste Olimpiadi di Londra 2012, ed il primo nella storia del taekwondo nazionale. Ma è stata dura, durissima. Oggi Molfetta ha scalato una montagna vera, fatta di due avversari, nei quarti e nelle semifinali, fatta di uomini di oltre due metri di altezza, il cinese Liu Xiaobo prima, poi nel pomeriggio un altro gigante, Modibo Keita, atleta del Mali di 203 centimetri per 105 chili. E in cima ha trovato Anthony Obame, africano del Gabon, che ha sconfitto solo per verdetto dei giudici, che hanno dichiarato la superiorità tecnica del capitano della nazionale italiana.

E’ stata una tensione da roulette russa, quella di cui hanno fatto abbondante scorta gli amici di Carlo Molfetta. Alla fine del primo round il carabiniere di Mesagne era sotto di 5 punti (6 a 1 per Obame), nel secondo ha rosicchiato punti portandosi sul 6-4 sempre per l’africano. Poi al terzo la doccia gelata del 9 a quattro, poi l’incredibile rimonta che ha chiuso il match regolamentare sul 9 a 9. Un fiume di adrenalina al golden point: oro a chi fosse riuscito a mettere a segno il primo colpo. Ma né Carlo Molfetta nè Anthony Obame sono riusciti a mettere a segno l’attacco risolutore. E nel taekwondo non ci sono i rigori né la monetina, c’è il verdetto dei giudici che valutano, come ultima opzione, la superiorità dimostrata da un contendente sull’altro.

E quando l’arbitro ha indicato con un gesto secco Molfetta, dopo aver letto i biglietti consegnatigli dai giudici di gara, è crollato il mondo. La medaglia d’oro del taekwondo uomini categoria oltre gli 80 chilogrammi, dove uno come il carabiniere mesagnese alto solo 1,84 può avere la ventura di incontrare atleti alti come giocatori di basket o di volley, va in Italia, destinazione finale una città nel cuore della provincia di Brindisi che tra qualche mese non esisterà nemmeno più.

Dura, durissima la scalata di Carlo Molfetta all’oro. Con Xiaobo vinceva per 4 a 2, poi si è trovato sotto per 5 a 4 e solo in extremis è riuscito a passare attraverso le leve lunghissime del cinese e ad impattare 5 a 5. E allo spareggio, non ha perdonato: 6 a 5. Con il maliano Keita, uomo dalle gambe lunghe come sbarre di un passaggio a livello, ha detto il commentatore di Sky, non c’è stato golden point, ma un continuo rovesciamento di fronte risolto solo alla fine quando un colpo dell’africano è stato dichiarato nullo e sono stati assegnati invece due punti alla risposta di Molfetta: 6 a 4.

Il resto è storia. Storia ed euforia alle stelle in casa Molfetta, dove il padre Eupremio, la sorella Chiara, la madre Maria Antonietta Pasimeni alzano le braccia al cielo in una folla di parenti. Storia ed inno nazionale, che Carlo Molfetta, da perfetto militare dell'Arma, conosce a memoria e canta senza sbagliare nè una nota nè una parola sul gradino più alto del podio, a Londra. Missione compiuta (guarda il video della festa a casa Molfetta nella pagina Facebook di BrindisiReport.it)

(Foto di Maristella De Michele)

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