Welcome back home, mister Adrian Banks

L’ex capitano della Happy Casa Brindisi ritorna domenica prossima con la Fortitudo Bologna nel “suo” PalaPentassuglia

“Bentornato a casa, signor Banks”. L’ex capitano Happy Casa, ritorna domenica prossima con la Fortitudo Bologna nel “suo” PalaPentassuglia che ha lasciato a metà dello scorso campionato, fra mille rimpianti e tante polemiche. 

Il “trasloco” nella casa più bella

Avrebbe meritato una accoglienza ed uno scenario da “standing ovation” con un pubblico da Palaeventi per quello che ha dato alla squadra ed alla tifoseria e magari anche la disapprovazione e la critica di chi non ha mai voluto accettare la scelta dell’ex capitano brindisino. Le rigide regole del protocollo Covid e le direttive dell’ultimo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, che prevedono la disputa della partita a porte chiuse, però, limiteranno a pochi intimi autorizzati la presenza e l’abbraccio virtuale all’ex capitano. 

Dal “cuore” alla “testa”

Adrian Banks aveva più volte spontaneamente dichiarato di aver scelto Brindisi come “casa sua”, aveva fatto sognare la tifoseria che lo aveva eletto a proprio simbolo, quasi a rappresentare non solo la squadra di basket, ma una sorta di rivincita morale della città, che poteva vantare nel capitano un proprio concittadino, il giocatore più illustre e desiderato del campionato. Poi gli è stata offerta una “casa” più … bella e luminosa e lui non ha esitato a trasferirsi, cosicché le lacrime versate dopo le sconfitte più significative, il “cuore” pulsante che spesso ostentava a fine partita verso la curva dei tifosi e la città, il legame con “casa sua”, hanno lasciato il posto alla “testa” che indicava ben altri ideali ed una riflessione più razionale ed anche comprensibile. 

Adrian Banks-10-5

L'opzione Bologna e  la proposta “indecente”

Sul piatto d’argento c’era da valutare la proposta della Fortitudo Bologna, una piazza fra le più “nobili” del basket nazionale, con l’offerta di un contratto biennale più sostanzioso che un professionista di 34 anni, a fine carriera e con famiglia, non poteva rifiutare. Le prospettive di un campionato d’alta classifica, poi, hanno suggerito ad Adrian Banks il “trasloco” immediato. Fu grande la delusione della società New Basket che sperava anche di poterlo inserire a fine carriera nel proprio staff tecnico, e fu chiara l’accusa di “alto tradimento” rivoltagli, perché il presidente Nando Marino, fin dalla immediata sospensione del campionato, riteneva di aver offerto al leader della sua squadra un contratto notevolmente migliorato e conveniente, ben proporzionato ai suoi meriti. Banks, infatti, era stato il primo dei giocatori componenti il roster ad essere stato contattato per una riconferma, con rinnovo contrattuale biennale.

La fuga del “cittadino onorario”

C’era la diffusa convinzione che Banks avrebbe potuto e dovuto accettare la nuova proposta contrattuale, tenuto conto dell’attaccamento dimostrato alla squadra, alla tifoseria ed alla città, ma il sentimento e la passione non fanno parte del bagaglio professionale, in special modo dei giocatori americani, e così fra ed il disinganno della tifoseria e di chi voleva proporlo per la cittadinanza onoraria di Brindisi, furono in molti a comprendere e giustificare l’opzione-Bologna adottata da Adrian Banks, considerata come la più giusta scelta professionale e di vita, quale poteva ritenersi un lavoro più remunerativo e prestigioso.

Adrian Banks contro Pistoia 2-2

L’Mvp senza sorriso

Ora ritorna a Brindisi un campione che a Bologna sembra aver ha perso il sorriso e la sua leadership, che svolge un ruolo non più da protagonista assoluto ma solo marginale in una squadra ridotta in fondo alla classifica, con una sola vittoria conquistata, mentre, invece, ritrova a Brindisi una grande squadra, la “sua” Happy Casa che guarda la Fortitudo Bologna dall’alto in basso della classifica. Ritornerà a giocare nel suo habitat naturale che è il PalaPentassuglia in cui potrà riabbracciare il suo “vero” coach Frank Vitucci, che lo ha rivalutato e rigenerato, ma gli sarà negata quella che sarebbe stata la più calorosa e meritata “standing ovation” dei suoi ex “tifosi-concittadini”, e magari anche qualche fischio di disapprovazione da parte di chi non ha mai voluto accettare la dolorosa separazione di Banks.
 
 

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