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Penalty non assegnato: i tifosi della Lazio chiedono i danni a Di Bello

L'arbitro brindisino dovrà presentarsi davanti al giudice di pace per un presunto errore durante Lazio-Torino

BRINDISI – Per un calcio di rigore non assegnato, si può finire davanti a un giudice.  Protagonista di una vicenda che ha del grottesco è l’arbitro brindisino Marco Di Bello. Il fischietto 36enne, reduce del derby di Milano arbitrato senza pecche mercoledì sera (4 aprile), il prossimo 26 giugno dovrà comparire davanti al giudice di pace a causa di un presunto errore arbitrale commesso durante l’incontro Lazio-Torino (1-3) dell’11 dicembre 2017.

A citare Di Bello è stato un gruppo di tifosi laziali che rivendicano la mancata concessione di un penalty alla propria squadra del cuore, per un presunto fallo sul centravanti Immobile. In tribunale, oltre al direttore di gara, si dovrà presentare anche il collega Piero Giacomelli della sezione di Trieste, che in quella partita rivestì il ruolo di Var (Video assistance referee). A detta dei ricorrenti, il danno subito dai tifosi laziali è pari a 600 euro. 

Il presidente dell’Aia (Associazione italiana arbitri), Marcello Nicchi, ha manifestato tutto il suo disappunto per questa iniziativa nel corso di una conferenza stampa in cui ha parlato del clima di intimidazione instauratosi attorno al mondo arbitrale, come testimoniato da una inchiesta aperta dalla Procura di Roma su una serie di minacce ai danni dello stesso Nicchi, del vicepresidente Narciso Pisacreta e del designatore Nicola Rizzoli, destinatari di una busta contenente dei proiettili.

In questo contesto, Nicchi ha preso le difese di Di Bello. "L'arbitro Di Bello, che ieri ha arbitrato molto bene Inter-Milan – afferma il presidente - è un ragazzo che fra qualche giorno dovrà comparire in tribunale davanti al giudice di pace per non aver dato un calcio di rigore e per questo errore o presunto tale è stato convocato in tribunale dall'associazione dei consumatori”. 

“Vi risulta che se un calciatore sbaglia un rigore – prosegue Nicchi - venga convocato la settimana dopo in tribunale? E' una cosa gravissima. Come facciamo a mandare gli arbitri ad arbitrare sapendo che possono subire la stessa sorte per un errore? Ci sono tesserati che parlano di malafede del mondo arbitrale, non ho sentito nessun intervento". In un paese in cui sono state presentate delle interrogazioni parlamentari per degli errori arbitrali, del resto, non c’è da stupirsi davvero di nulla. 

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