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Foto dall'archivio di Alessandro Caiulo

Foto dall'archivio di Alessandro Caiulo

Si ammaina la bandiera di Brugnerotto, il gigante che incantò gli americani

E’ morto all’età di 82 anni uno dei condottieri della Brindisi Sport, secondo per presenze con la maglia biancazzurro dopo Taurino

BRINDISI - Si ammaina una delle più prestigiose bandiere del calcio brindisino. Mario Brugnerotto è morto ieri sera all’età di 82 anni. Era nato nel il 6 novembre del 1938 a Martellago, un paesino dell’area metropolitana di Venezia, ed era arrivato a Brindisi nell’estate del 1959 per indossare una maglia, quella del Brindisi, che la cucì addosso senza mai toglierla. Erano i tempi della squadra di Renato Michelini quando il Brindisi si affacciava in serie D, con nuove speranze di raggiungere migliori traguardi in campo nazionale. 

Quel gigante “veneto” fu un condottiero straordinario, protagonista silenzioso, che da subito divenne idolo della tifoseria brindisina e la città lo adottò proprio come un figlio per il suo carattere socievole, leale e combattivo e perché rappresentava in quel periodo storico la sete di rinascita di Brindisi. In campo rivestì la maglia numero 5, quella di stopper o centromediano, come si indicava allora il ruolo di centrale, e divenne un baluardo per la difesa del Brindisi in tutti quegli anni in cui ha giocato da grande atleta, insuperabile nel gioco aereo, imbattibile ed implacabile nel marcamento, in anticipo su ogni attaccante, sempre leale e padrone del campo, legato alla squadra che divenne la “sua” squadra per molti anni. 

"Where is Brugnerotto?"

Anche per questo Mario Brugnerotto attirò l’attenzione di un considerevole gruppo di americani che lavoravano alla base Nato di San Vito dei Normanni, che frequentarono lo stadio di Brindisi proprio per veder giocare quel gigante prestante, generoso ed irriducibile trascinatore, probabilmente vicino al loro modo di vedere ed interpretare lo sport. Fu grande la loro sorpresa di non vedere in campo Mario Brugnerotto quando il giocatore fu ceduto al Barletta. Impiegarono qualche minuto prima di chiedere a chi gli stava accanto “were is Brugnerotto?” (Dov’è Brugnerotto?), ed alla risposta che il giocatore era stato ceduto al Barletta, abbandonarono lo stadio senza fare mai più ritorno.

Lo chiamavano il "tedesco"

Brugnerotto era rispettato e benvoluto da tutti i suoi compagni di squadra (lo chiamavano “il tedesco” per il suo aspetto atletico ed i capelli biondi) e si racconta che chi non dava il massimo rendimento in campo avrebbe fatto poi i conti con lui nello spogliatoio. Ad accezione della parentesi di Barletta, Mario Brugnerotto giocò con il Brindisi fino al campionato 1971-72, quello della promozione in serie B, con la squadra allenata da Luis Vinicio. Era l’anno della prestigiosa scalata della squadra di Franco Fanuzzi e Luis Vinicio nel calcio nazionale e fu proprio l’allenatore brasiliano a rammaricarsi di non poter disporre di un Brugnerotto di qualche anno più giovane: “lo avrei portato sicuramente con me al Napoli”. (In basso, il 9 ottobre 2011, Brugerotto consegna la targa a Taurino, nel giorno in cui viene superato nella classifica delle presenza in biancazzurro)

9 ottobre 2011 - Brugerotto consegna la targa a Taurino, nel giorno in cui viene superato nella classifica delle presenza in biancazzurro-2

Per l’allenatore brasiliano quel giocatore che non aveva mai conosciuto prima ma solo a fine carriera, avrebbe meritato la serie A, ed era stato sprecato nei campionati minori. Mario Brugnerotto ha disputato in totale 277 partite con la maglia del Brindisi ed ha realizzato anche 9 reti nel corso della sua carriera. E’ stato il giocatore brindisino con il maggior numero di presenze fino all’arrivo di Roberto Taurino che il 2 ottobre del 2011 eguagliò e poi superò il suo primato. Una volta smesso di giocare, è rimasto per sempre a Brindisi, dove insieme alla moglie Alba Valente, ex dipendente del “Bar Sica”, storico ritrovo di atleti di calcio e di basket, aprì un’attività commerciale. 
I funerali si svolgeranno alle ore 16 di oggi (lunedì 25 gennaio) presso la basilica dei Salesiani di Brindisi

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