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“Incinta, mi dava pugni sul pancione”: la storia di Elena, vittima di violenza

Un lungo e doloroso racconto e un invito a chiedere aiuto, a denunciare, perché la rinascita inizia proprio da qui

 

BRINDISI - La storia di Elena (nome di fantasia per protegge l’identità della persona) è quella di tante altre donne vittime di violenze, è la reale testimonianza della lenta battaglia per la verità: per affermare che il male esiste e come nella maggior parte dei casi ha un nome che coincide esattamente con quello dell’uomo che avrebbe dovuta renderla felice. Il suo ex marito, l’amore della sua vita, il padre di due figli (entrambi minorenni all’epoca dei fatti) che, in questi 13 lunghi anni di abusi le hanno fatto, molte volte, da scudo affinchè non venisse picchiata. Quell’uomo con il vizio del gioco e dell’alcool, ha ridotto Elena in uno stato di isolamento: nessun contatto con i parenti, men che meno con gli amici, ha dovuto lasciare il lavoro fino ad annullarla completamente.

Violenze fisiche, sessuali e psicologiche alle quali ha avuto il coraggio di dire basta, con l’aiuto dei Carabinieri e del centro antiviolenza “Ricominciamo” gestito dall’ambito territoriale sociale numero 3. Una ferita, quella di Elena, presa in carico da Barbara Bisci, psicologa del centro che, lentamente, da due anni, cerca di ricucire. Un percorso difficile fatto di ricordi dolorosi. Il procedimento penale per violenza è, ancora, in corso (l’uomo è stato sottoposto a divieto di avvicinamento alla ex moglie e ai figli) e ad ogni udienza, ad ogni incontro del padre con bambini, come disposto dal tribunale, quella ferita si riapre. Ma, proprio, per quei figli Elena ha avuto il coraggio di uscire dal silenzio, a dimostrazione che una via d’uscita c’è e che si può riprendere in mano ogni spazio oscurato della propria vita.

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