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Stadi senza defibrillatori, ora basta

BRINDISI - Sui campi di calcio si muore di cuore. Sugli striscioni degli sportivi la parola “cuore” è quella più usata e più abusata. “Per vincere bisogna gettare il cuore oltre ogni ostacolo”, una frase che va al di là della cultura della vita, nel senso che ogni rischio è lecito, pur di conseguire la vittoria. Sarà pure triste un pomeriggio senza calcio, ma certo è più triste quando si contempla un corpo inerte, senza vita, di un giovane di soli 25 anni.

BRINDISI - Sui campi di calcio si muore di cuore. Sugli striscioni degli sportivi la parola ?cuore? è quella più usata e più abusata. ?Per vincere bisogna gettare il cuore oltre ogni ostacolo?, una frase che va al di là della cultura della vita, nel senso che ogni rischio è lecito, pur di conseguire la vittoria. Sarà pure triste un pomeriggio senza calcio, ma certo è più triste quando si contempla un corpo inerte, senza vita, di un giovane di soli 25 anni.

Il cuore di Piermario Morosini ha fatto resistenza sul campo di Pescara, tanta resistenza da non ripartire, eppure il giocatore, centrocampista del Livorno, di controlli medici ne aveva fatti! E? orribile e raccapricciante guardare quelle immagini televisive: un guerriero che si è alzato tre volte e ha guardato verso la palla? come dire: ?Voglio continuare la partita?. Ma la sua, nello stadio Adriatico di Pescara, alle ore 15.29 di sabato 14 aprile 2012, non era una partita di calcio, ma una partita per la vita che Piermario ha perso.

Oggi c?è tanta malinconia, ma nel calcio c?è anche tanta umanità. Piermario Morosini ha dovuto cedere di fronte all?imprevedibile, così, all?improvviso; eppure il ragazzo era stato capace di superare numerose temperie della vita, una serie di tragedie familiari che avevano attraversato la sua esistenza. Ci si chiede se si fa abbastanza per gli atleti che scendono su un erboso rettangolo di gioco, ma non solo per questi. E? forse bene creare delle strutture che controllino i giocatori prima di ogni partita e che un defibrillatore sia sempre presente a bordo campo.

Sarà così possibile salvare più di qualche vita, in uno sport dove spesso prevalgono le ragioni del campanile, ma dove una morte tutta da spiegare è capace di amalgamare sportivi, tifosi, ultras, cori, maglie, striscioni e bandiere di parte che s?inchinano, per piangere insieme al cospetto di un generoso giovane di 25 anni.

Spesso, il destino è beffardo e dispettoso e colpisce ancora e poi ancora, dove aveva già colpito, ma questa volta lo fa con la scure che recide, micidiale e irriguardosa? senza scampo, senza ritegno; ma non è vero che la morte cancella tutto. Lui, Piermario Morosini, eroe sfortunato dei nostri giorni, non sarà dimenticato.

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