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Marino e Ferrarese: basta crisi senza spiegazioni sul futuro immediato

Il popolo della pallacanestro, galvanizzato dalle prime due partite dell’Enel, non può subire la doccia fredda della divisione traumatica della storia della New Basket Brindisi tra l’era Ferrarese e l’era Marino senza capire fino in fondo il perché, ma soprattutto senza capire cosa accadrà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi

BRINDISI – Il popolo della pallacanestro, galvanizzato dalle prime due partite dell’Enel, non può subire la doccia fredda della divisione traumatica della storia della New Basket Brindisi tra l’era Ferrarese e l’era Marino senza capire fino in fondo il perché, ma soprattutto senza capire cosa accadrà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. La difficoltà della convivenza tra due personalità tutt’altro che schive è plausibile e persino accettabile. Ma la spiegazione della crisi non può essere racchiusa solo nel conflitto di ambizioni tra i due, cosa della quale peraltro ci si potrebbe anche disinteressare per concentrare invece l’attenzione su un tema più “marxista”, quello della gestione e della situazione societaria.

In fondo, l’interesse del mondo del basket italiano per il caso non è affatto dovuta ai presunti litigi e dissapori tra Massimo Ferrarese, l’uomo del nuovo cammino dalla B (col titolo acquistato in quel di Ceglie Messapica) alla A, e Nando Marino che è riuscito ad arrivare alla presidenza della federazione. Piuttosto la domanda è cosa accadrà in questa società che è riuscita a scalare subito la parte alta della classifica al suo ritorno nella massima serie, di questa squadra che da mina vagante è diventata un avversario “stabilmente” ostico per qualsiasi formazione, e che nella sua tana in una palasport inadeguato fa sempre paura.

E’ lo stesso interrogativo che si pongono migliaia di brindisini legati alla squadra e a questo sport, ma è anche quello che si pongono gli investitori in stand-by e quelli potenziali del cosiddetto azionariato popolare. Ferrarese, se non andiamo errati, deteneva ancora il 12 o il 12,50 delle quote e qualcuno dovrà pure accollarsele se il patron della scalata alla A confermerà la sua scelta di abbandonare la New Basket Brindisi. Nando Marino ha già compiuto uno sforzo notevole - che ha meravigliato molti – rilevando alla fine della scorsa stagione le quote di due soci, gli imprenditori edili Perrino e Bagnato, che avevano deciso di lasciare.

Nando Marino-2-2Ma il problema non è solo quello. A novembre, si dovrà riunire l’assemblea dei soci rimasti in campo (Nando Marino, Giuseppe Marinò, Nicola Carparelli, Giuseppe Vetrugno e Caved) per approvare il bilancio societario del 2013, un adempimento più volte rinviato. Bisognerà ripianare le perdite, condizione fondamentale perché possano entrare in cassa capitali freschi, quelli che saranno resi disponibili dall’azionariato popolare riunito nell’associazione “Brindisi vola a canestro”, di cui è presidente il civilista Roberto Mazzara, il quale entrerebbe poi nel consiglio di amministrazione della New Basket Brindisi.

L’approvazione del bilancio è anche fondamentale per sbloccare il budget dello sponsor Enel, con cui pare vi sia un accordo preliminare sulla struttura dell’intervento finanziario del colosso energetico, fondato su una base incrementabile alla luce dei risultati raggiunti, si dice. Quindi bisognerà sfoderare e mettere a frutto le giuste ambizioni.

Non è questo il momento di essere ermetici, lasciando il campo alle mezze verità, agli scambi a distanza affidati ai giornali. Ferrarese e Marino spieghino cosa è accaduto, ma soprattutto cosa accadrà. Sin qui, per il rispetto portato alla squadra ma anche ai sacrifici affrontati in precedenza, nessuno degli ex soci ha reso note le ragioni della propria uscita dalla società. Nessuno ha disturbato il manovratore. Ora tocca a lui fare chiarezza, naturalmente per andare avanti. E Massimo Ferrarese dovrebbe invece far sapere perché ha deciso di andarsene: i commiati privi di spiegazioni non fanno bene né a chi va via né a chi resta (Nella foto, Nando Marino).

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