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I tifosi dell'Enel Basket snobbano l'EuroCup? Le opinioni si dividono

Era davvero sotto le attese il pubblico che ha assistito alla partita di EuroCup tra Enel Brindisi e Le Mans, oppure i vistosi vuoti sulle gradinate del PalaElio rientrano nella normalità al cospetto delle presenze in altre realtà? I "baskettari" brindisini ne parlano, e non tutti la pensano allo stesso modo

BRINDISI - Era davvero sotto le attese il pubblico che ha assistito alla partita di EuroCup tra Enel Brindisi e Le Mans, oppure i vistosi vuoti sulle gradinate del PalaElio rientrano nella normalità al cospetto delle presenze in altre realtà? I "baskettari" brindisini ne parlano, e non tutti la pensano allo stesso modo. Pubblichiamo due differenti posizioni inviateci da lettori di BrindisiReport.it

“Altrove sono anche meno di noi”

Illustrissimo presidente Nando Marino, sono uno dei tanti tifosi presenti al Palapentassuglia per assistere alla bella partita di coppa tra l'Enel Basket Brindisi e la squadra francese del Le Mans. Abbiamo perso, e questo ci può stare, la cosa che non mi è piaciuta è stata la sua intervista rilasciata ai microfoni di CiccioRiccio, sentire le sue lamentele riferite alla scarsa presenza di pubblico, con relativa e velata minaccia di portare le partite di coppa a Bari mi sono sembrate eccessive.

Lunedì scorso ho avuto l'occasione di vedere su Sky la partita tra Avellino e Milano: la invito, caro presidente, a leggere i numeri del pubblico presente, dalle immagini trasmesse, ad assistere a quella bella partita non erano più di 1500 persone, per non parlare poi della prima partita di coppa giocata da noi a Reggio Emilia, lei era presente, quanti erano i tifosi?

Di sicuro molti di meno di quelli che ieri sera c’erano sugli spalti a incitare la nostra squadra. Presidente, stia sereno e tranquillo, il basket a Brindisi, grazie a persone come lei è vivo, ma grazie anche a tutte quelle persone, che non sono poche per una città come la nostra con tutte le sue sofferenze, ogni anno sottoscrivono gli abbonamenti per assistere alle partite della nostra Enel Basket e farla continuare a vincere. (Maurizio)

“Bisogna riaccendere la passione di un tempo”

Quando la candela è accesa da entrambi i lati si consuma più velocemente. E' questa la similitudine che meglio, a mio avviso, raffigura lo sfiorire di un amore tra Brindisi ed il basket che pareva tanto bello e tanto colmo di passione da non dover finire mai.

Tanto forte ha arso la passione di Brindisi per la sua squadra in questi anni, tanto gradualmente ma inesorabilmente si è spenta. Scorrono nella mente i momenti più belli, quelli legati al tifo ribollente degli anni di Bonaccorsi, nei quali bisognava andare al palazzetto ben 3 ore prima e si ammazzava l'attesa leggendo i numerosi giornalini ed intonando i cori per riscaldare le ugole.

Le coreografie che si susseguivano di partita in partita, accompagnate da tanto folklore; il ritorno a casa sudati e con le orecchie che fischiavano, ma contenti ed orgogliosi; viene in mente la partita casalinga contro Trapani, l'attesa spasmodica ed il tripudio di colori che accompagnò l'ingresso in campo dei giocatori; i 1.000 di Rimini in Legadue per vedere una partita che poteva far cullare il sogno di disputare i playoff.

E ancora l'anno in cui centinaia di tifosi si riversarono fuori dai cancelli del palazzetto sin dalle primi luci dell'alba per accaparrarsi un abbonamento; i 2.000 di Scafati; i 2.500 dell'esordio in serie A a Roma; ma davvero tantissimi sono i piacevoli ricordi che affollano la mente, ed elencarli tutti sarebbe impossibile.

Dalla stagione successiva alla retrocessione però di campanelli d'allarme ne sono suonati parecchi (la prima partita di playoff scudetto casalinga in cui rimasero invenduti 500 biglietti, il calo costante di abbonati, le partite di Eurochallenge con un pubblico sotto le aspettative ed il quarto di finale contro Nanterre disputato in un palazzetto lontano dall'essere pieno, il crollo dei decibel al PalaPentassuglia, da sempre considerato una "fossa dei leoni"), ma i numerosissimi attestati d'amore che la piazza aveva estrinsecato nel corso degli anni ci hanno portato a pensare che il tutto fosse frutto di contingenze del momento e dovuto a piccole crisi passeggere.

Invece col passare del tempo l'abitudine e la disaffezione si sono palesati in tutta la loro cruda ed amara realtà, in maniera inversamente proporzionale all'escalation di risultati che squadra e società sono riusciti ad ottenere clamorosamente. Ciò ha avuto il suo culmine nello storico esordio casalingo in Eurocup, al quale hanno assistito davvero pochi intimi.

Un senso di mortificazione e di incredulità hanno preso il sopravvento; vedere quella distesa di seggiolini colorati ha sancito la decadenza di un idillio tra i più belli narrati nel basket. Celebrare il de profundis potrebbe apparire a qualcuno azzardato, ma cercare alibi sarebbe davvero inopportuno e nocivo, in quanto la crisi economica, che pur morde in maniera spietata, non priva comunque molti ragazzi di spese ritenute superflue almeno quanto un biglietto per andare a vedere la squadra della propria città.

La prevendita è stata un disastro, quindi anche il discorso del meteo decade, ed il fatto che ci fosse la concomitante partita della Juve in televisione non fa altro che avvalorare la tesi della disaffezione verso la propria città. La fascia di giovani a Brindisi oggettivamente langue, ma il ricambio generazionale all'interno del palazzetto non avviene soprattutto in quanto la nostra gioventù non è stata, ahimè, educata come quella precedente, perché nell'epoca della tecnologia sfrenata si è perso il gusto di vivere emozioni vere, dal vivo, e non virtuali o peggio ancora sintetiche.

Brindisi in particolare paga lo scotto di una cittadinanza sempre più apatica verso ogni settore della vita cittadina, sempre più disinteressata alle sorti della comunità e con sempre minor senso di appartenenza ed identitario, anche a causa di una sorta di rassegnazione che sta accomunando parte dei suoi cittadini col passare degli anni.

Quanto sta accadendo nello specifico nel basket negli ultimi anni, non può che essere lo specchio di questo malessere dei cittadini, parte dei quali sembra quasi abbiano una sorta di idiosincrasia verso la propria città. I problemi a Brindisi non sono mai mancati, tuttavia il basket e soprattutto la sua tifoseria hanno sempre rappresentato un vanto ed un veicolo per un'immagine positiva e festosa della città di Brindisi.

Adesso che si è persa anche tale peculiarità tutta nostrana, sinceramente la delusione è davvero tanta, in quanto non ci si potrà più rifugiare, nei momenti bui, in quel pensiero stupendo di essere il più bel pubblico d'Italia (e lo eravamo sul serio aldilà di cosa possano pensare i soliti brindisini con la sindrome "dell'erba del vicino").

L'unica attenuante non dipendente esclusivamente dai cittadini mi sembra quella che, un palazzetto così piccolo e sempre sold out, non ha dato la possibilità ai genitori di portare i propri figli a godere di uno spettacolo entusiasmante e poterli così far avvicinare e fidelizzare. Tale discorso in molti casi vale anche per le fasce più adulte che sono state costrette per anni ad abbandonare l'abitudine di andare al palazzetto.

La speranza è che questa crisi venga presa come un trapasso e si possa riuscire a far innamorare, ora che vi è la possibilità, nuove generazioni e magari riuscire a riportare al palazzetto i vecchi tifosi rimasti fuori per anni ed ormai disabituati e disaffezionati. Certo, un ruolo determinante in questo lo avrà la società, che dovrà essere brava ad adottare politiche ad hoc favorendo e fidelizzando le fasce suddette.

Strano è sembrato al riguardo che la società per questa partita infrasettimanale non abbia previsto formule allettanti ad esempio per attirare e coinvolgere i nuclei familiari, e mi sento di suggerire inoltre di estendere la lodevole iniziativa di far entrare i ragazzi del settore giovanile insieme all'accompagnatore alla modica cifra di 3 euro anche a tutti gli under 16 che volessero profittarne.

Se un cambio di marcia non dovesse verificarsi è certo che il basket a questi livelli a Brindisi diverrà solo un vano ricordo su cui concentrare le nostre recriminazioni, poiché una città così piccola può compiere il miracolo che sta compiendo solo con l'aiuto ed il supporto di tutta la comunità.

Di certo questo autogol dei brindisini allontanerà (ingiustamente in quanto una struttura al passo con i tempi è necessaria) la possibilità di veder sorgere il nuovo PalaPentassuglia. Brindisi per crescere ha bisogno di poco, ovvero dell'amore dei suoi cittadini, che poi sarebbe anche amore verso se stessi, ma questa pare davvero una incomprensibile utopia. (Andrea Pezzuto)

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