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Lunedì, 6 Dicembre 2021

O sotto chiave o esposti al vandalismo: i beni comuni di Brindisi

BRINDISI – Eliminando i custodi dalle scuole e da altre strutture pubbliche, la città di Brindisi non ha risparmiato nulla. E’ ora di trarre i bilanci, in presenza di sistematiche irruzioni nelle scuole, di vandalismi nei parchi, di inaccessibilità di beni culturali. Non ha risparmiato nulla non solo perché i danni sono superiori al trattamento economico dei vecchi custodi, ma anche perché la città si è dotata di società di servizi in house che costano molto, ma molto di più della sorveglianza del patrimonio comunale, scolastico, culturale o ambientale che sia.

Allora perché non ripensare anche il tipo di incarichi da richiedere a Brindisi Multiservizi, ad esempio, andando oltre le manutenzioni già inserite nella convenzione? Un fatto è certo: ciò che è tenuto sotto chiave non è fruibile; ciò che è aperto subisce l’azione dei vandali, perché questa non è Merano ma una realtà sociale profondamente inquinata dal disagio e dalle sub-culture malavitose, che gli altri cittadini sono costretti a subire, con un aumento esponenziale della frustrazione e della rabbia di fronte al degrado del patrimonio e delle risorse che costituiscono bene comune.

Un piccolo esempio della situazione è il video che vi proponiamo. Si comincia dall’antica Fontana di Tancredi, sotto chiave. Da poco restaurata, e circondata in alto da un piccolo giardino attrezzato: è priva di vigilanza e uno sgorbio fatto con la bomboletta su questo monumento sarebbe insopportabile. Va iscritta nell’elenco dei beni pubblici non fruibili. Poi si passa al parco 19 Maggio 2012, meglio noto come Parco Cillarese (da non confondere con quello dell’invaso, che viene gestito dal Consorzio Asi): la dedica è all’attentato alla scuola Morvillo-Falcone.

Il paragone con lo storico abbeveratoio posto all’imbocco della via Traiana non è culturalmente proponibile, ma nel Parco Cillarese ciò che è sotto chiave sono i servizi igienici. Devastati tante volte, ora sono off-limits per tutti. Il parco invece è aperto, è una delle bellezze della città dove potrebbero fermarsi quei turisti che viaggiano in bici o in treno oltre che le famiglie brindisine. Ma ecco le recinzioni in legno abbattute, le cartacce nei cespugli, e persino le contraddizioni di gesti caritatevoli come quello di portare cibo ai gatti randagi, dimenticandosi poi di ripulire i luoghi dai piatti di plastica e da altri rifiuti.

E le biciclette del servizio di bike-sharing? Non se sa più nulla di quell’investimento, del suo successo o del suo insuccesso. Novità e progetti dall’effimera durata, perché a Brindisi ogni passo in avanti ne comporta due indietro. Eccole lì, inutilizzate, smontate, abbandonate, dimenticate. Figlie sfortunate di una logica dei servizi che non è calibrata sull’affermazione degli stessi, sul loro costante miglioramento, e sulla rimodulazione dell’offerta se il primo impatto non è positivo.

Del resto, questa è anche una città che ha scelto le auto e non le Ztl, e dove si consuma il paradosso dell’aumento dell’ora di sosta consentita in  corso Garibaldi mentre  sulla stessa strada si spendono soldi per riparare le basole sfondate da veicoli di ogni genere. Per eliminare i paradossi, togliere i lucchetti e neutralizzare le minacce costanti al bene comune bisogna cambiare innanzitutto la classe amministrativa. Quella che abbiamo già visto all’opera è scarsa e senza idee. E la prossima?

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